Viterbo – (sil.co.) – Lite in famiglia sfocia in operazione antidroga. È successo nel primo pomeriggio del 16 marzo 2021 a Grotte Santo Stefano dove i carabinieri della locale stazione sono intervenuti a casa di una donna che aveva chiesto aiuto perché il compagno la stava picchiando.
Carabinieri
All’arrivo dei militari, sul posto c’erano sia la vittima che il presunto aguzzino il quale, completamente ubriaco, davanti al personale dell’arma, se ne è uscito con la frase: “Invece di chiamare i carabinieri per una lite, perché non gli hai detto che in camera da letto coltivi marijuana?”.
Spaccio e botte a parte, l’uomo ieri si è ritrovato a processo davanti al giudice Jacopo Rocchi per resistenza a pubblico ufficiale perché, dopo avere fatto la spia, si è scagliato contro i militari cercando di impedire loro di portare a termine la perquisizione domiciliare. Motivo per cui, in attesa di rinforzi, la pattuglia è stata costretta ad ammanettarlo e sdraiarlo sul letto, mentre lui inveiva, urlando contro di loro frasi scurrili.
“Mentre ci dirigevamo verso la stanza, è stato lui stesso, passando davanti alla cucina, a consegnarci un sacchetto di marijuana essiccata che stava sul tavolo, per un totale di 54 grammi. Saliti in camera, abbiamo invece trovato il ripostiglio attrezzato come una piccola serra, con dentro 4 vasi con piante alte 30-40 centimetri e altri più piccoli coi semi non ancora germogliati. Poi all’improvviso si è rivoltato contro di noi”, ha spiegato uno degli operanti intervenuti.
L’imputato avrebbe cominciato a scagliarsi contro i carabinieri: “Si metteva davanti, non ci faceva aprire i mobili, eccetera, per cui abbiamo dovuto immobilizzarlo”.
Accusa e difesa hanno chiesto l’assoluzione. Ma il giudice ha deciso diversamente e, ritenendolo colpevole, ha condannato l’imputato a 4 mesi e 15 giorni di reclusione con sospensione della pena.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
