- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Truffarono coppia di professori in pensione, per la corte d’appello fu estorsione

Condividi la notizia:

Viterbo – Truffarono coppia di prof in pensione, per la corte d’appello di Roma fu estorsione. 



È stata confermata martedì dai giudici di secondo grado la condanna a tre anni e tre mesi senza sospensione condizionale per truffa aggravata inflitta lo scorso 4 aprile agli imputati dal giudice Giovanna Camillo del tribunale di Viterbo. Ma il reato è stato riqualificato in senso peggiorativo in estorsione consumata, per l’efferatezza della condotta dei due banditi, uno dei quali ripreso dalla videosorveglianza mentre beveva con gusto un caffè in un bar del centro dopo aver raggirato terrorizzando i due anziani. 

Alla sbarra una coppia di “trasfertisti” campani 35enni, venuti appositamente nella Tuscia a bordo di un’auto a noleggio per il colpo, messo a segno nel capoluogo il primo febbraio 2023, dicendo alle vittime – parti civili con l’avvocato Marco Russo – che il loro unico figlio, uno stimato professionista del capoluogo, si era messo nei guai facendo un incidente stradale. 

“La corte – spiega l’avvocato di parte civile Marco Russo – probabilmente ha ritenuto che le modalità particolarmente vessatorie poste in essere dai due giovani residenti nel napoletano integrassero la coartazione del volere che ha inciso in modo determinante sulla libertà di autodeterminazione degli anziani tale da giustificare la riqualificazione del reato nel ben grave estorsione”.

“La sentenza di primo grado – sottolinea il legale viterbese – in ben 17 pagine di motivazione non lasciava spazio a dubbi sull’accertamento del fatto e sulle identificazione dei due imputati come autori del fatto”. Russo ricorda inoltre come i due 35enni abbiano “tentato di ottenere il beneficio della sospensione del procedimento funzionale alla messa alla prova, che tuttavia non era stato accolto dal gip che aveva ritenuto strumentale il ravvedimento dei due giovani attraverso una lettera di scuse che non è stata ritenuta genuina come indice di resipiscenza”. 

“Emerge con chiarezza dalla ricostruzione in fatto – si legge nelle motivazioni della sentenza del giudice di primo grado – come sia stato effettivamente prospettato alle p.o. una situazione di pericolo, rappresentando per il figlio un impellente e urgente stato di necessità, così approfittando della credulità dei coniugi e del rapporto di parentela”.

E ancora: “Vero è che gli stessi hanno trasmesso una lettera di scuse seguita da un’offerta risarcitoria, ma vanno comunque considerate le modalità particolarmente subdole della condotta perpetrata ai danni delle p.o. da cui si evince la pervicacia e pericolosità dei prevenuti, peraltro gravati da precedenti di polizia specifici”.

La difesa potrà ricorrere in cassazione dopo il deposito delle motivazioni, previsto entro trenta giorni.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: