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‘Ndrangheta a narcotraffico dall’Ecuador via Fiumicino, 51enne condannato in via definitiva a 7 anni

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Civitavecchia – (sil.co.) – ‘Ndrangheta e narcotraffico dall’Ecuador via Fiumicino gestito dal clan Bonavota, definitiva la condanna inflitta il 28 settembre 2023 dalla corte di appello di Roma a 7 anni di carcere e 30mila euro di multa a un 51enne di Vibo Valentia, Giuseppe Serratore, condannato in primo grado il 2 ottobre 2018 dal tribunale di Civitavecchia a 9 anni e quattro mesi di reclusione e 40mila euro di multa. 


La polizia all'aeroporto

La polizia all’aeroporto


Coinvolto assieme a due presunti complici nell’operazione “Incas”, che nel 2011 sgominò un traffico di cocaina dall’Ecuador gestito dal clan Bonavota di Sant’Onofrio, il 51enne è ritenuto responsabile in via definitiva di aver concorso nell’illecita importazione, trasporto e detenzione di quattro chili e mezzo di stupefacente, nascosto in pacchi contenenti articoli etnici, in transito all’aeroporto di Madrid con destinazione lo scalo di Fiumicino, da cui sarebbe stato possibile ricavare oltre ventimila singole dosi.

Per i giudici della cassazione, che hanno bocciato il ricorso dell’imputato, la responsabilità di Serratore nel reato contestato è indiscussa “essendo stato lui a ricevere i pacchi e poi a trasportarli presso la masseria del Vibonese nonché a provvedere alla loro apertura”

Le indagini sono partite da una segnalazione pervenuta il primo luglio 2011 alla questura di Vibo Valentia dalle autorità spagnole con cui si comunicava l‘arrivo presso l’aeroporto di Madrid di cinque colli contenenti sostanza stupefacente del tipo cocaina che facevano parte di un’unica spedizione proveniente dall’Ecuador e diretta a Giuseppe Serratore, come riportato nella lettera di vettura.

Individuato il destinatario dei colli, veniva organizzata una “consegna controllata” dei pacchi che pervenivano il giorno 26 luglio 2011 presso l’aereoporto di Fiumicino e che successivamente venivano presi in consegna dalla squadra mobile di Vibo Valentia.

Nei colli venivano trovati articoli etnici di vario tipo e celati all’interno di vasi, in un’intercapedine, involucri contenenti sostanza polverosa che all’analisi risultava essere cocaina per un peso totale di 4 chili e mezzo. Cocaina con un principio attivo compreso tra il 72% ed il 77%, del peso complessivo di gr. 3964,2 da cui si sarebbero potute ricavare 20.231 dosi singole medie.

Effettuati i controlli e gli accertamenti, previa sostituzione dello stupefacente con del mannitolo, i colli venivano reimmessi nel circuito mediante affidamento al corriere Tnt. La merce veniva quindi ricevuta il successivo 9 agosto da Serratore, il quale provvedeva a firmare il relativo documento di trasporto.

“La sentenza impugnata – si legge nelle motivazioni della cassazione, che si è espressa il 3 luglio – ha ricostruito con precisione l’intervento delle forze dell’ordine e la consegna controllata dei colli presso l’abitazione del Serratore, non assumendo alcun rilievo che l’indirizzo non fosse esatto, atteso che il Serratore non ha avuto alcuna remora nel ricevere i colli recapitatigli firmando il documento di trasporto e la bolla di consegna e provvedendo poi insieme alla moglie a collocarne alcuni all’interno ed altri sul balcone coperti da un lenzuolo bianco”.

E ancora: “I giudici di appello hanno evidenziato che le persone presenti all’interno del casolare erano oltre al Serratore, il cognato e il suocero del cognato e che all’attività di captazione delle voci si univa quella di osservazione condotta dagli operanti che si trovavano sul retro del casolare cosicché era per loro possibile abbinare i soggetti osservati alle voci”.

In conclusione il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del 51enne al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende. 


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