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“Morto il santone, avanti col reato di manipolazione piscologica per le vittime delle psicosette”

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Acquapendente – “Masturbati e spiega alla mamma che sei la mia puttana”. È partita così la caccia al santone di Acquapendente, dopo la messa in onda alle Iene di alcune registrazioni dei “dialoghi” tra l’allora sessantenne Pasquale Gaeta e la figlia all’epoca 24enne fornite dalla madre, Virginia Melissa Adamo, che dopo avere sporto denuncia ai carabinieri della compagnia di Montefiascone temeva di non essere creduta. “Morto il santone, avanti col reato di manipolazione psiscologica per le vittime delle psicosette”, dice ora la madre che non ha rapporti con la figlia da sei anni. 


 


“Questo processo ha segnato l’inizio di un percorso per l’approvazione di una legge che colmi il vuoto lasciato dall’abrogazione del reato di plagio nel 1981. A distanza di oltre quaranta anni, quello di Viterbo è stato il primo processo in Italia con al centro una psico-setta. Rimangono i fatti e i documenti, oltre al  dolore di una madre che ha lottato per ottenere giustizia per la figlia perduta e al segno indelebile che le vittime porteranno dentro per sempre”, ribadiscono Virginia Melissa Adamo e l’avvocato di parte civile Vincenzo Dionisi, consapevoli che il 17 settembre si chiuderà senza colpevoli e innocenti in seguito alla morte del reo.

Erano i primi mesi del 2019 quando le Iene si misero sulle tracce del santone. Virginia non ha più rapporti con la figlia da novembre 2018 e il 20 luglio 2022, l’unica volta che l’ha incontrata a Viterbo in tribunale dopo l’inizio del processo al Maestro Lino, lei si è rifiutata di parlarle, “scappando” con un legale mai più visto dall’uscita posteriore del palazzo di giustizia.

Dalla vicenda, come è noto, è scaturita la proposta di legge, il cui testo è stato messo a punto dall’avvocato Vincenzo Dionisi,  per l’introduzione del “reato di manipolazione psicologica”, per il quale si sta battendo Virginia Melissa Adamo con l’associazione Manisco World di cui è fondatrice e presidente. “Stiamo portando avanti – ricorda Virginia – un progetto di legge per sconfiggere l’abuso di mezzi di manipolazione mentale, e far conoscere al grande pubblico il pericolo rappresentato dalle psicosette, assieme a un team di professionisti, coadiuvato dall’avvocato napoletano Luigi Ferrandino”.


Virginia Adamo con l'avvocato Vincenzo Dionisi e il criminologo Sergio Caruso

Tribunale – Virginia Adamo con l’avvocato Vincenzo Dionisi e il criminologo Sergio Caruso


A pronunciare la frase “masturbati e spiega alla mamma che sei la mia puttana” il 67enne morto venerdì 6 settembre e cremato martedì 10, a una settimana esatta dalla ripresa del processo in cui era imputato di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia ed esercizio abusivo della professione di psicologo ai danni di due adepte della comunità Qneud, da lui fondata, che avrebbe dovuto avere sede in una villetta dell’Alta Tuscia dove un padre anni fa aveva ucciso  a fucilate moglie e figlioletto e si era tolto la vita. Nel frattempo i “discepoli”, ragazzi e ragazze, erano ospitati nell’appartamento in una palazzina alle porte del paese dove Gaeta viveva tuttora con la compagna, lavorando per contribuire alle spese per vitto e alloggio. La figlia di Virginia, ad esempio, avrebbe fatto la barista. 

“Grazie per gli innumerevoli messaggi ricevuti in privato a supporto e a sostegno della mia causa ed un grazie infinito a chi con me non ha mai mollato la presa Vincenzo Dionisi e Sergio Caruso, Fabiana D’Uffizi, Giorgia Bagnasco, l’avvocato Luigi Ferrandino, Veronica Ruggeri Nicolò Calcagno”, scriveva ieri Virginia su Facebook. 

“Hanno messo le cimici dentro casa, hanno fatto delle intercettazioni, però non hanno messo delle telecamere, hanno soltanto degli audio. Ma se tu reciti una parte…”, disse all’uscita del tribunale il giorno dell’incidente probatorio in cui la figlia di Virginia ha negato qualsiasi “pressione”.

Era il 24 maggio 2019 e maestro Lino si presentò ai reporter con la barba lunga, imbiondita (forse) dalla nicotina, kefiah bianca e rossa al collo, un bastone in una mano e la sigaretta nell’altra.

“Se io e te facciamo finta di trombare, dall’audio può sembrare che trombiamo. Ma è tutta una messa in scena, una sceneggiata, uno psicodramma, la rappresentazione di qualcosa che non c’è. Insegno alla gente a liberare la propria anima, a mettersi in relazione con la propria anima. E finisce lì”, disse a beneficio delle telecamere.

La procura, nella persona della pm Paola Conti, non ci ha creduto.

Silvana Cortignani


Il testo della proposta di legge contro la manipolazione 

Manipolazione Emotiva e/o Psicologica: chiunque individualmente o in forma associativa, avvalendosi di mezzi, strumenti o tecniche di manipolazione emotiva e/o psicologica, indebolisce o condiziona la volontà di una persona al fine di trarne
profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni e con la multa da 5000 euro a 20000 euro.

La pena è aumentata da un terzo al triplo qualora il reato sia commesso nei confronti di persona minore di età, con ridotta capacità di intendere e volere o quando circostanze di tempo o di luogo siano tali da ridurne la capacità di intendere e volere.

La pena è aumentata nella misura anzidetta qualora le condotte sopra descritte siano poste in essere da persona che esercita abusivamente la professione medica o di psicologo o qualsiasi altra professione senza averne conseguito il relativo titolo e la successiva abilitazione.

Il reato è perseguibile d’ufficio.


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