Viterbo – (sil.co.) – Definitiva la condanna a un cumulo di pene superiore ai dieci anni da scontare in carcere per Massimo Mariani, pluripregiudicato romano 53enne, ex militante dell’estrema destra capitolina e un passato da professionista delle rapine in banca.
Oltre metà della vita trascorsa dietro le sbarre per complessivi trent’anni di prigione, nella Tuscia fu arrestato su mandato di cattura europeo il 22 giugno 2011, quando aveva quarant’anni, nell’ambito dell’operazione Jimmy, per una serie di colpi a mano armata messi a segno in diversi istituti di credito, con due complici di una organizzazione paramilitare, secondo gli investigatori, salita agli onori della cronaca come la banda degli scooteroni (video – video documento – fotocronaca).
Fu poi condannato a sette anni di reclusione in primo grado nel 2013.
Operazione Jimmy – Nel riquadro Massimo Mariani
La cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato contro l’ordinanza con cui, lo scorso 29 febbraio, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza di rideterminazione della pena da espiare in relazione al provvedimento di determinazione di pene concorrenti del 28 marzo 2023, emesso nei confronti del 53enne dalla procura della repubblica presso il tribunale di Viterbo.
Scarcerato il 9 maggio 1997, l’imputato è stato tratto nuovamente in arresto il 20 aprile 1998 ed è stato detenuto sino al 20 marzo 2009. Tratto nuovamente in arresto il 22 giugno 2011, nell’ambito dell’operazione Jimmy, è stato scarcerato il 20 ottobre 2015 per essere successivamente ritratto in arresto il 12 dicembre 2015 fino al 16 febbraio 2016. Infine, dal 7 novembre 2017, è stato detenuto senza soluzione di continuità.
“Nei confronti del ricorrente – si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 5 giugno, pubblicate il primo ottobre – risulta emesso provvedimento di determinazione di pene concorrenti della procura generale presso la corte di appello di Roma, del 19 maggio 2021, non impugnato, con il quale veniva indicata la pena da scontare in quella di anni dieci, mesi otto e giorni uno di reclusione oltre la multa, provvedimento cui segue quello emesso dal pubblico ministero presso il tribunale di Viterbo, in data 28 marzo 2023, al primo conseguente, oggetto di richiesta di rideterminazione della pena complessiva al giudice dell’esecuzione”.
In conclusione: “L’ordinanza impugnata ha rigettato l’incidente di esecuzione proposto, riprendendo i principi giurisprudenziali secondo i quali se il condannato, durante l’espiazione di una determinata pena o dopo che l’esecuzione di quest’ultima sia interrotta, commette nuovo reato, occorre procedere a cumuli parziali, con applicazione, per ciascuno di questi, del criterio calmieratore di cui all’art. 78 cod. pen., senza escludere dunque che, nel complesso, il condannato possa essere detenuto per un periodo superiore ad anni trenta di reclusione”.
