Viterbo – “I pellegrini sono una risorsa di empatia”. La delegata alla via Francigena Alessandra Croci ha accolto così a palazzo dei Priori la pedalata lungo la Francigena per la prevenzione del cancro organizzata dalla Fondazione per la Medicina personalizzata insieme a cinque atleti del gruppo ciclistico I Pifonchi di Frassinoro che stanno percorrendo un tour lungo l’Italia centrale.
Viterbo – Pellegrini in bicicletta
Ad accoglierli, assieme a Croci, ci sono anche la sindaca Chiara Frontini e il direttore del dipartimento cure primarie della Asl Viterbo Giuseppe Cimarello in rappresentanza del commissario Egisto Bianconi.
Con loro Paolo Marchetti, oncologo ed endocrinologo riconosciuto a livello internazionale, direttore scientifico Idi-Irccs e presidente della fondazione per la medicina personalizzata.
“Accogliervi – dice Croci rivolgendosi ai ciclisti e a Marchetti – è una grande emozione. Siete qui per portare un messaggio importante. E la presenza del di Marchetti dà ancora più forza alla vostra iniziativa. spero poi che il vostro ricordo di Viterbo sia legato in particolare all’accoglienza speciale che riserviamo a pellegrini speciali. I pellegrini sono una risorsa di empatia”.
“Viterbo e la Tuscia – commenta Marchetti – sono una città e una provincia tra le più attente al percorso della Francigena. Un percorso che è diventato fondamentale per il benessere dei nostri malati. Per una qualità della vita molto più ampia e integrata. E per una medicina sempre più al servizio dei nostri pazienti”.
La pedalata, iniziata lo scorso 27 settembre da Maranello, si concluderà il prossimo 4 ottobre a Roma e punta a promuovere un’azione di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione e del sostegno alla ricerca scientifica in ambito oncologico.
“La via Francigena – sottolinea Frontini – rappresenta un elemento quotidiano nella vita della città, anche come spazio e luogo all’interno del quale sensibilizzare su argomenti importanti”.
“Siamo orgogliosi di avere Marchetti qui con noi – conclude infine Cimarello -. Con la medicina personalizzata si riesce a seguire l’evoluzione del tumore. E ciò significa che possiamo arrivare a livelli di trattamento molto elevati. Cosa impensabile fino a pochi anni fa”.
Daniele Camilli



