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Il boss Baris Boyun, mogli e sodali davanti alla corte di assise di Milano, accolta la richiesta di immediato

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Viterbo – Il boss Baris Boyun, mogli e sodali davanti alla corte di assise, accolta la richiesta di giudizio immediato. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 3 febbraio a Milano. 


Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


Tra i 18 imputati arrestati nel blitz dello scorso 22 maggio anche un 31enne viterbese, Giorgio Meschini, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia. In dieci furono catturati nella Tuscia. In manette nella nostra provincia finirono anche le sue due donne e sei turchi arrestati tra Vetralla, Montefiascone, Tuscania e Nepi. Tra i difensori del foro di Viterbo, figurano anche gli avvocati Angelo Di Silvio, Francesca Bufalini, Samuele De Santis e Amedeo Centrone.

Non a caso davanti alla corte di assise. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di terrorismo internazionale, detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine e traffico internazionale di armi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omicidi, stragi, traffico internazionale di sostanza stupefacente, riciclaggio, falsificazione di documenti di identificazione, ricettazione ed autoriciclaggio.

Martedì 12 novembre il sostituto procuratore Bruna Albertini della direzione antimafia di Milano ha formalizzato al gip Roberto Crepaldi la richiesta di giudizio immediato per i 18 arrestati nel blitz interforze scattato all’alba del 22 maggio, quando è finito in carcere il super sorvegliato turco d’origine curda Baris Bouyn, 40 anni, ai domiciliari dal 21 marzo a Bagnaia, dove era guardato a vista da polizia, carabinieri e guardia di finanza in un’abitazione di via Cardinal G. Francesco de Gambara.


Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun (nella foto davanti alla questura)


Nel frattempo, a distanza di sei mesi dal blitz, non si trova più in Italia, ma è stata arrestata il 14 ottobre a Istanbul la moglie di Baris Boyun. Si tratta di Ece Boyun, 31 anni, finita in manette assieme al marito boss lo scorso 22 maggio a Bagnaia. In patria sarebbe stata riconosciuta dai sodali del boss come “lady mafia”, nel senso che ne avrebbe fatto le veci in sua assenza. 

La moglie del boss quarantenne di etnia curda è stata arrestata nel corso di una maxi operazione del dipartimento di polizia di Instanbul contro la criminalità organizzata che ha portato al fermo di 147 indagati su 166, 48 dei quali già detenuti, accusati a vario titolo di omicidio e tentato omicidio volontario, lesioni personali, furto, rapina, traffico di armi, produzione e traffico di droga, attentato alla pubblica sicurezza, minacce e danni alla proprietà.

Nel corso del blitz sono state sequestrate 40 pistole clandestine, 10 pistole automatiche, 5 fucili da caccia, 3 fucili AK-47, 2 bombe a mano, 2 giubbotti d’acciaio, droga e una grande quantità di valuta estera e lira turca.

Baris Boyun, secondo gli investigatori italiani, poteva contare su due donne entrambe devotissime, la moglie Ece e la compagna Ozge.

Giunto in Italia nel 2022, seguito da una richiesta di estradizione in quanto super ricercato in patria, Boyun dal nostro paese avrebbe coordinato l’intera attività criminale, anche delle cellule sparse su tutto il territorio europeo. “Sto addestrando i miei ragazzi ad azioni da fedayn, attacchi kamikaze”, diceva, intercettato dalla microspia nascosta nel braccialetto elettronico, consapevole di poter contare su un arsenale di armi comuni e da guerra.

Assistito “costantemente e alternativamente” dalla moglie Ece Boyun e dalla compagna Ozge Buyukkaplan, con cui il turco di etnia curda secondo gli inquirenti italiani avrebbe condiviso “il suo credo politico”. L’obiettivo sarebbe stato finanziare con le azioni criminali – traffico di droga e armi – un gruppo “superiore al Pkk” per destabilizzare attraverso disordini la Turchia e fare la rivoluzione.

Devotissime al boss, le due donne, giunte in Italia anche loro un paio di anni fa, avrebbero condiviso con Boyun “ogni programma criminale” e avrebbero “fatto propaganda tra gli associati delle sue esortazioni alla violenza e alla guerra armata”, recandosi anche in Grecia, Svizzera e Georgia, “scortate” dagli sgherri più fidati di Boyun. Tra loro, per tornare alla Tuscia, il 31enne viterbese.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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