Nepi – La macelleria tabaccheria di Giancarlo Pallotti (nel riquadro)
Nepi – Tentata rapina del 29 agosto 2023 in una macelleria-tabaccheria di Nepi, all’udienza dello scorso 23 aprile la vittima ha detto in aula: “Non ho sferrato io la prima coltellata”. Il contrario secondo il pregiudicato trentenne A.G.: “È stato il macellaio a sferrare la prima coltellata, mozzandomi tre dita di una mano”. Difeso dall’avvocato Walter Pella, è stato interrogato ieri davanti alla pm Paola Conti e ai giudici del collegio. Entrambi furono trovati feriti a coltellate e intrisi di sangue.
Per l’imputato si è trattato di “illegittima difesa”. “La prima coltellata – secondo la versione fornita ieri dall’imputato – l’ha sferrata il macellaio, poi io gli ho dato un cazzotto e lui un’altra coltellata, al che è scattato l’istinto di sopravvivenza. Avevo tre dita penzoloni e una ferita sul collo a sinistra e un taglio alla mano destra, colava sangue dappertutto. L’unico pensiero era portare a casa la pelle, allora ho preso anche io un coltello dal ceppo sul bancone e l’ho colpito, quando ha posato la mannaietta sono scappato”.
In carcere oltre che per tentata rapina anche per tentato omicidio, rimesso in libertà da appena sei mesi dopo avere scontato una pena di 7 anni, il trentenne si è ritrovato nuovamente dietro le sbarre con tre dita della mano sinistra mozzate e ancora uno o più interventi chirurgici cui deve sottoporsi. Il macellaio 61enne Giancarlo Pallotti, che ha rischiato la vita per le gravissime fratture riportate alle ossa del cranio, si è ritrovato invece anche col naso letteralmente tagliato oltre che fratturato, nonché con la fronte sfregiata a vita da una lunga cicatrice.
L’imputato ha confessato di essere entrato per fare una rapina, pensando dall’insegna che fosse soltanto una tabaccheria: “Uscito sei mesi prima dal carcere dopo sette anni, nessuno mi dava lavoro e io a trent’anni non volevo più pesare su mio padre. Quando ho visto che non c’era nessuno ho deciso al volo, ho improvvisato un passamontagna facendo due fori per gli occhi alla manica di una tuta che avevo in macchina e sono entrato, realizzando solo una volta dentro che era anche una macelleria e che c’erano dei coltelli mentre io ero completamente disarmato”.
“Mentre andavo verso la cassa – ha proseguito l’aspirante rapinatore – dal retrobottega è uscito il macellaio e ci siamo trovati faccia a faccia. Io gli ho detto ‘dammi i soldi e me ne vado’, lui per nulla intimorito anzi aggressivo mi ha risposto ‘non ti do un cazzo, te ne devi annà’, io gli ho ridetto ‘dammi i soldi e me ne vado’, al che lui ha preso una mannaietta dal ceppo sul bancone e mi ha colpito, mozzandomi tre dita e ferendomi al collo. È stato lui a sferrare la prima coltellata”.
Il difensore Walter Pella
Il medico legale Antonio Maria Lanzetti, consulente dell’avvocato di parte civile Francesco Massatani ha ribadito che le lesioni potevano essere mortali. Due carabinieri, sempre per il macellaio, hanno detto di avere trovato il 61enne fuori seduto su una sedia che grondava sangue, tamponandosi le ferite al volto e alla testa col grembiule. La moglie ha spiegato in aula che il locale “non era più una macelleria, era un mattatoio”. I militari hanno confermato che c’era sangue ovunque, dentro e fuori il negozio.
Anche il rapinatore in fuga, fotografato dall’alto da una testimone, è scappato lasciandosi dietro una scia di sangue. E per terra sanguinante lo hanno trovato fuori casa i carabinieri, allertati dal padre, che se lo è caricato in macchina e lo ha portato all’Andosilla, scortato da una pattuglia, da dove è stato trasferito d’urgenza al San Camillo di Roma.
A lanciare l’allarme per primo era stato proprio il genitore, telefonando al 112 per dire che il figlio si era allontanato con la sua macchina e che temeva potesse mettersi in qualche guaio. Il tempo di percorrere i circa 12 chilometri che separano Civita Castellana da Nepi, il timore del padre è diventato realtà. Era il tardo pomeriggio del 29 agosto dell’anno scorso. Poteva scapparci il morto anche se è finita comunque in tragedia.
Al termine il processo è stato rinviato al 15 ottobre per la discussione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

