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“Dedichiamo una via di Viterbo al partigiano Nello Marignoli”

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Viterbo – “Dedichiamo una via di Viterbo al partigiano Nello Marignoli”. Enrico Mezzetti, presidente provinciale dell’Anpi.

Questa mattina, con il presidente della sezione viterbese dell’associazione partigiani, Paolo Henrici, alle 11 Mezzetti sarà al cimitero di San Lazzaro, davanti alla tomba di Marignoli, per una commemorazione e per chiedere ufficialmente al comune di dedicare una strada al partigiani che ha combattuto nella Resistenza jugoslava.


Nello Marignoli

Nello Marignoli


“È una figura che lo merita – sottolinea Mezzetti – per il suo significato storico. Marignoli è l’emblema di tutta una parte di storia della Resistenza e della seconda guerra mondiale che viene tenuta abbastanza in ombra. Ci sono state invece decine di migliaia di soldati italiani nei Balcani che sono entrati nella resistenza jugoslava. Tra loro anche Marignoli. Tant’è vero che c’era persino un battaglione partigiano jugoslavo fatto da italiani, il battaglione Garibaldi, che nel 1947 fu portato anche a Viterbo”.


Viterbo - Enrico Mezzetti

Enrico Mezzetti


“Nello Marignoli – spiega il sito internet dell’Anpi -, figlio di un benzinaio e gommista, è arruolato nella Regia Marina militare il 26 gennaio 1942 e nel maggio dell’anno successivo inviato come radiotelegrafista sul fronte greco-albanese a bordo del dragamine Rovigno, col quale compie cinque missioni. Attraccati al porto di Valona è lui, l’8 settembre, a captare sulle onde corte di Radio Cairo la notizia dell’armistizio che, in un primo momento, i suoi superiori credono solo frutto della propaganda nemica. Il giorno 12 i militari tedeschi salgono sulla nave per reclutare quelli che intendono combattere per il Terzo Reich: uno solo accetta, tutti gli altri marinai sono presi prigionieri. Nello viene internato in Bosnia, a Dubrovnik, Zitomislic e Citluk, dove sopravvive a stento e lavora come vulcanizzatore di pneumatici. Grazie a uno stratagemma e con l’appoggio di infiltrati dell’Esercito popolare di Liberazione della Jugoslavia, riesce a fuggire nell’agosto ’44 ed entra nella Resistenza, dove trova migliaia di alpini della Taurinense e diviene radiotelegrafista nella X Brigata Herzegovaska con la quale prende parte a varie battaglie sui fronti di Dubrovnik, Mostar e Sarajevo. Raggiunge Trieste a maggio del 1945 e a piedi e in autostop torna nella Capitale, da dove rientra a Viterbo col trenino della Roma nord”.

“Per meriti di guerra – prosegue il sito dell’Anpi -, Marignoli ottiene il grado di Maresciallo, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, una Croce di Guerra e la qualifica di Partigiano combattente all’estero, oltre alla Spomen Medalju commemorativa ricevuta da Josip Broz Tito”.

Daniele Camilli


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