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Femminicidio a Civitavecchia: il braccialetto elettronico non basta a salvare Camelia Ion

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Polizia

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Civitavecchia –  Un altro femminicidio. Questa volta è accaduto a Civitavecchia, dove Camelia Ion, una donna di 56 anni, sarebbe stata uccisa dall’ex compagno. Indagato e fermato dopo il femminicidio Lucian Tuduran, 41 anni, anche lui di nazionalità romena.

L’agguato è avvenuto in un edificio nei pressi della stazione ferroviaria, dove la polizia ha trovato il corpo della donna nella notte, intorno alle 2,30. L’autopsia ha confermato che Camelia è stata strangolata, e il suo corpo mostrava segni evidenti di altre lesioni, frutto di una violenta aggressione.

Tuduran era già stato denunciato in passato per stalking nei confronti della vittima, motivo per cui gli era stato imposto il divieto di avvicinamento e l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico. Tuttavia, anche questo strumento di monitoraggio non ha potuto evitare l’ennesimo tragico femminicidio. Al momento del ritrovamento, Camelia non aveva con sé il telefono fornito dalle autorità, che le avrebbe permesso di lanciare l’allarme in caso di pericolo.

Questo caso segue di pochi giorni quello di Celeste Palmieri, uccisa a colpi di pistola dall’ex marito nel parcheggio di un supermercato a San Severo, e di Roua Nabi, assassinata anch’essa dall’uomo che aveva denunciato. Tutte e tre le donne si erano rivolte alla giustizia per proteggersi dai loro aggressori, ma le misure cautelari, inclusi i braccialetti elettronici, non sono riuscite a fermare la furia omicida.

La vicenda di Civitavecchia ha riportato alla ribalta il dibattito sull’efficacia del braccialetto elettronico come strumento di prevenzione. Nonostante l’uso di questa tecnologia abbia recentemente salvato vite, come avvenuto a Napoli, dove un uomo è stato arrestato prima di poter avvicinarsi all’ex moglie, e a Milano, dove un altro aggressore è stato bloccato prima di raggiungere la sua vittima, restano preoccupanti falle nel sistema. Le indagini sul caso di Camelia Ion sono tuttora in corso, sotto la direzione della pm Martina Frattin.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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