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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Livelli troppo alti di arsenico e contaminazione da enterococchi nella rete idrica e, perciò, vietato bere acqua che scorre dai rubinetti delle case e vietato utilizzarla per cucinare.
Accade nel XXI secolo a Viterbo, capoluogo di provincia del Lazio, così come in altri più piccoli centri urbani della Tuscia. Già in passato il fenomeno della presenza dell’arsenico nella rete idrica, che serve i Comuni del viterbese, ha avuto un forte impatto sulla popolazione e grande risonanza nei media. Adesso riesplode l’emergenza acqua potabile in questa parte del paese con gravi rischi per la salute delle persone. L’arsenico, specialmente nella sua forma inorganica, è tossico ed è un veleno per l’essere umano. Se ingerito a piccole dosi da acqua e cibo, giorno dopo giorno, può aumentare il rischio di tumori e di altre gravi malattie “neurologiche, cardiovascolari, respiratorie, diabete ed effetti negativi su esiti riproduttivi” (Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio).
La legge prevede che la massima concentrazione dell’arsenico nell’acqua che i cittadini bevono non possa essere superiore ai 10 microgrammi al litro (10 μg/l ). Ma la ricerca medica e scientifica evidenzia come anche per quantità inferiori a quelle stabilite dalle norme attuali vigenti crescano i rischi di sviluppare brutte malattie. Si tratta di un pericolo serio e reale perché in gioco c’è la salute dei cittadini, di bambini e adulti di Viterbo e provincia.
Il problema è rappresentato dall’esposizione cronica a cui la popolazione di quest’area del Lazio è sottoposta. Assumere attraverso acqua e cibo basse dosi di arsenico ma in modo continuativo e ripetuto nel tempo può avere conseguenze deleterie e gravi sulla salute umana.
Allo stato attuale, la quota percentuale di arsenico nell’acqua è stata ridotta grazie alla messa in funzione di impianti di potabilizzazione. Ma quello che è stato introdotto non è abbastanza. Le evidenze della ricerca medica e scientifica ci dicono che bisogna abbassare ancora di più i valori dell’arsenico nell’acqua utilizzata nelle case e dalle aziende fino al livello zero. I mezzi tecnici per potenziare gli impianti di potabilizzazione ci sono e vanno adottati.
Per garantire una maggiore sicurezza per la salute della cittadinanza del viterbese occorre entrare in una nuova fase. Tanto più che all’epoca dell’impatto dei cambiamenti climatici la risorsa idrica diventa vulnerabile mettendosi in discussione sia l’accesso e la disponibilità dell’acqua potabile (stress idrico) sia la qualità dell’approvvigionamento idrico a causa di aumento della temperatura, piogge più intense o innalzamento del livello del mare. Come sottolinea l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) la crisi climatica con il portato di inondazioni, siccità e peggioramento della qualità dell’acqua pone una minaccia crescente per la salute umana nei paesi UE.
Stando così le cose, il diritto di avere sempre acqua disponibile e di avere una buona qualità dell’acqua da bere in sicurezza non sono più qualcosa di scontato se non si investe e si rafforza l’impegno a migliorare e a mettere al sicuro il sistema idrico. In questo nuovo quadro, il comitato di quartiere San Pellegrino ha deciso di mobilitarsi in maniera permanente e straordinaria sui temi del diritto all’acqua e della sicurezza idrica con l’obiettivo “Arsenico Zero” nella rete idrica locale.
Il comitato di quartiere San Pellegrino chiama tutta la popolazione e la comunità del viterbese ad agire e a organizzarsi per difendere il diritto alla sicurezza idrica e alla propria salute. Va, peraltro, assicurata a questo proposito una informazione puntuale e trasparente dei dati raccolti dal monitoraggio delle acque da parte di ASL e ARPA, ai quali si richiede, visti i valori oscillanti, la pubblicazione integrale dei risultati dei controlli effettuati su arsenico e fluoruri nonché di spiegare alla cittadinanza le ragioni dello sforamento dei limiti fissati dalla legge.
Il comitato di quartiere San Pellegrino chiede pertanto al sindaco, alla giunta comunale e al consiglio comunale di Viterbo, al presidente della provincia e a tutti gli enti afferenti al sistema idrico locale di attivarsi immediatamente e senza esitazioni per garantire la sicurezza idrica della popolazione e difendere la sua salute.
Carlo Lavalle
