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“La macchina si è fatta sentire, ma è giusto così…se non pesa non ci divertiamo”

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Viterbo – Nelle gambe, la forza che li ha spinti a percorrere fino all’ultimo metro il percorso. Negli occhi, l’orgoglio e la consapevolezza di essere riusciti, ancora una volta, nell’impresa e di essere gli eroi di grandi e piccini. Leoni vestiti di bianco e rosso. I facchini di Santa Rosa che sulle loro spalle, ieri sera, hanno portato in trionfo per le vie della città la macchina Dies Natalis. 

Santa Rosa - Facchini a piazza Fontana Grande

I facchini di Santa Rosa si incoraggiano durante le soste


“Un trasporto complicato, ma come sempre emozionante. Mozzafiato. Con il cuore che ci è esploso di gioia”. Parola di Giovanni Aloisi. 32 trasporti come ciuffo al suo attivo e 12, ormai, come guida. “Ci sono state delle difficoltà, perché la macchina era al suo primo trasporto e dobbiamo ancora conoscerla. Ma i facchini sono stati veri e propri leoni dall’inizio alla fine. Bravissimi”. Un pensiero poi al capo facchino Sandro Rossi, in un letto d’ospedale dopo un’operazione al cuore. “È stato sempre con noi e abbiamo portato la macchina anche per lui”.

I facchini a San Sisto

I facchini a San Sisto


La partenza senza indugi da San Sisto. Poi giù fino a piazza Fontana Grande per la prima sosta. Piazza del Comune, piazza delle Erbe, il tratto di stretto in via del Corso, e piazza Verdi. Davanti ai facchini, a quel punto, l’ultimo tratto. L’arrivo è vicino, ma per raggiungerlo, occorre compiere un ennesimo sforzo. Una salita da fare tutta d’un fiato. Di corsa. Con l’ausilio di corde a tiro.

Dies Natalis a piazza del Comune

Dies Natalis a piazza del Comune


E tra i facchini ci sono veterani. Leoni che da decenni sono protagonisti del 3 settembre. Come Massimiliano Perandria. “Da 21 anni sono ciuffo, sotto la macchina. Ma la mia carriera è ben più lunga: sono 36 anni che vesto questi colori”. Eppure l’emozione non sembra cambiare mai. “La macchina di Santa Rosa è qualcosa che hai dentro, viscerale. Che non si può spiegare. Dies Natalis poi è bellissima, portarla sulle spalle è un’emozione indescrivibile. Ci ha lasciati senza parole e un grazie va anche a Luigi Aspromonte che ci ha guidati magistralmente”.

Massimiliano Perandria

Massimiliano Perandria


All’arrivo, le camicie sono madide. Il volto rigato da lacrime e sudore. La fatica si sente, si è sentita per tutto il percorso. Per ogni passo di quel chilometro e 200 metri con Dies Natalis portata sulle spalle. Ma quando l’ultimo “Fuori” viene urlato e le stanghette sono ben salde a terra, la stanchezza scompare. Ad esplodere è la gioia. Ad esplodere è l’esultanza. Ad esplodere è la festa. E gli occhi sono rivolti al cielo, per ringraziare Rosa di questo ennesimo trasporto. 

Andrea Bevilacqua

Andrea Bevilacqua


“La macchina si è fatta sentire – spiega Andrea Bevilacqua, da 15 anni spalletta -. Più che per il peso, per le oscillazioni e il movimento diversi rispetto alla precedente Gloria. Ma la sera del 3 è impossibile pensare alla fatica, Dies Natalis è bellissima e si è fatta amare dal primo sguardo. Dal vivo, illuminata e circondata dall’affetto dell’intera città, poi è divenuta ancora più bella. Raffaele Ascenzi ha ormai raggiunto l’eccellenza. Con Dies Natalis ci ha fatto battere forte il cuore…”.

Dies Natalis

Dies Natalis


E le emozioni, la sera del 3 settembre, sono infinite e per qualcuno anche inaspettate. Come per il giovane facchino Fabio Fasanari. Partito da San Sisto come leva e subentrato dopo la sosta a piazza Fontana Grande tra le spallette aggiuntive destre. “È stata un’emozione forte e inaspettata – sottolinea -, ma lo è stata ancora di più perché l’anno passato è stato molto problematico a livello personale. Quello di ieri sera è stato il coronamento di una rinascita e penso che santa Rosa non poteva farmi dono più grande. Sono contentissimo di averla omaggiata dando il mio contributo a trasporto. La macchina è bellissima. A livello fisico si è sentita, e molto. Ma è una fatica molto bella…”. 

Fabio Fasanari

Fabio Fasanari


Una fatica che sa quasi di piacere. “Si è sentita, ma è giusto così – rimarca Enrico Sciuga, da 7 anni ciuffo -. Se non pesa noi non ci divertiamo”. 

Barbara Bianchi 


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