Tuscania – (b.b.) – “7 agnelli uccisi, 14 pecore sbranate e altrettante ferite. Siamo esasperati”. A lanciare il grido d’allarme è Giovanni Riccioni, dell’omonima azienda agricola di Tuscania. Uno che, come centinaia e centinaia di colleghi nella Tuscia, di terra e di bestiame vive. E che per l’ennesima volta, nella notte tra lunedì e martedì, ha visto il suo gregge attaccato da un branco di lupi.
Tuscania – Il gregge sbranato dai lupi
“Saranno stati quattro o cinque” spiega, mentre davanti a sé ha ancora l’immagine della mattanza. Pecore sbranate e ricoperte di sangue. Accanto a loro gli agnellini, ancora in tenera età. “Si trattava di un gruppo di pecore gravide, per cui il danno è ancora maggiore”. Ma non quantificabile. “Erano esemplari giovani, con una vita ancora davanti. Non è possibile stabile con certezza quanto avrebbero fruttato e quanto latte avrebbero prodotto nel corso della vita” spiega l’imprenditore. E l’attacco della notte scorsa non sarebbe che l’ultimo di una lunga serie di uccisioni. “I lupi sono numerosissimi – sottolinea -, e ci creano danni enormi. Mi hanno installato anche una recinzione antilupo, ma questo piccolo gregge si trovava all’esterno e nulla ha potuto contro l’aggressività del branco. Una pecora è stata mangiata per intero, altre sono state sbranate e altre sono state ferite. Chi in maniera più grave, chi meno”.
Di poca consolazione anche il risarcimento che arriverà. “Si tratta di circa 70 euro a capo – spiega ancora Giovanni -, che è una cifra abbastanza importante, ma che non copre il mancato guadagno che con quei capi la nostra azienda agricola avrebbe avuto”.
Poi una considerazione sulle difficoltà da fronteggiare quotidianamente. “Siamo davvero esasperati – conclude -, non è più possibile lavorare in questo modo”. E questa notte si dice pronto a dormire accanto alle sue pecore sopravvissute. “Disposto a tutto, pur di salvarle e proteggerle”.


