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Non solo l’arresto di “lady mafia”, nuovi guai in Italia per tre sodali del boss Baris Boyun

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Viterbo – Arrestata a Istanbul “lady mafia”, la moglie del boss Baris Boyun, detenuto nel nostro paese dal 22 maggio, lo scorso 21 ottobre in Italia sono state accolte dal gip Roberto Crepaldi del tribunale di Milano altre tre richieste di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti presunti sodali.

Mafia turca - Il blitz in cui è stata arrestata Ece, la moglie del bosMafia turca - Il blitz in cui è stata arrestata Ece, la moglie del boss Baris Boyun (nel riquadro)

Mafia turca – Il blitz in cui è stata arrestata Ece, la moglie del boss Baris Boyun (nel riquadro)


Uno è un turco 22enne detenuto in Olanda, mentre gli altri due, difesi dall’avvocato Samuele De Santis, sono un albanese 26enne e un 22enne turco, entrambi già detenuti per armi a Mammagialla da maggio, quando furono fermati tra Viterbo e Vetralla a bordo di una Jeep Cherokee con targa svizzera.

Il 22enne turco, in particolare, subito dopo l’arresto di Boyun avrebbe fornito alla moglie Ece, la 31enne arrestata in patria il 14 ottobre, la propria “carta” perché potesse trovare un altro alloggio. Il 26enne albanese, invece, trafficando in armi, cocaina e hashish, avrebbe procurato soldi per i sodali in carcere e per proseguire la lotta armata a fini terroristici del boss di etnia turca.

L’altro 22enne turco invece, attualmente detenuto in una prigione olandese, sarebbe uomo di fiducia di Boyun, entrato in Italia da clandestino, transitando dall’Armenia, a bordo di un tir attraverso la rotta balcanica. Quindi avrebbe fatto entrare lui stesso clandestini in Europa da Croazia e Bosnia grazie alla complicità della criminalità organizzata locale.

Trafficando in droga e armi, avrebbe inoltre fornito supporto logistico al gruppo criminale e “protezione” al boss e alla moglie che all’epoca alloggiavano in b&b sul lago di Garda.

Mafia turca - Il boss Baris Boyun e la moglie Ece

Mafia turca – Il boss Baris Boyun e la moglie Ece


Con le ulteriori tre misure l’inchiesta della procura di Milano, che ha portato in carcere anche un 31enne viterbese, sarebbe prossima alla chiusura, con probabile richiesta di giudizio immediato per gli indagati, 18 dei quali oggetto del blitz scattato all’alba del 22 maggio, quando Boyun fu prelevato assieme alla moglie Ece dalla casa di Bagnaia dove da marzo era ai domiciliari. La donna è poi tornata assieme ai due figli minori in Turchia, dove è in carcere dal 14 ottobre.

I due arrestati ristretti a Mammagialla, sottoposti mercoledì da Viterbo all’interrogatorio di garanzia, in videoconferenza con Milano, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

“Sostanzialmente – spiega il difensore De Santis – l’originaria ordinanza è stata estesa ad altri soggetti da me difesi, che rispondono degli stessi gravissimi reati”.

“La procura di Milano nella persona della dottoressa Albertini titolare dell’inchiesta – prosegue il legale – ha sostanzialmente chiuso le indagini e sembra essere al lavoro per la richiesta di giudizio immediato”.

“Ci stiamo confrontando per delle ipotesi alternative, cercando di evitare i reati ostativi, in quanto siamo convinti di essere estranei al profilo terroristico transazionale della vicenda”, la conclusione di De Santis.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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