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Viaggiatrice litiga col capotreno, penitenziario li divide ma lei finisce a processo

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Orte – (sil.co.) – La sera del 15 maggio 2019, all’altezza di Orte, si è scagliata contro il capotreno su un interregionale partito da Roma e diretto ad Ancona. Mal gliene incolse. Nel senso che a distanza di cinque anni la donna è imputata davanti al gip Giovanna Camillo del tribunale di Viterbo, col rischio di beccarsi una condanna penale. Giocoforza. A causa di intoppi nell’iter attuativo, infatti, il giudice ha dovuto rigettare la richiesta dell’imputata di ricorso alla giustizia riparativa. 


Un treno

Un treno


Assente il capotreno, per l’accusa è stato sentito un passeggero intervenuto quando ha sentito le urla, un ispettore della penitenziaria in servizio nel carcere di Pesaro.

“Eravamo all’altezza di Orte, attorno alle 19 di un venerdì pomeriggio, con molti viaggiatori in piedi e una situazione non confortevole – ha spiegato il teste – la donna e il capotreno hanno cominciato a discutere animatamente sul convoglio stracolmo, tra molte lamentele e molto disagio. Mi sono avvicinato e, titolo di viaggio più o meno regolare a parte, la donna urlava al capotreno ‘testa di cazzo, pezzo di merda, figlio di puttana’. Il mi sono messo in mezzo cercando di riportare la calma, poi la signora è scesa a Orte”.

Il difensore Antonio Villani del foro di Roma, sostituito giovedì in udienza dalla collega Maria Sole Giangiacomo, prima che il processo entrasse nel vivo ha provato a giocarsi la carta della giustizia riparativa – decreto legislativo 10 ottobre 2022 numero 150, articolo 129 bis cpp – cui la stessa imputata ha chiesto di potere accedere avviando un programma presso il centro più vicino.

Il giudice Camillo però, nonostante siano trascorsi già due anni, è stata costretta a rigettare la richiesta dell’imputata, per la tardiva istituzione degli interlocutori istituzionali previsti dalla riforma e la mancata approvazione degli elenchi dei formatori esperti e di enti che non siano l’Uepe. 

Il processo va avanti. La prossima volta saranno ascoltati il capotreno e i testimoni della difesa, alcune viaggiatrici che erano sul treno con l’imputata e potranno spiegare cosa abbia scatenato il putiferio che ha inguaiato la passeggera.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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