Viterbo – Luciano Di Marco lo trovavi lì, in via Roma. Superavi la porta di ingresso, a destra, dietro a bancone. In piedi, sempre a lavoro. Di Marco sport. Era un piacere incontrarlo, per un’intervista o una dichiarazione. Perché, appena ti vedeva, la sua accoglienza era talmente tanto avvolgente da somigliare a un abbraccio, uno di quelli capace di metterti di buon umore, ogni volta, pure nelle peggiori delle giornate.
Sarebbe poi scontato dire che Luciano è stato sicuramente uno dei più grandi commercianti e imprenditori di sempre di una città come Viterbo che del commercio, nei secoli, ha fatto una delle sue anime più profonde. Forse la più orgogliosa, fiera, schietta. Cordiale. Umana. Ed è scontato perché Luciano così è stato. Ma Luciano è stato anche molto di più. E la sua morte è una perdita per tutti. Una perdita per tutta Viterbo.
Viterbo – Luciano Di Marco
Luciano, in 50 anni di attività, ha vestito le speranze di tanti giovani, tanti di quelli che vedevano nello sport, e nel calcio in particolare, così come era fino a una ventina di anni fa, un riscatto sociale. Una possibilità da custodire e conservare, come un sogno. Uno di quelli nel cassetto che poi si spengono con l’età. Ma Luciano, Di Marco Sport, con le sue borse, le sue magliette di prima, seconda, terza categoria, giovanili, quei sogni, quelle speranze le vestiva, calzandole addosso a ciascun giocatore che, in quel momento lì, non tirava solo calci a un pallone, ma faceva della vita un momento speciale. E Luciano tutto questo lo sapeva interpretare, con il suo modo di fare, ascoltare, rassicurare. Lo sapeva interpretare come se quei ragazzi fossero anch’essi i suoi figli.
Luciano ha amato Viterbo, in ogni suo singolo aspetto, angolo e pietra. Luciano è stato un pezzo di storia di Viterbo. Con una visione precisa della città e dello sviluppo delle attività commerciali, coerente e puntuale. Ma mai una parola fuori luogo, mai una banalità. Sempre nel rispetto e nell’amore per l’altro che gli sta di fronte o l’altro di cui parlava.
Viterbo – Luciano Di Marco all’ingresso di Di Marco sport
Luciano, come già detto, è stato parte integrante e viva delle radici più antiche di Viterbo, il commercio, lungo quella dorsale cittadina che si chiama Corso. Una comunità – i sabati, le vasche, gli acquisti che prima di tutto erano una festa perché diretta conseguenza del sacrificio del lavoro – che man mano va scomparendo e che, senza dubbio, rimpiangeremo.
Viterbo – Luciano Di Marco
Luciano, non da ultimo, è stato infine amato profondamente dalla sua famiglia. Ed è stato amato profondamente perché lui per primo ha amato tanto, sua moglie e le sue figlie che con una dignità esemplare l’hanno accompagnato in questo suo ultimo viaggio, facendo sempre spazio all’uomo prima ancora che al dolore per la perdita di un padre e di un marito. Un padre che ha insegnato alle figlie l’arte dell’impresa. Figlie che l’hanno fatta propria, compiendo un passo in più, in avanti, rispetto a chi gliel’aveva insegnata. Con gli stessi valori e lo stesso amore, per il lavoro e le persone che continueranno a varcare la porta di via Roma e San Bonaventura.
Luciano è morto a casa, come si faceva un tempo. Come per padri e per le madri, che muoiono laddove nascono costruendo attorno a se la vita, presente quel giorno per l’ultimo abbraccio, l’ultimo bacio. Consapevoli, però, che se c’è una cosa che non muore quella è proprio l’amore.
Daniele Camilli
I funerali di Luciano Di Marco si svolgeranno questa mattina alle ore 10 nella chiesa di Santa Maria della Grotticella alla Mazzetta
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