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“Con l’omicidio brutale di Pasolini si è voluto spegnere una voce di verità in un’Italietta che non lo aveva mai accettato…”

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Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe e che in realtà è una serie di golpe istituitisi a sistema di protezione del potere…”. Pasolini scriveva questo nelle colonne del Corriere della Sera prima di essere ammazzato, dichiarando  di sapere i nomi delle eminenze oscure che ordivano gli anni di piombo dietro il sipario di una finta democrazia. Si vociferava in quel periodo di un capitolo inedito del romanzo Petrolio poi fatto sparire in cui Pasolini rivelava segreti inquietanti sulla morte di Mattei direttore dell’Eni. Se la morte è il “montaggio” della vita come scrisse lo scrittore regista in “Empirismo Eretico”, tale montaggio avvenne nella notte tra il 1 e 2 novembre 75’ all’Idroscalo di Ostia.

Unico imputato dell’assassinio era Pino Pelosi detto “la rana” e l’omicidio fu bollato subito come un sordido atto avvenuto nell’ ambiente dei marchettari. Il cadavere stesso di Pasolini ritrovato la mattina del 2 novembre nello sterrato  tra le baracche  confutava totalmente questa tesi dal momento che “la rana” era troppo esile di corporatura per devastare il corpo dello scrittore con tali lacerazioni ed ecchimosi.  Dacia Maraini denunciò l’esistenza di un complotto e di un commando di picchiatori che usò Pelosi come esca per portare Pier Paolo al buio dell’idroscalo. Pasolini evidentemente sapeva troppo della politica torbida degli anni ’70 in cui strategie della tensione sia di destra che di sinistra  stavano pilotando l’ Italia verso un regime inliberale. La scomparsa delle lucciole portò,  come diceva lo scrittore regista, a  un degrado esistenziale e umano voluto dai vertici del potere trascinando le nuove generazioni in un abominio dell’intelletto e dello spirito nello scenario di una “Nuova Preistoria”.

Con l’omicidio brutale di Pasolini si è voluto spegnere una voce di verità in un’Italietta che non lo aveva mai accettato e offeso anche nel momento della sua morte.

Ricordiamoci, come diceva Alberto Moravia nell’orazione funebre per Pier Paolo Pasolini, che con lui abbiamo perso un poeta e di poeti ne nascono solo due o tre in un secolo oltre che aver perso un saggista e un regista. Ogni società sarebbe stata entusiasta di avere Pasolini tra le sue file nonostante l’Italia fa ancora fatica ad ascoltare le sue parole che a distanza di decenni risultano ancora scomode.    

Emanuel Alison Flamini


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