Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, la vittima non avrebbe mai maltrattato la moglie, né avrebbe mai tenuto un’agendina rossa con i conteggi dei crediti da riscuotere dell’usura.
Sono stati smontati ieri in aula dall’avvocato del marito e dall’allora comandante della locale stazione dei carabinieri alcuni dei più clamorosi depistaggi della vedova, accusata di essere la mandante dell’omicidio premeditato del pregiudicato 58enne, ucciso a colpi di pistola il 7 agosto 2022 nelle campagne di Soriano nel Cimino. Il legale Giuliano Migliorati e il maresciallo Paolo Lonero sono stati citati come ultimissimi testimoni ex articolo 507, a fine istruttoria, direttamente dal presidente Francesco Oddi, giudice a latere Jacopo Rocchi, per la corte d’assise. La prossima settimana al via la discussione.
Niente di nuovo nemmeno dall’ascolto della famosa frase “annamo daje, oh” registrata dall’app Call recorder mentre la vittima, appena uscita di casa, cercava di chiamare al telefono la moglie, senza riuscirci perché il gestore lo avvisa di non avere più credito. Niente di nuovo, se non la conferma dell’ora dell’omicidio. Erano le 8, 20 minuti e 55 secondi quando il tentativo di chiamata si interrompe bruscamente.
Omicidio Bramucci – Nel riquadro, da sinistra in alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Sei gli imputati a processo davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo. Oltre alla moglie Elisabetta Bacchio, la sorella Sabrina Bacchio e al cognato Dan Costantin Pomireleanu, con cui avrebbe pianificato il delitto, assieme ai presunti sicari Tonino Bacci e Lucio La Pietra e al killer mancato Alessio Pizzuto, sostituito in corsa dal macedone Ismail Memeti, in carcere da Ognissanti, dopo il via libera della cassazione alla misura di custodia cautelare chiesta dal pm Massimiliano Siddi. È lui il settimo uomo, quello che avrebbe guidato una delle due vetture partite da Roma per portare a termine l’agguato mortale, la cui posizione è stata stralciata. Anche per lui si preannuncia il giudizio immediato.
“Bramucci non maltrattava la moglie”, ha spiegato il maresciallo Paolo Lonero, per 23 anni, dal 1999 al 2022, alla guida della stazione di Soriano nel Cimino e ora comandante della stazione di Viterbo. “È vero – ha detto – Elisabetta Bacchio e i genitori sono venuti diverse volte in caserma parlando di tensioni familiari, di screzi con Bramucci, ma nessuna notizia di reato, né maltrattamenti, né illeciti commessi da Bramucci, se non che, secondo la moglie continuava nelle sue condotte illecite, senza alcun riscontro. L’ultima volta è venuta il 22 luglio, per dire che stava partendo per una vacanza al mare e che le era sembrato strano che il marito le avesse detto di portare anche il figlio più piccolo”.
“Bramucci ci disse di Tenerife”. I carabinieri passarono anche a casa di Bramucci, che era ristretto ai domiciliari coi permessi lavorativi e da lì a un mese sarebbe tornato libero. “La moglie ci aveva riferito che temeva che lui se ne andasse, e in effetti il marito ci disse che una volta scontata la pena sarebbe andato a Tenerife”, ha spiegato il comandante Lonero.
Elisabetta Bacchio con Salvatore Bramucci
Relativamente all’agendina rossa, quella consegnata daElisabetta Bacchio ai carabinieri dopo l’omicidio, che avrebbe dovuto dimostrare i circa 50mila euro di crediti che Bramuci avrebbe cercato di riscuotere nei giorni precedenti all’agguato, Lonero l’ha sempre ritenuta un falso e per giunta grossolano. “Conoscevo bene la grafia di Bralucci, l’avevo vista in atti, istanze, documenti, e quella non era la sua grafia. Inoltre lo conoscevo bene e non era tipo da nascondere agendine rosse. Che peraltro, con tutte le perquisizioni che gli abbiamo fatto, sarebbero emerse prima”, ha concluso.
La vittima era come un leone in gabbia. “Bramucci, arrestato a gennaio 2020, dopo un paio di mesi in carcere, a marzo aveva ottenuto i domiciliari, cui era ristretto da oltre due anni, per cui era come un leone in gabbia”, ha spiegato invece lo storico difensore Giuliano Migliorati, che lo ha asistito per une ventina di anni nelle sue vicende legali e giudiziarie. A proposito del rapporto di coppia con la moglie: “Ripeto, era un leone in gabbia, più volte mi ha detto che voleva andarsene una volta tornato in libertà. Ero riuscito a fargli avere un ampliamento dei permessi lavorativi, ma il 20 luglio mi fece presentare una ulteriore istanza, che fu rigettata dal magistrato di sorveglianza, perché al fine pena mancava appena un mese”.
“Mai contattato per la separazione”.“Tutto il giorno in casa da due anni, era nervoso, insofferente con tutti, con la moglie e coi figli, ma non ho percepito vessazioni e simili e non sono mai stato contattato da nessuno dei due per la separazione, a meno che non si siano rivolti ad altri legali. Anzi, Elisabetta conveniva sulla necessità di un periodo di allontanamento”, ha sottolineato infine l’avvocato.
Depistaggio “cocaina”. A fine udienza Pomirleanu, compagno almeno dal 2013 di Sabrina Bacchio, ha rilanciato la versione della donna sulla famosa sera del 28 giugno 2022, quando da Guidonia sono venuti a Soriano nel Cimino alle 11 di notte per prendere il “prosciutto”, che secondo le difese era davvero prosciutto, lasciando della droga per incastrare il marito “cattivo” Bramucci: “Sabrina aveva una busta gialla tipo quelle di Amazon con la cocaina dentro”. Duemila euro di cocaina “comprata tramite Antonio Bacci e Alessio Pizzuti”, “per farlo finire nuovamente in galera”. Quella per cui lSabrina, interrogata dal pm su che fine avesse fatto lo stupefacente, rispose, riferendosi alla sorella: “Se la sarà pippata”.
Silvana Cortignani
Omicidio Bramucci – Moglie e cognata della vittima, Elisabetta e Sabrina Bacchio
Sei imputati di omicidio premeditato in concorso (più uno):
– Elisabetta Bacchio: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
– Sabrina Bacchio: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
– Dan Costantin Pomirleanu: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
– Antonio Bacci: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
– Lucio La Pietra: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
– Alessio Pizzuti: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini
– Ismail Memeti: nato nel 1968, detenuto dal primo novembre 2024, in seguito al via libera della cassazione (posizione stralciata per cui sarà giudicato a parte)
Parti civili il fratello e la figlia della vittima:
– Mascia Bramucci, 37 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi
– Isolino Bramucci, 62 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


