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Piomba a casa della suocera come una furia, alla sbarra per atti persecutori contro la cognata

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Carabinieri

Carabinieri – foto di repertorio

Viterbo – (sil.co.) – Piomba a casa della ex suocera convinto di trovare a cena la ex moglie che da tempo si era resa uccel di bosco pur di non incontrarlo, finisce a processo per atti persecutori ai danni della ex cognata.

È successo una sera di fine febbraio del 2021 in un appartamento nell’immediata periferia del capoluogo dove, al posto della ex moglie, l’uomo, imputato di stalking ai danni della ex cognata davanti al giudice Jacopo Rocchi, ha trovato a cena dalla ex suocera la sorella della ex con il compagno.

Non si sarebbe dato pace per la separazione. “Eravamo tutti e tre seduti tranquillamente a tavola, davanti alla televisione accesa, pronti a goderci una serena cena in famiglia in una fredda sera d’inverno. A un certo punto hanno bussato alla porta ed era lui, che si è fiondato dentro casa di mia suocera come una furia, spaventandoci a morte con le sue urla”, ha spiegato il compagno della sorella della ex, sentito mercoledì come testimone.

“Era agitatissimo – ha proseguito – dopo avere fatto irruzione, si è messo seduto e voleva a tutti i costi sapere dove fosse la sorella della mia compagna. Noi non lo sapevamo davvero, perchè era un periodo che lei non voleva vedere non solo lui, ma proprio nessuno”.

La sorella della ex, di fronte alla preoccupante insistenza dell’ex cognato, avrebbe telefonato al padre, dovorziato a sua volta dalla madre, e ai carabinieri.

“Mia figlia stava passando un periodo particolare – ha detto il padre – andava da una psicologa e voleva stare da sola. Aveva paura e dopo la separazione aveva necessità di staccare da tutto e tutti. Si era isolata. Era sparita. Ci siano ritrovati e abbiamo riallacciato i rapporti tre anni fa, proprio dopo quell’irruzione”.

Si torna in aula a febbraio.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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