Viterbo – “Franco Zeffirelli mi disse di aver visto Volo d’Angeli insieme ad Anna Magnani e poi la rivide nel 1983 in occasione del 750esimo anniversario della nascita di Santa Rosa”. I preziosi ricordi del facchino Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli detto Ciano, figlio adottivo del grande regista e scenografo, che alla prova di portata fece 14 giri con la cassetta da 160 kg sulle spalle.
Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli
“Bacchielli è il cognome di mia madre che è morta il 24 gennaio del 2000 – racconta Ciano – ho iniziato nel 1973 trasportando la macchina denominata “Volo d’Angeli”. Mi spinse a diventare facchino di Santa Rosa Marcello Moneti, perché lavoravo al mattatoio, e lui disse a Zucchi: “Questo è un ragazzo dalla forza indescrivibile. Quaranta di questi la macchina te la fanno volare”. Io la cassetta con la quale si fanno le prove la portavo su una palanca appoggiata sugli scalini del sagrato della chiesa della Pace, con le scarpe infradito, scendevo e facevo il giro di piazza Luigi Concetti e rientravo salendo le scale. Zucchi mi dette il numero 21 della “terza fila ciuffi” al posto di un facchino che aveva smesso. Qualche volta venivo spostato, per diverse esigenze, anche al numero 22 dove dividevo la trave con gli amici facchini, tra i quali erano Luigi Sciattella, Serafino Polo, Aurelio Bruni, Vincenzo Sanetti, Mario Marinetti, Oreto Meconi, Italo La Rosa, Veraldi, Moretti, Peppe “baffone”, Gemini, Laezza, Faperdue, Miralli e Fraccaro”.
Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli e i facchini di Santa Rosa
“Una volta Zucchi – continua a raccontare il facchino Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli – a San Sisto, prima della partenza, nel momento di chiamare le file dei ciuffi per entrare sotto la macchina e prendere posto, non disse “terza fila sotto” ma disse “Ciano sotto!” e per me fu un grandissimo onore. Per me portare la macchina di Santa Rosa è stato sempre come fare una passeggiata, ogni tanto qualche accollata forte come poco prima di entrare in piazza Fontana Grande, ma in generale una cosa molto semplice. Le file dei ciuffi che faticano di più sono quelle che vanno dalla seconda alla quinta. La forza vera la mettono soltanto queste file. Dopo il “Volo d’Angeli” ho portato anche la macchina “Spirale di fede””.
Franco Zeffirelli e Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli
“Nel 1979, primo anno di questa macchina – testimonia Ciano -, ci fu una scommessa durante le prove di portata, a chi faceva più giri con la cassetta che allora era di 160 kg, tra me, Tobia, Romano, Mordecchi, Mario Sanna, Valeri l’ideatore della macchina, e un altro facchino del quale non mi ricordo il nome. Chi faceva più giri avrebbe vinto alcune centinaia di mila lire pagate dai perdenti. Inizia Valeri e fa sei o sette giri, e via via tutti gli altri che facevano sempre qualche giro di più. Io avevo anticipato che avrei fatto un giro in più degli altri e vinsi con 14 giri fatti con la cassetta sulle spalle, perché mi hanno fermato. Avrei potuto portarne molti di più. Nel 1986 Nello Celestini venne da Franco Zeffirelli insieme al sindaco per proporre al maestro di disegnare la macchina di Santa Rosa. Lui accettò l’invito con molta sua soddisfazione. Lo invitarono a partecipare al bando di concorso e poi il suo progetto fu scartato.
Il bozzetto della macchina di Santa Rosa di Franco Zeffirelli
Vinse Armonia Celeste di Roberto Joppolo con appaltatore Socrate Sensi. Per questo motivo, perché secondo me il progetto di Zeffirelli era bellissimo ma non vinse, io da quell’anno non ho portato più la macchina di Santa Rosa. Tutta la terza fila dei ciuffi, e anche altri facchini, seguirono il mio esempio e non portarono più la macchina. Poi la cosa si è ripetuta nel 2009 con il sindaco che chiamò nuovamente Zeffirelli a disegnare la macchina ma poi fu Fiore del Cielo di Arturo Vittori a vincere”.
“A me – racconta Ciano -, specialmente come facchino di Santa Rosa, sarebbe piaciuto moltissimo che Viterbo avesse avuto una macchina firmata da Zeffirelli. Fu una grande delusione e io ci sono rimasto talmente male che non sono andato più a vedere la macchina di Santa Rosa ad eccezione di una volta che mi invitò il fotografo Giordani. Di solito il 3 settembre vado al mare. Io ho conosciuto il maestro Zeffirelli il 7 novembre del 1981 al teatro dell’Unione, in occasione del Cucciolo d’argento, una manifestazione che aveva come fine quello di aprire un canile a Viterbo”.
Il bozzetto della macchina di Santa Rosa di Franco Zeffirelli
“Per me lui è stato come un padre che io non avevo mai avuto – spiega il facchino -. Il territorio viterbese già lo conosceva perché nel 1968 ci aveva girato alcune scene del film “Giulietta e Romeo” (Strada del Diavolo a Viterbo, nella piazza e all’interno della chiesa di San Pietro a Tuscania). Una volta, mentre stavamo in Giappone per lavoro, Zeffirelli mi raccontò di aver visto la macchina “Volo d’Angeli”, sul finire degli anni ’60, insieme ad Anna Magnani e rimasero entrambi colpiti. Quella volta stavo a Tokyo e dovetti affrontare il viaggio di ritorno da solo a giugno per venire a fare la prova di portata, con tanta stanchezza a causa del volo e del fuso orario. Quando arrivai alla chiesa della Pace trovai un affollamento di gente che mi aspettava per vedere la mia prova. Ci saranno state cinque o seicento persone e dentro la chiesa non riuscivano ad entrare. Allora decisi di fare un giro sulla piazza Luigi Concetti, per far contenti e divertire un po’ tutti, e poi rientrai a fare i giri dentro la chiesa. Mi fecero un grande applauso. Non ero grande e forte come Tobia e Mario Sanna ma sapevo portare il peso”.
“Al consorzio agrario di Viterbo accettai la scommessa di portare tre sacchi di mais da un quintale ciascuno, per un totale di tre quintali di peso, alzati sulle mie spalle con la carrucola differenziale e poi lasciati liberi. Riuscii a fare una decina di passi per cinque o sei metri e vinsi la scommessa che consisteva in 50mila lire di premio. Reni e gambe forti il mio segreto.
Zeffirelli – conclude Ciano con il suo racconto – vide la macchina di Santa Rosa anche il 9 luglio 1983, in occasione del 750esimo anniversario della nascita di Santa Rosa, ospite a Palazzo dei Priori. Io portavo la macchina come ciuffo. Un’esperienza che mi è rimasta nel cuore. Sulla mia tomba a Firenze, accanto a Franco Zeffirelli, scriverò “Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli facchino di Santa Rosa”.
Silvio Cappelli




