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Coppia di imprenditori vittima degli strozzini durante il lockdown, il ristoratore sarà sentito a aprile

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Viterbo – (sil.co.) – Coppia di imprenditori vittima di una banda di strozzini durante il lockdown, il ristoratore sarà sentito a aprile. Calendarizzate sei udienze per recuperare il tempo perduto, ma c’è da aspettare la prossima primavera. Finora è stata sentita solo la moglie. Ci sono volute due udienze a distanza di oltre un anno l’una dall’altra, il 15 novembre 2022 e il 27 febbraio 2024.


Carabinieri a Vetralla

Carabinieri a Vetralla


Riprenderà ad aprile con l’ascolto del ristoratore il processo col rito ordinario ai quattro presunti componenti di una banda di usurai arrestati dai carabinieri nella primavera del 2021. Il quinto è uscito di scena ricorrendo a un rito alternativo quando fu accolta la richiesta di giudizio immediato del pubblico ministero Michele Adragna. 

Imputati un tatuatore e la moglie, di 45 e 46 anni, un 51enne di Castel Giorgio e un albanese trentunenne residente a Terni. Vittime, un ristoratore e la compagna che all’epoca gestiva una pescheria, parti civili con gli avvocati Giovanni Labate e Enrico Valentini. Gli iniziali cinque imputati, uno dei quali ha patteggiato una pena definitiva di un anno e otto mesi, furono arrestati tre anni fa nel corso di un blitz dei carabinieri, scattato all’alba del 26 aprile 2021. 

Il processo “lampo” in corso col rito ordinario non è mai veramente decollato. Finora è stata sentita solo l’imprenditrice, nel corso di due udienze, la prima il 15 novembre 2022 e la seconda dopo oltre un anno il 27 febbraio 2024.

Questo martedì il nuovo collegio cui è stato assegnato il caso, per recuperare il tempo perduto, ha calendarizzato sei udienze nel 2025, al ritmo di una al mese, da aprile a ottobre, con l’eccezione di agosto per la pausa estiva. Perché si torni ad ascoltare testimoni bisognerà però aspettare per l’appunto la prossima primavera dopo di che, se non ci saranno intoppi, la strada promette di essere tutta in discesa. 

Ad aprile si ripartirà dalla testimonianza del ristoratore. “Hanno minacciato di far finire sulla sedia a rotelle mia figlia”. Lo scorso mese di febbraio lo ricordava lui stesso a Tusciaweb, a distanza di quasi quattro anni dalla crisi post lockdown che gli sconvolse la vita, sottolineando tramite il difensore Labate di non vedere l’ora di raccontare il suo calvario davanti ai giudici del collegio, senza sapere che avrebbe dovuto ancora aspettare più di un anno.

L’avvocato Roberto Massatani difende col figlio Francesco il 51enne di Castel Giorgio, C.C., che avrebbe fatto da mediatore-portavoce tra le vittime e la coppia di imprenditori viterbesi M.B. e M.B., di 46 e 45 anni, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Finotto del foro di Terni. Ha patteggiato il fratello dell’uomo, mentre l’altro imputato è un albanese 31enne residente a Terni, A.L., difeso dall’avvocato Fabio Menichetti del foro di Roma.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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