Viterbo – Mica stiamo parlando di pizza e fichi, stiamo parlando di una struttura monastica molto importante, con un bellissimo chiostro quattrocentesco, che nei secoli ha sempre fatto da raccordo tra chiesa e convento. Fu Castello dei Papi fino alla costruzione dell’attuale Palazzo dei Papi di piazza San Lorenzo (1265-1268) e sono stati almeno 32 i “Sommi Pontefici” che hanno dimorato all’interno del Castello di San Francesco diventato oggi “zona militare” con divieto assoluto di accesso. Uno spreco. Nonostante le parole spese, in passato da più parti, è ancora di proprietà del Demanio dello stato – ramo difesa esercito, è non è fruibile dalla collettività. In una città che si sta preparando per la sua ambiziosa candidatura a capitale europea della cultura 2033.
Parliamo di un complesso immobiliare composto da decine e decine di vani (oltre settanta), decine di migliaia di metri cubi (circa 25 mila) e migliaia di metri quadrati di superficie (circa 10 mila) coperta e scoperta.
Pochissime persone a Viterbo hanno avuto la fortuna di visitarlo, ad eccezione ovviamente di pochissimi fortunati e degli addetti ai lavori, perché questo importante “bene culturale” è stato occupato, nell’ultimo secolo e mezzo, dall’ex distretto militare al quale è subentrato oggi, al suo posto, in piazza San Francesco 5, il Comando aviazione dell’esercito (Aves) sotto il nome della “Caserma gen. Roberto Bazzichelli”.
Ovviamente con tutto il rispetto e considerazione per l’Aviazione dell’Esercito (Aves), che ha il comando in questo luogo, per l’importante lavoro che svolge, e che oggi, forse, logisticamente parlando, potrebbe essere collocato in spazi liberi più funzionali all’interno delle altre caserme viterbesi (per esempio Strada Tuscanese e Strada Cimina) e non solo.
Stiamo parlando di un’area molto importante che si estende, all’interno del centro storico di Viterbo, lungo tutto il tratto di mura castellane che insiste su piazzale Gramsci e che va da Porta Fiorentina a Via San Bonaventura.
È veramente una cosa assurda mantenere un bene pubblico così importante, che contiene circa settanta posti auto inutilizzati, interdetto alla pubblica fruibilità, mentre tutta la città soffre per la mancanza di spazi culturali, per la mancanza di parcheggi e con i negozi che chiudono.
È ora che il complesso di San Francesco ritorni alla sua parrocchia e al suo Ordine, con la creazione di un importante polo culturale francescano, intermedio tra la città di Assisi e Roma, che generi interesse per gli studiosi e con ricadute positive sulle diverse attività peculiari della città.
Il convento di San Francesco
Questo grande complesso conventuale, attiguo alla basilica di San Francesco in Viterbo, posto sul colle nord-ovest, è importantissimo che sia fruibile dall’intera città e da tutti i visitatori forestieri. Per la sua bellezza, per la sua storia e per tutte le altre iniziative che ci si possono intraprendere. Comprese le attività a favore dei giovani della parrocchia.
È un importante bene culturale, di origini antichissime, essendo stato Castello di Sonza feudo longobardo del ducato di Spoleto nel VIII secolo, poi fortezza col nome di Castello di Sant’Angelo nel 1099, poi agli inizi del 1208 è Castello degli Alemanni con annessa la chiesa romanica di Sant’Angelo in Castello. Verso la fine del 1208, questo luogo, fu scelto come dimora dei papi che, in fuga da Roma, vi trovarono riparo. Il primo papa che ci venne ad abitare fu Innocenzo III.
Da questo momento diventa Castello dei Papi fino alla costruzione dell’attuale palazzo dei Papi (1265-1268). Almeno 32 Sommi Pontefici hanno dimorato all’interno del Castello di San Francesco. Successivamente viene chiamato palazzo di San Francesco sede dell’università degli studi francescana.
In questo luogo è transitata Santa Rosa e vi ha dimorato anche San Bonaventura da Bagnoregio. E non solo. Per questo edificio religioso (nell’altare Botonti) Sebastiano del Piombo, nei primi anni del XVI secolo, concepisce la sua bellissima e tanto ammirata “Pietà”.
All’interno dell’attuale basilica, oltre ai due papi Clemente IV e Adriano V, sono sepolti diversi cardinali e vescovi. L’elenco sarebbe lungo. Ci sono conservate anche le reliquie di Santa Elisabetta.
Un pezzo importantissimo della storia della nostra città che nel 1873, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi, fu incamerato dal demanio dello stato che lo utilizzò come distretto militare. Soltanto successivamente, a seguito di numerose proteste, ai francescani fu concesso di tornare ad officiare all’interno della sola basilica.
Con i bombardamenti anglo americani del 1944, che avevano proprio come obiettivo il distretto militare e le due vicine stazioni ferroviarie, la chiesa di San Francesco ebbe i danni maggiori e fu quasi completamente distrutta insieme ai locali dell’attigua Ditta Garbini.
Il convento di San Francesco
Durante la ricostruzione post bellica fu tentata una riunificazione del complesso conventuale con la riconsegna dei beni ai frati di San Francesco, con promessa di spostamento del distretto militare in altro luogo, ma senza esito positivo per la mancanza di spazio all’interno delle caserme di viterbesi.
Oggi non esistono più scusanti. Gli spazi ci sono e sono tanti.
Questo luogo potrebbe diventare una “Cittadella della cultura e della pace” nel cuore del centro storico. Un struttura multifunzionale a vocazione culturale ma che potrebbe e dovrebbe creare possibilità di iniziative economiche e nuove opportunità di lavoro.
Al suo interno, infine, potrebbero trovare spazio tutti i “tesori” conservati dai francescani viterbesi nella loro biblioteca-archivio (decine di migliaia di rarissimi volumi pregiati e di documenti importantissimi) e nel loro museo d’arte (centinaia di opere d’autore tra le quali spiccano De Chirico, Mastroianni, Cascella e Guttuso).
Per realizzare questa trasformazione serve un’azione politica chiara e anche l’apporto di associazioni di imprenditori, di associazioni culturali, dell’università e di tutte le altre realtà che questa città sa esprimere, quando vuole.
Silvio Cappelli

