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La finanza trova rifiuti “fuorilegge” nel piazzale dell’azienda, imprenditrice a processo

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Guardia di finanza

Guardia di finanza

Viterbo – (sil.co.) – Compra all’asta un capannone industriale per la sua azienda che produce materiali di scarto in ferro e alluminio, finisce a processo.

Nei guai perché nel piazzale della ditta la guardia di finanza, durante un sopralluogo, trova accatastati batterie esauste, sanitari, piccoli elettrodomestici, computer, un frigorifero e anche una canna fumaria.

Era il 2020. A processo davanti al giudice Jacopo Rocchi per reati ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti, la titolare è stata difesa da un ex dipendente e dal figlio, all’epoca dei fatti apprendista fabbro proprio presso l’azienda della madre.

“Quei materiali erano stati sequestrati agli ex proprietari del capannone, che li avevano lasciati sul posto, in un’area che a noi non serviva, per cui erano rimasti lì”, hanno detto entrambi i testimoni citati dal difensore Alessandro Vettori. 

L’ex dipendente ha inoltre spiegato che i pannelli isolanti “erano dei pannelli sandwich di mia proprietà, smontati da un fabbricato del Poggino per la mia azienda agricola di Monterazzano”.

L’azienda “incriminata” ha poi chiuso i battenti nel 2021. Si torna in aula a marzo. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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