Soriano nel Cimino – “Tanto prima o poi Salvatore Bramucci se lo sgobbano”. A dirlo ieri in aula, al processo in corte d’assise ai sei imputati di omicidio premeditato per l’uccisione a colpi di pistola del pregiudicato 58enne ucciso la mattina del 7 agosto 2022, un presunto supertestimone della difesa del sicario Tonino Bacci, che ha tirato fuori la banda della Magliana, ma alla prova dell’interrogatorio si è rivelato decisamente inconsistente.
A partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Protagonista di una testimonianza surreale un pluripregiudicato 71enne, che da venti anni vive in un centro del comprensorio del lago di Bolsena, il quale, dopo il delitto, riferì ai carabinieri della compagnia di Tuscania di avere accompagnato un altro pregiudicato, nel frattempo deceduto, a un incontro a Roma tra ex componenti della banda della Magliana, in occasione del quale sarebbe venuto fuori il nome di Bramucci e uno avrebbe detto “tanto prima o poi se lo sgobbano”, ovvero lo uccidono. Punto. Senza alcun riscontro e con il teste che ha ritrattato e confermato a intermittenza le dichiarazioni a suo tempo rilasciate ai carabinieri.
Si preannuncia invece scoppiettante la prossima udienza, fissata per il 18 novembre, che si aprirà con l’ascolto in aula del famoso audio della telefonata di Bramucci alla moglie mentre il killer gli sparava in faccia. “Annamo daje, oh”. Sono le ultime parole dette prima di venire freddato a colpi di pistola da Bramucci, che evidentemente aveva premura, nel corso della chiamata, rimasta senza risposta, mentre la frase restava”fissata” dal registratore dello smartphone. Si riferiva alla moglie che tardava a rispondere? E, se sì, perché l’avrebbe chiamata al telefono quando era a pochi metri da casa, quando gli sarebbe bastato tornare indietro? Oppure si riferiva al sicario che lo stava aspettando armato all’incrocio, come a dire “fermo, che stai facendo”?
La corte aveva accolto lo scorso 7 maggio la richiesta delle difese di ascoltare in aula quella che considerano essere la “fotografia fonica del momento del delitto” , avanzata all’udienza del 29 aprile. Erano le 8,20 dei domenica 7 agosto di due anni fa e Bramucci era a bordo della sua Chevrolet Captiva grigia, diretto a smaltire le eiezioni dei cani del suo allevamento-canile.
Elisabetta Bacchio con Salvatore Bramucci
La giuria popolare presieduta dl giudice Francesco Oddi e dal collega togato Jacopo Rocchi, ha disposto inoltre, sempre per il 18 novembre, di ascoltare sui rapporti intercorsi con la vedova, accusata di essere mandante del delitto, l’allora comandante della stazione di Soriano nel Cimino, tirato in ballo da Sabrina Bacchio come amico e confidente della sorella Elisabetta, con cui la stessa avrebbe pianificato l’omicidio del cognato. Sempre la corte vuole inoltre sentire lo storico avvocato di Salvatore Bramucci, presumibilmente sui rapporti tra la vittima e la moglie, l’eventuale decisione di separarsi, il trasferimento di lui alle Canarie.
Tutti elementi che potrebbero aiutare a chiarire definitivamente il movente del delitto: economico per via del “tesoretto” cui avrebbero ambito i familiari prima che partisse per Tenerife e forse anche un movente legato ai presunti contrasti con la moglie che più volte sarebbe andata a sfogarsi in caserma, con cui, secondo alcuni, al momento dell’omicidio, sarebbe stato separato in casa.
Tornando ai testi della difesa Bacci sentiti ieri in aula, oltre a mister banda della Magliana, ha deposto un 47enne di Soriano nel Cimino che sarebbe stato in lite con Bramucci per un cane preso dal suo allevamento e poi morto per cui la vittima avrebbe preteso un migliaio di euro nonché un gioielliere sessantenne, nominato nella famosa agenda rossa dei presunti crediti usurai esibita dalla vedova ai carabinieri, il quale ha negato di sapere che facesse lo strozzino, di avere mai ricevuto prestiti e di sapere che avesse dei Rolex, “un semplice cliente”.
Più intrigante un 70enne residente a Sant’Eutizio, che ha rivelato l’esistenza di una quinta strada “sgarrupata”, all’altezza dell’incrocio della morte, parrebbe nota a pochi pure tra la gente del posto, che potrebbe essere stata usata dall’assassino/i come via di fuga alternativa.
Come è noto le difese di Tonino Bacci e Lucio La Pietra insistono sulla mancanza di prove che i presunti killer siano mai stati sulla scena del crimine. Il Gps della Smart a noleggio dà l’auto ferma in strada Sanguetta, da dove, secondo l’accusa, il commando armato si sarebbe recato con la Giulietta grigia rubata a Ronciglione sul luogo dell’agguato. Per la difesa, non ci sono le prove.
Silvana Cortignani
Sei imputati di omicidio premeditato in concorso:
– Elisabetta Bacchio: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
– Sabrina Bacchio: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
– Dan Costantin Pomirleanu: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
– Antonio Bacci: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
– Lucio La Pietra: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
– Alessio Pizzuti: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
Parti civili il fratello e la figlia della vittima:
– Mascia Bramucci, 37 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi
– Isolino Bramucci, 62 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

