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Cane “abbandonato” in azienda lavorazione carni, titolare condannato per maltrattamenti

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Viterbo – (sil.co.) – Maremmano denutrito e malato nel piazzale di un’azienda di lavorazioni carni, titolare condannato a 3500 euro di ammenda per maltrattamenti agli animali. 


Carabinieri Nas

Carabinieri Nas – foto di repertorio


Era il 26 luglio 2020 quando i carabinieri effettuarono un sopralluogo nel laboratorio della ditta del capoluogo,  assieme ai colleghi del Nas, notando nell’area esterna due cani di razza pastore maremmano, uno dei quali palesemente in sofferenza. Il proprietario delle bestiola, è finito nei guai in seguito al referto della clinica veterinaria dove si è recato il successivo 30 luglio su sollecito della Asl. 

Il processo si è concluso ieri con la condanna davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ha ascoltato uno dei carabinieri intervenuti e anche il dottor Gabriele Costa del servizio veterinario della Asl di Viterbo, che ha illustrato al giudice il referto.

“Il pastore maremmano era infestato di pulci e zecche, aveva l’alopecia, croste, pustole, papule, l’otite bilaterale, ferite da forasacchi alle zampe, difficoltà respiratorie, una grave anemia, parassitosi. Non aveva la leishmaniosi. ma aveva patologie che non essendo state curate si erano cronicizzate”, ha spiegato il testimone.

L’accusa, sottolineando la “totale assenza di cure da parte del padrone”, ha chiesto la condanna a un’ammenda di 4mila euro. Il giudice, riconoscendo le attenuanti, ha condannato il proprietario del cane a 3500 euro di ammenda. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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