Viterbo – (sil.co.) – I vicini chiamano i carabinieri per una violenta lite in famiglia e lei denuncia il marito che, al culmine di uno dei tanti litigi sfociati in botte e episodi di violenza, tra agosto e settembre 2021, in stato di ubriachezza le avrebbe strappato i vestiti di dosso, l’avrebbe buttata sul letto e l’avrebbe violentata. Martedì l’uomo, a distanza di tre anni, è stato assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”.
Tribunale – Carabinieri
Martedì davanti al collegio del tribunale di Viterbo è emersa un’altra verità. Vittima e imputato, che sono tuttora una coppia nonostante le traversie giudiziarie, si sono presentati insieme in aula, dove il processo, dopo tanti rinvii, sarebbe dovuto finalmente entrare nel vivo con la testimonianza della donna.
La parte offesa ha però ridimensionato in modo talmente credibile l’accaduto da convincere tutti i presenti – dal difensore Stefano Billi alla pm Paola Conti, ai giudici Francesco Oddi, Jacopo Rocchi e Giovanna Camillo – che fosse il caso di chiudere la vicenda senza la necessità di andare ulteriormente avanti con l’istruttoria.
“Non è vero che mio marito mi picchiava sempre e nemmeno che si ubriacava tutte le sere, si limita a bere una birra quando torna a casa dal lavoro. Quella sera avevamo discusso perché la ex moglie voleva cinquemila euro e io non ero d’accordo”, ha spiegato.
“La moglie del mio assistito, all’epoca, non parlava bene l’italiano, per cui probabilmente alcune cose che ha detto sono state equivocate, anche per la giusta prudenza che si deve avere in caso di sospetti maltrattamenti in famiglia, qui anche con l’aggiunta di una presunta violenza sessuale”, spiega la difesa.
I militari intervenuti presso l’abitazione della coppia, in effetti, sono arrivati a emergenza finita, per cui non hanno assistito ai fatti.
“Erano anni che lei voleva spiegare come erano andate le cose, ma si sono susseguiti vari legali e la parte offesa non è stata mai sentita dagli inquirenti, né sono state depositate memorie”, conclude l’avvocato Billi, garantendo che tra i due è subito tornato il sereno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
