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Viterbo – (sil.co.) – Caso Hassan Sharaf, in attesa che riprenda il processo ai due penitenziari accusati di abuso dei mezzi di correzione per lo schiaffo dato al detenuto egiziano 21enne poco prima che si impiccasse in cella di isolamento, la procura generale, come anticipato ieri, ha presentato appello contro l’assoluzione da omicidio colposo dell’ex direttore del carcere di Viterbo, nell’ambito di uno dei vari filoni che si sono aperti in seguito all’inchiesta.
L’avvocato Marco Russo, che difende Pierpaolo D’Andria, ha presentato nel frattempo a sua volta appello contro la condanna del suo assisto per omissione di atti d’ufficio. Accusa da cui furono assolti il comandante della polizia penitenziaria e il capo matricola.
D’Andria, prosciolto dall’accusa di omicidio colposo, è stato condannato a due mesi e venti giorni di reclusione con sospensione della pena per il mancato trasferimento del detenuto, che fu trovato impiccato in una cella d’isolamento del carcere di Mammagialla il 23 luglio 2018 e morto dopo una settimana di agonia all’ospedale di Belcolle.
Era lo scorso 27 marzo, quando il gup Savina Poli, assolvendo D’Andria, rinviò a giudizio per omicidio colposo l’agente responsabile della sezione d’isolamento e la dottoressa di medicina protetta che hanno scelto il rito ordinario, mentre si discuterà a dicembre la posizione a suo tempo stralciata di un altro medico.
“La circostanza piuttosto anomala – sottolinea l’avvocato Marco Russo a proposito dell’appello presentato dalla procura generale – è che, con riferimento al capo di imputazione di omissione di atti di ufficio, per il quale vi è stata la blanda condanna del direttore pro tempore a due mesi di reclusione, non vi sia stata impugnazione da parte della procura generale dell’assoluzione emessa nei confronti del responsabile dell’ufficio matricola e del comandante della polizia penitenziaria imputati in concorso con il direttore nella medesima imputazione”.
Secondo l’avvocato dell’ex direttore del penitenziario: “Coerenza avrebbe imposto il duplice gravame da parte della procura generale che si è invece limitata ad impugnare la sentenza sfavorevole solo limitatamente alla parte che riguardava il direttore con riferimento al diverso capo di imputazione dell’omicidio colposo”.
“Ovviamente – ricorda infine – sul rifiuto di atti di ufficio c’è stato gravame anche della difesa e pertanto davanti alla corte di appello si andrà a discutere sia dell’impugnazione della procura generale che di quella della difesa”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

