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Viterbo – Hai mai sentito parlare di inflessibilità metabolica? Hai notato che nonostante la dieta perdi poco peso? O Ti rendi conto di prendere peso con più facilità rispetto agli anni d’oro della giovinezza?
Linda Ursino
Cari lettori, oggi vorrei affrontare con voi un argomento che solitamente desta molta preoccupazione nelle persone, ovvero il rallentamento del metabolismo o addirittura il blocco. Ma cos’è il metabolismo: il metabolismo è l’insieme delle reazioni che avvengono nel nostro organismo che ci consentono di trasformare quello che mangiamo in energia.
Tutti ci rendiamo conto che col passare degli anni si ha più difficoltà a perdere peso, si ingrassa anche più facilmente e allora si pensa di avere il metabolismo bloccato. In verità, più che di blocco metabolico sarebbe più corretto parlare di inflessibità metabolica.
Il concetto di flessibilità metabolica è stato introdotto dagli Studiosi Kelley e Mandarino i quali l’hanno definita come la capacità di consumare un determinato carburante in base alla disponibilità del tipo di carburante; ciò vuol dire che chi dimagrisce facilmente è flessibile, cioè è capace di adattare il consumo dei substrati (carboidrati, grassi o proteine) in base alle disponibilità che si ritrova ed in base alle richieste energetiche.
Il metabolismo è formato da varie componenti, innanzitutto dal metabolismo basale ossia l’energia che ci serve per assolvere tutte le nostre funzioni fisiologiche; a questo vanno aggiunte le Termogenesi Adattative, cioè i nostri modi di consumare energia: quella indotta dal freddo, quella indotta dalle dieta (cioè dall’effetto termico del cibo); infine la termogenesi indotta dall’esercizio fisico e su questo aspetto tornerò dopo perché può essere un punto su cui riflettere.
Iniziamo a parlare dell’alimentazione:
cosa succede quando noi mangiamo? Diciamo che madre natura ci ha dotato di meccanismi che ci portano ad immagazzinare riserve da utilizzare in tempi di scarsità ed è proprio l’insulina (prodotta dal nostro pancreas) che, dopo un pasto, va ad orchestrare tutti questi meccanismi grazie ai quali ritroviamo riserve di energia sotto forma di glicogeno e di acidi grassi nelle nostre cellule.
Fisiologicamente questi meccanismi vogliono proteggere i nostri organi dal danno dell’iperglicemia e vogliono creare una riserva sempre pronta di energia in caso ne avessimo bisogno. Immaginiamo quindi che dopo un bel pranzo la nostra insulina prende lo zucchero in più e ne fa delle valigette che va a riporre nei muscoli e nel fegato: il glicogeno.
Il glicogeno è una molecola grande e voluminosa formata a sua volta da molecole di glucosio che si tengono per mano. Queste valigette sono, insieme all’insulina, elementi cruciali per il nostro dimagrimento.
Quando questa riserva di glicogeno raggiunge il livello massimo, cominciamo ad accumulare grasso.
Il punto cruciale è che per dimagrire devo avere un calo dell’insulina. Il perché è presto detto.
Queste valigette di glucosio depositate nel fegato fanno da sensore e quando diventano poche mandano il segnale alle cellule di innescare il consumo (ossidazione) dei grassi, come se dicesse “Allarme! Ossidate i grassi perché sta arrivando la carestia!”. Il punto è che se abbiamo una alimentazione troppo ricca di zuccheri semplici, il tenore di insulina resta sempre ad un livello tale che queste valigette di glucosio restano sempre lì e i grassi idem, ecco perché non si dimagrisce! E cosa fondamentale da aggiungere, più si è sedentari e più non si è flessibili metabolicamente.
Tutto ciò non vuol dire che dobbiamo eliminare definitivamente gli zuccheri dalla nostra alimentazione, semplicemente dobbiamo cercare di prediligere determinate forme di carboidrati, meno raffinati possibili, ricchi di fibre, preferire i cereali a chicco intero, scegliere alimenti meno processati possibili e senza zuccheri aggiunti, proprio per evitare i picchi di insulina. Proprio in questo un professionista della nutrizione può venirvi in aiuto perché vi insegnerà a fare scelte alimentari più salutari e idonee alla vostra condizione.
Ora torniamo alla questione dell’esercizio fisico. Il dispendio energetico derivante dall’esercizio fisico non si riferisce solo allo sport che pratichiamo, ma comprende anche tutte quelle attività che svolgiamo nella vita quotidiana: camminare, salire le scale, pulire casa ecc., questa attività si chiama NEAT (che è l’acronimo di Non Exercise Activity Thermogenesis). Consideriamo che dal secondo dopoguerra abbiamo perso una media di 500 kcal di Neat, perché un tempo i nostri lavori erano più fisici e meno sedentari rispetto ad oggi, i nostri avi si può dire che erano sempre in deficit perché trascorrevano le giornate nei campi svolgendo lavori molto impegnativi fisicamente.
In conclusione, se da una parte ci sono fattori non modificabili, come il sesso e l’età, dall’altro lato possiamo impegnarci a migliorare quelli su cui possiamo agire, come mangiare bene, sano, fare sport e muoversi.
Linda Ursino
Biologa nutrizionista
Cell. 3357852707
Email lindaursino@gmail.com

