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“La visione di Petroselli è attuale, bisogna guardare alle periferie e stare tra la gente”

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Viterbo – “La visione di Petroselli è attuale, bisogna guardare alle periferie e stare tra la gente”. Così il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi nel suo intervento alla cerimonia per i 43 anni dalla morte di Luigi Petroselli. Questa mattina la commemorazione al cimitero San Lazzaro, davanti alla tomba del dirigente del partito comunista.


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli

Viterbo – Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli


“Petroselli viene ricordato come il miglior sindaco di Roma – ha sottolineato Panunzi nel suo intervento -. In particolare viene ricordato come il sindaco che frequentava le periferie e questo tema è molto attuale. Petroselli infatti frequentava le periferie negli anni 70 e 80, in un tempo in cui c’era un esodo dei piccoli borghi verso la capitale, verso i capoluoghi di provincia. Anche se i piccoli borghi ancora resistevano”.


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli - Enrico Panunzi e Chiara Frontini

Viterbo – Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli – Enrico Panunzi e Chiara Frontini


“Oggi noi abbiamo due fenomeni: il calo demografico e lo spopolamento dei piccoli borghi. Il problema è che se non interveniamo rischiamo di far finire le comunità. Perché se nei piccoli borghi non ci sono i servizi sparisce tutto. Ed ecco che quindi la visione di Petroselli è quanto mai attuale oggi. Perhé noi abbiamo fatto crescere delle periferie anonime, appaltate alla malavita. Non abbiamo forse capito che spopoliamo delle comunità sane e non abbiamo creato le strutture mentali, sociologiche, culturali, ricreative, sportive per accogliere le persone che invece vanno in strutture che diventano dei dormitori dove c’è il pizzo, la malavita?”, ha aggiunto il vicepresidente del consiglio regionale ricordando una sua visita a Ostia quando, in qualità di presidente della Commissione urbanistica della regione, fu invitato ad andarsene.

Enrico Panunzi ha poi voluto attualizzare quanto fatto dal dirigente del partito comunista. “Petroselli puntava sulle periferie un po’ per un’inclinazione ideologica naturale, per guardare verso gli ultimi, e un po’ perché forse aveva capito che dove si riuniscono le comunità non ci possono essere luoghi anonimi. Ci deve essere il presidio non solo delle forze dell’ordine, ma ci deve essere il presidio delle istituzioni. Una presenza fatta non di cerimonie e visite, ma con degli investimenti da gestire nella legalità”, ha precisato il vicepresidente del consiglio regionale. 


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli

Viterbo – Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli


Per poi concludere: “Non basta fare i post su Facebook, ma è necessario vivere. Stare a contatto con le persone. Bisogna andare sul posto. Noi dobbiamo capire che chi si candida deve essere disponibile perché la gente ti vuole vedere, ti vuole toccare, ti vuole parlare e ascoltare. Ovviamente questo implica sacrificio, spesso accantonando anche la famiglia. Però è una scelta, dobbiamo prendere gli incarichi pubblici non come un’onorificenza ma come come un sacrificio. È un dovere e una fatica, altrimenti faremo in modo che i media possano determinare il consenso politico, soprattutto nei settori più fragili e più deboli”.

Petroselli è ricordato come uno dei sindaci più amati dai romani. Nato nel capoluogo della Tuscia il primo marzo del 1932, cresciuto nel popolare quartiere di Pianoscarano. La sua scomparsa per un malore improvviso il 7 ottobre 1981 a conclusione del suo intervento al Comitato centrale del Pci in via delle Botteghe Oscure. Aveva 49 anni. Pochi giorni prima, il 17 settembre, era stato eletto sindaco di Roma, al suo secondo mandato.


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli

Viterbo – Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli


Alla cerimonia familiari, istituzioni e cittadini. Tra loro anche la sindaca Chiara Frontini, il vicepresidente della provincia Pietro Nocchi. Tra i presenti anche l’ex senatore della Repubblica Sergio Pollastrelli, i consiglieri comunali Lina delle Monache e Alvaro Ricci, il consigliere provinciale Maurizio Palozzi, la segretaria della federazione Pd Viterbo Manuela Benedetti, Alessandro Mazzoli dell’assemblea nazionale del Partito democratico, Francesco Boscheri dei Giovani democratici. 

A intervenire alla cerimonia anche Pietro Nocchi, in qualità di vicepresidente della provincia: “Un giorno parlando con un cittadino della capitale, ho capito quanto Petroselli abbia cambiato la vita di tanti ragazzi. Il lutto della sua morte è stato vissuto come la perdita di una persona familiare. Ho così compreso l’affetto per una persona che non amava stare sotto i riflettori, ma amava stare tra la gente. È stato un grande sindaco, un grande uomo politico che ha saputo anche stare accanto alle famiglie. Colgo quindi l’occasione per ringraziare la sua famiglia che ogni anno ci invita a questa cerimonia. Un momento che ci permette di ritrovare un po’ noi stessi”. 


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli - Sergio Pollastrelli

Viterbo – Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli – Sergio Pollastrelli


Petroselli è stato uno dei dirigenti politici più importanti nella storia del Partito comunista e della repubblica italiana. Maturó la sua esperienza politica e amministrativa a Viterbo e nella Tuscia. La sua attività come segretario della Federazione del Pci nel 1962 e tra i banchi sia del consiglio comunale del capoluogo sia del consiglio provinciale.

Assunse poi la guida del Comitato regionale e, successivamente, della Federazione romana del PCI. È stato il primo sindaco comunista della capitale; venne eletto per la prima volta il 27 settembre del 1979, una riconferma ottenuta il 17 settembre del 1981.


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli

Viterbo – Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli


Nel corso della cerimonia anche l’intervento di Francesco Boscheri, segretario provinciale dei Giovani democratici, che ha letto uno scritto di Petroselli, conservato nell’archivio di famiglia.

E proprio sull’archivio della famiglia è intervenuta la sindaca. “La mia proposta alla famiglia è quella di dare la disponibilità della città di Viterbo ad accogliere l’archivio di Luigi Petroselli, o parte di esso. Visto che ricordo che negli anni passati la città di Roma non l’ha accolto in buona parte o nel suo complesso”.


Viterbo - Cerimonia in ricordo di Luigi Petroselli, Francesco Mattioli del circolo Arci Il Cosmonauta di Pianoscarano

Viterbo – Francesco Mattioli 


“Petroselli – ha aggiunto la sindaca – è un uomo della Tuscia che continua ancora oggi a rappresentare un riferimento per tanti giovani e per le nuove generazioni che si avvicinano alla buona politica, quella al servizio delle persone”. 

A prendere la parola anche Francesco Mattioli del circolo Arci Il Cosmonauta di Pianoscarano. Nel suo intervento una proposta per ricordare il dirigente politico, un invito lanciato anche al comune. “Nella casa dove visse Luigi Petroselli volevamo mettere una targa – ha spiegato -, perché tante persone che arrivano nel capoluogo della Tuscia non sanno che Petroselli era di Viterbo e ha vissuto qui a Pianoscarano. Sembra che i proprietari della casa ci abbiano dato il consenso e ora stiamo aspettando il parere della Soprintendenza. Poi se c’è il contributo dell’amministrazione comunale tanto meglio. Altrimenti faremo una colletta”. 

Mattioli si è poi rivolto a Sergio Pollastrelli e ha concluso ricordando un detto di Pianoscarano: “Con Petroselli sindaco di Roma e Pollastrelli senatore, Pianoscarano se fa sempre onore”.

Maurizia Marcoaldi


Il testo dall’archivio di Petroselli, letto da Francesco Boscheri

PETROSELLI RICORDA LA TRAGEDIA DELLE BOMBE DI HIROSHIMA

Ricordare Hiroshima. Ricordare quel giorno.

E’ più che mai attuale. E’ più che mai necessario. Non solo perché il mondo non riesce a dimenticare, perché quei morti non riescono a riposare in pace ed ogni generazione è chiamata ad interrogarsi sul perché e a dare la sua risposta.

In realtà oggi è chiaro quello che allora non fu immediatamente chiaro.

L’odio contro l’aggressione giapponese e la gioia della resa del nazifascismo erano sentimenti vivi. Si aprivano i cuori alla speranza. Il fuoco del fungo di Hiroshima impallidiva di fronte a quello che si presentava come l’ultimo atto della guerra di liberazione dal nazismo e dal fascismo. In effetti cominciava l’era atomica e quello che si presentava come l’ultimo necessario atto di guerra era anche il primo atto del dopoguerra.

Cominciava l’era atomica e cominciava il dopoguerra, sullo sfondo di un confronto tra grandi potenze dominato da un equilibrio che sarebbe stato sempre più un equilibrio del terrore. Fino a quando? E fino a quando questo equilibrio del terrore – fondato sul riarmo sempre più sofisticato e sempre più distruttore di risorse produttive e umane – può reggere senza che si trasformi in una catastrofe per l’intera umanità?

Quanto queste gigantesche macchine militari, che sono anche macchine di potere, non condizionano e non influenzano non solo lo stato delle relazioni internazionali ma anche la qualità dei rapporti tra gli uomini, in definitiva la qualità della società nella quale viviamo?

Queste sono le domande difronte alle quali ci troviamo e difronte alle quali si trovano in particolare le giovani generazioni perché sono, lo si voglia o no, le domande ultime: chi siamo, quale è il senso e la prospettiva della nostra vita, dove va l’umanità? Ecco perché ho ritenuto di dover cogliere anche questa occasione non per esaltare una parte politica ma per interpretare inquietudini, malesseri, aspirazioni che corrispondono a un sentimento più generale il quale trova un fondamento di valore nel fatto che Roma è la capitale della Repubblica nata dalla Resistenza la cui legge fondamentale è la Costituzione.

La questione dei missili in Europa è sempre più e più che mai cruciale. Ci sono diverse proposte di governi, compreso il governo italiano, di partiti, in Italia e in Europa. Come Sindaco di Roma non sono qui per prendere parte per qualcuna di queste proposte, nemmeno per quella che è propria di questa manifestazione. Non ho i titoli per farlo ne è questo lo scopo della mia presenza. Un Comune non fa, in senso formale e sostanziale, politica estera. La politica estera spetta al Parlamento della Repubblica deciderla, al Governo eseguirla, non ho bisogno di ricordare qui un’altra cosa essenziale. Siamo in ogni caso per il pieno rispetto delle scelte sovrane del Parlamento della Repubblica, non siamo in nessun caso per disarmi unilaterali, per il superamento unilaterale delle alleanze politiche e militari sottoscritte le quali, finchè esistono, vanno anch’esse pienamente rispettate. Qui si tratta di un’altra cosa. Qui si tratta di cogliere anche questa occasione per lanciare un allarme, per dare voce a un sentimento generale. Quale? Quello di quanti avvertono che il destino di Roma è legato allo scioglimento di questi nodi politici in Europa e su scala mondiale. E non solo nel senso semplice, semplicemente e terribilmente vero, che solo nella pace possiamo immaginare un destino che sia di civiltà e non di barbarie ma anche in un altro senso che ci obbliga ad andare oltre la invocazione della pace.

Uno dei fatti più rivoluzionari, anzi il fatto più rivoluzionario di questa seconda metà del secolo è l’entrata sulla scena della storia, da protagonisti, di nazioni, popoli, stati, continenti che si sono liberati dal giogo coloniale e neocoloniale ed hanno cominciato ad intraprendere – in un processo contrassegnato da drammatici ed anche tragici contrasti – la via dell’indipendenza e dello sviluppo. Contestualmente al sorgere del problema delle fonti energetiche a al fallimento del mito della equazione fra sviluppo e progresso questo fatto domina oggi – in ogni campo, attraverso ciascuno dei campi politici e militari – la scena mondiale. La crisi delle metropoli sviluppate è una faccia della stessa crisi che significa fame, povertà, miseria per le aree sottosviluppate. Solo se in questa nostra parte del mondo avremo società più giuste, nell’altra parte del mondo ci potrà essere vita e non morte. Perciò solo una pace nella giustizia, una cooperazione internazionale tra nord e sud del mondo la quale attraverso il disarmo progressivo e controllato, attraverso una distribuzione delle risorse e delle ricchezze finalizzata allo sviluppo libero e indipendente di ogni popolo, può far sfuggire l’umanità al dilemma: nuova civiltà o nuova barbarie, nuovi rapporti tra scienza e vita, tra sviluppo e progresso o nuove Hiroshima.

Mi auguro che anche dai contrasti suscitati da questa manifestazione e dalla mia stessa presenza possa prendere più forza l’auspicio che rinnovo: fra tutte le forze democratiche della città di Roma, laiche e cattoliche, si riapra lo spazio, un grande spazio, al confronto e all’iniziativa su questi grandi temi che riguardano il nostro vivere quotidiano e la prospettiva delle nuove generazioni. La città di Roma ha una parola da dire. Una parola che può contare.


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