Viterbo – Riprende i vigili col telefonino e li insulta nel sonoro con affermazioni sprezzanti come “ridicoli a fare le multe a quest’ora, vi metto su Facebook”. È finito a processo per calunnia e oltraggio a pubblico ufficiale nonostante abbia tentato di uscirne offrendo un risarcimento di mille euro, che è stato rifiutato. Erano passate da poco le nove di sera del 10 settembre 2018. Gli agenti, un uomo e una donna del comando di via Monte Cervino, stavano facendo multe per divieto di sosta a piazza Fontana Grande.
Viterbo – Polizia locale (immagine di repertorio)
Non contento, l’imputato, ripreso dalla videosorveglianza, si è scagliato per primo contro di loro che gli chiedevano i documenti per identificarlo, dicendo “non è affar vostro, non vi do un cazzo”, cercando di andarsene e minacciando il poliziotto che a braccia allargate cercava di trattenerlo: “Ti do due calci sulle palle”. Quindi, gesticolando e urlando per attirare l’attenzione dei passanti, si è messo a gridare: “Chiamate i carabinieri, mi stanno picchiando”.
Identificato dalla pattuglia della volante chiamata in ausilio dalla locale, l’uomo ha successivamente sporto denuncia contro ignoti per lesioni personali, allegando un referto del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle con una prognosi di 30 giorni per la frattura di una costola. Le indagini, coordinate dalla pm Eliana Dolce, si sono chiuse con l’archiviazione del fascicolo e una denuncia per calunnia.
Il processo è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Giovanna Camillo che ha sentito i due agenti della pattuglia della polizia locale, un poliziotto della questura e il vicequestore Riccardo Bartoli, dirigente della squadra volante, che ha acquisito le immagini di due telecamere della videosorveglianza pubblica di piazza Fontana Grande. L’imputato è difeso dagli avvocati Luigi Sini e Alessandro Nicola Cozza Caposavi.
“I filmati mostrano sei momenti di contatto tra l’imputato e l’agente che cercava di trattenerlo per non farlo allontanare allargando le braccia, sfiorandolo appena con le mani, niente di idoneo a produrre le lesioni riferite nella denuncia”, ha spiegato Bartoli.
Il processo è stato rinviato a febbraio per la discussione.
Silvana Cortignani
Il vicequestore Riccardo Bartoli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

