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“Nocciole, perché i produttori italiani non sono stati mai beneficiari di contributi da parte della società lussemburghese che produce dolci?”

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Un noccioleto

Un noccioleto – Immagine di repertorio

Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo -Apprendiamo con molto interesse che recentemente una nota Società lussemburghese, produttrice di prodotti dolciari Made in Italy, ma realizzati con materie prime molto spesso provenienti da nazioni straniere, ha donato a 6000 dipendenti, nella busta paga di ottobre, 2400 euro come bonus di produzione.

La notizia è passata sui giornali con molta enfasi e la Società lussemburghese, così generosa nei confronti dei suoi collaboratori, ha colto l’occasione per manifestare la propria illuminata benevolenza e portare a termine un’operazione di marketing molto ben confezionata.

Anche noi produttori di nocciole abbiamo accolto con gioia questa notizia, perché siamo felici che venga riconosciuto il buon lavoro a dei lavoratori come noi e che una azienda renda partecipi i propri collaboratori delle proprie fortune.

Considerato il numero dei dipendenti beneficiari del bonus e la quantità di denaro elargita che la società lussemburghese ha messo a disposizione in questa operazione dalla moltiplicazione escono fuori circa 14 milioni di euro, cifra di tutto rispetto che convalida e prova lo stato di salute dell’azienda e il proprio spirito collaborativo.

Questa notizia, però, in noi suscita alcune domande: perché noi produttori italiani non siamo stati mai beneficiari di nessun contributo da parte di questa società? Perché nonostante l’attenzione capillare alla qualità delle nostre nocciole, manifestata nelle tabelle che compongono i prezzi, non ci è mai arrivato un contributo per acquistare delle trappole per le cimici o fare ricerca per contrastare i funghi che fanno deperire velocemente il nostro prodotto con l’umidità?

Non vogliamo entrare nei meccanismi del marketing delle grandi società perché non abbiamo le capacità, ma vogliamo avanzare una proposta dettata dal buon senso, che a volte è una guida molto più valida di tanti master in economia.

Se la Società lussemburghese avesse impiegato una parte dei 14 milioni di euro per aiutare i produttori di nocciole a comprare, ad esempio, nuove trappole per le cimici e avesse destinato comunque una larga parte di questo tesoretto per beneficiare i propri dipendenti, avrebbe avuto sicuramente a disposizione nocciole made in Italy di qualità maggiore, avrebbe fatto comunque felici i propri dipendenti, avrebbe risolto qualche problema a noi sarebbe figurata molto più magnanima sui giornali.

Concludo con la domanda che ormai attanaglia molti produttori di nocciole della Tuscia, come vengono utilizzate dall’industria le nocciole guaste e difettate che tanto penalizzano il valore del nostro prodotto? Vengono messe a bilancio come scarto? Subiscono lavorazioni per migliorarle? Servono per l’alimentazione animale? Ci verranno riconsegnate?

Fernando Monfeli
Presidente Asta (Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori)


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