Claudio Amendola
Viterbo – “La mia infanzia è stata tremendamente felice”. Claudio Amendola, attore e regista, ieri sera al teatro San Leonardo di via Cavour a Viterbo. Per presentare il suo libro, Ma non dovevate andà a Londra?, e raccontare se stesso, i suoi primi 30 anni di vita. Intervistato dallo scrittore Alessandro Maurizi.
Viterbo – Claudio Amendola e Alessandro Maurizi
L’occasione, l’evento conclusivo del Festival culturale dell’area etrusco cimina, organizzato dal Sisc, e nello specifico dal presidente della comunità montana Eugenio Stelliferi e da Gaetano Carramusa della Carramusa Group.
Viterbo – Rita Savagnone
L’incipit, un viaggio di formazione, voluto dalla madre Rita Savagnone, probabilmente la più grande doppiatrice italiana, col padre, Ferruccio Amendola, altro grande doppiatore, che alla notizia di quel viaggio gli domanda appunto: Ma non dovevate andà a Londra? Sì, perché, in quell’estate del 1974, con Claudio che aveva 11 anni e con la scuola appena finita, l’idea era passarla in Inghilterra. Ma la madre lo carica in macchina assieme al fratello Federico, e se li porta con sé oltrecortina, alla scoperta del socialismo reale. Jugoslavia, Romania, Bulgaria. Tito, Ceaușescu e Živkov. Un mondo che non c’è più, sepolto sotto le macerie del muro di Berlino.
“Si inseguiva un sogno – spiega Amendola -, un sogno meraviglioso sogno. Un sogno che si è infranto, ma le motivazioni che stavano alla base erano valide allora è sono valide ancora oggi”.
Viterbo – La presentazione del libro di Claudio Amendola
La madre Rita, una militante del partito comunista di Berlinguer, Petroselli e Pajetta. L’anno del referendum sul divorzio, ma anche quello delle bombe di piazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus. Un paio di anni dopo, la prima amministrazione di sinistra a Roma, con lo storico dell’arte, forse il più importante di sempre, Giulio Carlo Argan sindaco della capitale, incarico che alla fine degli anni ’70 avrebbe preso il viterbese Luigi Petroselli. Il Pci però alle elezioni del ’76 non sfonda, non supera la Dc, e lì fu l’inizio della fine. Seguirono poi gli anni del terrorismo e quelli di piombo. La fine del sogno.
Viterbo – Alessia Amendola
“Mamma – dice Amendola – faceva parte di una comunità spinta da ideali e da emozioni che, come la pensi la pensi, oggi non esistono più, ed è grave. E farne parte voleva dire partecipare e difendere un pensiero. Voleva dire essere persone. Quando mia madre mi portò a Botteghe oscure per la vittoria del No al referendum sul divorzio era già una donna divorziata che difendeva con forza il suo diritto. Oggi invece siamo numeri e facciamo fatica ad affrancarci come esseri umani. Oggi, dobbiamo sopravvive… e cerca solo de non magna merda”.
Viterbo – Claudio Amendola, Alessandro Maurizi, Eugenio Stelliferi e Gaetano Carramusa
In sala ci sono anche la madre, il fratello Federico e la figlia Alessia. Tra il pubblico, il vicesindaco Alfonso Antoniozzi e l’assessore alla qualità degli spazi urbani Emanuele Aronne che hanno aperto la serata con un breve saluto. Con loro anche Stelliferi e Carramusa. In platea, i consiglieri comunali Francesca Sanna e Alvaro Ricci, il presidente della fondazione Carivit Luigi Pasqualetti e il presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini.
“La mia infanzia è stata tremendamente felice – sottolinea Amendola -. E le cose belle te le ricordi. Una casa con tanti libri, frequentata da persone bellissime. E queste cose restano. Le senti, ti entrano dentro. E se sei fortunato, tutto questo esce fuori al momento giusto. Tante cose le so, perché le ho viste e respirate”. Il leitmotiv del libro e quello di una vita, raccontata in parte da chi, come Amendola, è nato nel ’63. Troppo piccolo per il ’68 e ancora troppo poco cosciente per i 10 anni che lo seguiranno. Passioni, intensità e lotte che però vivrà lo stesso, grazie all’esempio di sua madre e al clima che respirava in casa, nelle piazze e anche in quel viaggio ad Est. Alla ricerca di un sogno.
Daniele Camilli
Claudio Amendola
Alessandro Maurizi
Claudio Amendola
Emanuele Aronne
Alfonso Antoniozzi
Claudio Amendola e Alessandro Maurizi











