Viterbo – “Il sollevate e fermi è stato un grido di gioia e di liberazione”.
Massimo Mecarini
Sono le prime emozioni a caldo raccontate durante il trasporto della macchina di Santa Rosa dal presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini.
Con lui, ad analizzare e a percorre ogni sensazione di questo primo trasporto di Dies Natalis, il suo ideatore, Raffaele Ascenzi, il capofacchino straordinario, Luigi Aspromonte, i costruttori Mirko e Vincenzo Fiorillo.
Raffaele Ascenzi
“Sono emozionatissimo – ha detto Ascenzi dopo il primo tratto di trasporto -. Ma sono sempre lucido anche nell’emozione. La sto vivendo con grande calma e sto sentendo i facchini. È una macchina nuova, a ogni esordio bisogna sempre ascoltare l’umore della squadra dei facchini che sta sotto.
La parte emozionale e allegorica della macchina mi soddisfa al cento per cento – ha proseguito il papà di Dies Natalis -. Non avevo mai visto le fiaccole accese insieme all’illuminazione led.
Siamo riusciti a renderla compatta con questo colore ocra che ricorda il colore del centro storico di Viterbo di qualche anno fa, quando camminavamo per le vie di San Pellegrino. Le fiaccole la colorano bene. C’è quel tremolio e quel calore che possono dare soltanto le fiamme. Al sollevate e fermi ho provato una gioia immensa”.
Vincenzo Fiorillo
Un primo trasporto, quello di Dies Natalis, pieno di emozioni ma anche di apprensione.
Le “accollate” e il peso avvertiti dai facchini di Santa Rosa, sono stati molto grandi. Qualcuno ha dovuto lasciare ed essere sostituito in corso d’opera.
“Al sollevate e fermi ho provato tantissima emozione ma anche apprensione – ha dichiarato Vincenzo Fiorillo -. Perché è una nuova macchina e il percorso è strettissimo. Ma la guida dei facchini oggi è stupenda. C’è stata tensione dal momento della costruzione: l’impegno è stato tantissimo soprattutto per arrivate ai tempi giusti a settembre. Non è stato facile, ma la macchina va bene”.
I facchini di Santa Rosa
“Un emozione forte, appena sono arrivato e l’ho vista accesa – ha aggiunto Mirko Fiorillo -. Molto forte. C’è stata tensione nella prima tratta perché è una macchina nuova. Ed è un punto che non avevamo percorso durante la prova del traliccio. I facchini sono affaticati come è normale che sia, ogni macchina ha le sue caratteristiche anche nella portabilità.
Forte il brivido provato al ‘sollevati e fermi’ anche se era un po’ mascherato dalla tensione di sapere come avrebbe risposto la macchina. Ci tenevo molto a capire come va, specialmente con il traliccio di alluminio che è una novità”.
I facchini di Santa Rosa
La tensione durante il trasporto è stata data non solo dalla macchina nuova ma anche dall’assenza dello storico capofacchino Sandro Rossi, impossibilitato a guidare i facchini a causa di un infarto che lo ha colpito nei giorni scorsi.
La nomina è andata a Luigi Aspromonte che sin dai giorni precedenti era risultato il più papabile. In lui è prevalsa la concentrazione e la voglia di fare bene. Un facchino tra i facchini, come lui stesso si è definito, pronto a portare fino in fondo il compito che gli è stato affidato.
Luigi Aspromonte
“Mi sto sciogliendo mano a mano che si prosegue – ha spiegato durante il percorso -, i facchini sono stupendi, sono uomini che hanno gli attributi, mi stanno aiutando in tutto e per tutto. Al primo sollevate e fermi ero molto concentrato sulla macchina, ho pensato solo a quello, nella mente non c’era nessun altro pensiero, solo fare questo trasporto”.
“È un trasporto emozionante ed esaltante – ha detto a caldo Mecarini -. Il sollevate e fermi è stato un grido di gioia e di liberazione. Vista anche la situazione che si era venuta a creare negli ultimi giorni (il malore di Rossi, ndr). È stato bello ed eseguito in maniera magistrale. I facchini li ho visti molto concentrati. Il primo tratto è stato particolarmente faticoso, soprattutto per le prime file”.
Viterbo – Macchina di santa Rosa – Dies Natalis
Qualche intoppo c’è stato: la macchina ha oscillato spesso e nei tratti più stretti di Corso Italia ha toccato i palazzi in alcuni punti. Ma l’emozione finale, una volta arrivata davanti al sagrato del Santuario di Santa Rosa, ha prevalso su tutto.
L’urlo liberatorio dei facchini e di Luigi Aspromonte ha acceso la piazza e ha sciolto le tensioni che hanno tenuto tutti con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto. Rosina è tornata a casa.
Elisa Cappelli
Fotogallery: Emozionante Dies Natalis






