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“Arsenico, per risolvere il problema servono i contributi dello stato”

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Viterbo – “Arsenico, per risolvere il problema servono i contributi dello stato”. La coordinatrice del comitato Non ce la beviamo Paola Celletti. 

Paola Celletti

Paola Celletti


“Per il risolvere il problema dell’arsenico e della potabilità dell’acqua servono i contributi della stato”. La coordinatrice del comitato Non ce la beviamo Paola Celletti questa mattina al bar XO a Viterbo dove è stata convocata una conferenza stampa per rilanciare una delle problematiche più grandi e gravi del territorio della Tuscia. L’arsenico nell’acqua che dai rubinetti arriva nelle case dei cittadini.

“Abbiamo scritto una lettera – dice Celletti alle autorità territoriali, regionali e nazionali per chiedere un intervento concreto e risolvere il problema dell’arsenico. E per farlo servono contributi della fiscalità generale. Servono i contributi dello stato. E ci stupisce che i sindaci della Tuscia non lo abbiamo ancora fatto”.

Antonella Litta

Antonella Litta


La lettera del comitato, tra gli altri, verrà inviata anche alla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni, alla vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, ai ministri dell’Ambiente e della Salute, al presidente della commissione parlamentare ambiente Mauro Rotelli, al presidente della regione Lazio Francesco Rocca, al consigliere regionale Giulio Zelli, al prefetto Gennaro Capo, al presidente della provincia Alessandro Romoli e a tutti i sindaci della Tuscia.

“Siamo esterrefatti dalla piega che sta prendendo il servizio idrico – aggiunge Celletti -. Sentiamo di aumento di tariffe, progetti di bollette e sportelli digitali, finanziamenti privati. Ma non abbiamo sentito parlare di progetti riguardanti l’emergenza del territorio, ossia l’arsenico e la potabilità dell’acqua”.

Viterbo - conferenza comitato Non ce la beviamo

Viterbo – conferenza comitato Non ce la beviamo


Ad intervenire anche Antonella Litta dell’associazione medici per l’ambiente. “Ci occupiamo di questa situazione dal 2010 – spiega Litta -. Inizialmente il problema addirittura si negava. Adesso siamo finalmente riusciti a far capire che tutta la provincia di Viterbo è in grande sofferenza con tutta una serie di malattie. L’arsenico fa male alla salute. L’arsenico è un cancerogeno. La popolazione della Tuscia ha dato e ha dato troppo in termini di salute”.

Daniele Camilli


La lettera alle istituzioni del Comitato Non Ce la Beviamo

Ci rivolgiamo alle istituzioni in indirizzo per chiedere un intervento urgente al fine di risolvere un’emergenza che investe il nostro territorio: la presenza in alte concentrazioni di arsenico e fluoruri nelle acque ad uso umano del Viterbese.

 Come è noto da tutte le evidenze scientifiche, l’arsenico è un cancerogeno certo di classe 1ª e pertanto l’esposizione cronica a questo elemento, anche a basse concentrazioni, rappresenta un grave rischio sanitario per la popolazione.

 Nella Tuscia, ancora oggi, diversi comuni superano la soglia di concentrazione di arsenico di 10 microgrammi/lt consentita dalla legge e molti altri registrano valori ai limiti  con frequenti sforamenti.

 È evidente che l’installazione degli impianti di dearsenificazione non si è rivelata sufficiente a risolvere il problema.

 Riteniamo quindi che esista una emergenza sanitaria e una violazione del diritto di accesso all’acqua potabile per la popolazione della Tuscia che impone al Governo, alla Regione Lazio e a tutte le Istituzioni competenti un urgente intervento finanziato dalla fiscalità generale.

 Non a caso la Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 7/9/2023, ha condannato l’Italia per il mancato rispetto dei parametri di arsenico e fluoruri nelle acque di diversi Comuni della Tuscia.

 Occorre pertanto intervenire urgentemente mettendo a disposizione contributi pubblici per consentire il ripristino di acqua potabile e sicura per la popolazione.

 Attualmente i cittadini del Viterbese sono gravati da tariffe idriche che comprendono gli alti costi della dearsenificazione dell’acqua e che subiscono ripetuti aumenti.

 Considerato che si tratta di un problema ambientale, questi costi di manutenzione per loro natura non dovrebbero ricadere esclusivamente sugli abitanti del territorio interessato bensì sull’intera fiscalità generale.

 Se poi a ciò aggiungiamo che l’acqua non è di qualità e che, in alcuni casi, non è possibile utilizzarla a scopo umano, come dimostrano le ordinanze di non potabilità vigenti sul territorio, arriviamo al paradosso di caricare i cittadini di costi sproporzionati e non pertinenti, senza che neanche possano beneficiare di un servizio conforme alla legge.

 Ad oggi l’unica risposta al problema economico da parte dell’ATO 1 Viterbo è stata la proposta di privatizzare il 40% delle quote di Talete Spa, la società che gestisce il servizio idrico del Viterbese.

 A nostro parere tale proposta aggraverebbe ulteriormente la situazione dei cittadini, i quali dovrebbero continuare a sostenere gli alti costi dei dearsenificatori e a pagare sicuramente anche gli interessi passivi dei finanziamenti richiesti dalla Società. Senza tener conto che la volontà popolare espressa nel Referendum del 2011 ha decretato la gestione pubblica dell’acqua.

 Le nostre richieste pertanto si sintetizzano in tre punti fondamentali:

 – ripristino di acqua potabile e sicura nel territorio della Tuscia. Questo sottintende che anche laddove si rientri nei parametri di legge, i valori non si devono avvicinare ai limiti consentiti e non si devono più verificare sforamenti, in quanto ciò rende l’acqua non sicura e potenzialmente rischiosa;

 – urgente contributo pubblico per coprire le attuali spese per il funzionamento dei dearsenificatori, eventuale potenziamento degli stessi e intervento strutturale per risolvere definitivamente la questione.

 – capillare e tempestiva informazione alla popolazione sullo stato delle acque e massima trasparenza sui progetti per risolvere la problematica.

 Si richiede inoltre di prendere in esame, ai fini dell’ intervento strutturale, lo studio condotto dall’Università della Tuscia in collaborazione con Enea, Istituto Superiore di Sanità e Arpa Lazio, che ha rilevato sorgenti prive di arsenico o vicine allo zero nelle zone dei Monti Cimini, studio che dovrebbe essere esteso sull’intero territorio provinciale per rilevare ulteriori sorgenti che abbiano requisiti analoghi.

 Considerato che la questione riveste carattere di particolare urgenza, in quanto investe la sfera della salute pubblica, e ritenendo che ogni cittadino abbia il diritto di ricevere acqua potabile, sicura e anche accessibile economicamente, inviamo fiduciosi questa lettera contando su un rapido e sollecito riscontro da parte del Governo, della Regione e delle altre Istituzioni in indirizzo. A disposizione per qualsiasi eventuale richiesta, porgiamo distinti saluti.

Comitato Non Ce la Beviamo


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