Viterbo – La sindaca Chiara Frontini: “Come detto fin dall’inizio ritenevo la vicenda infondata”. Marco Bruzziches: “Non è un provvedimento definitivo e le frasi vergognose verso la mia famiglia restano”.
Torna in consiglio comunale l’inchiesta sulla cena a casa del consigliere Bruzziches, sfociata nel non luogo a procedere per la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini. L’accusa formulata dai pm era minaccia a corpo politico.
Viterbo – Consiglio comunale
È la stessa prima cittadina a informare il consiglio sull’esito dell’udienza preliminare. Innescando un dibattito, non solo con Marco Bruzziches, l’allora consigliere di maggioranza, nella cui casa si era svolto l’incontro dove sono state pronunciate e registrate le frasi poi portate all’attenzione dei magistrati.
“Vi informo dell’esito – ricorda Frontini – dell’udienza preliminare relativa al procedimento che mi ha coinvolta in prima persona. Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.
Ci tenevo a ringraziare i cittadini viterbesi che mi hanno manifestato la loro vicinanza in questa particolare situazione, che come detto fin dall’inizio ritenevo infondata”.
Il ringraziamento ai legali che l’hanno seguita e poi la replica di Bruzziches, che lascia aperta la strada a un eventuale seguito.
“Non si tratta di un provvedimento definitivo – fa notare Bruzziches – essendo ancora suscettibile d’impugnazione. Peraltro, siamo ben lontani dalla conclusione della vicenda, che fa riferimento solo a un capo d’imputazione formulato dalla procura e non dal sottoscritto.
Qualora dai fatti riferiti nella denuncia del 6 dicembre scorso dovessero risultare altre ipotesi di reato si aprirebbe un altro capitolo”.
E comunque, sottolinea Bruzziches, un dato non si potrà essere cancellare: “In ogni caso – conclude Bruzziches – sulle vergognose frasi rivolte a me e alla mia famiglia c’è poco da dubitare, sono registrate e potrebbero aprire un procedimento civile che mi riservo d’intraprendere.
Non è una guerra nei confronti della sindaca, ma la volontà di dimostrare che esiste un modo d’amministrare più rispettoso dei cittadini e attento ai bisogni della città”.
Due interventi che a loro volta innescano altri interventi, in particolare dai banchi dell’opposizione, dopo che Alvaro Ricci (Pd) marca le distanze sulle posizioni tenute in questi mesi riguardo la vicenda.
“Siamo stati garantisti veri – osserva Ricci – come abbiamo espresso solidarietà a Bruzziches dopo avere sentito quelle frasi irripetibili. Ma va dato atto alla sindaca del non luogo a procedere.
In questo lasso di tempo è stato un po’ come Frontini contro il resto del mondo e il Pd è volutamente rimasto in panchina. A capire cosa stesse accadendo e decidere d’entrare in campo, se necessario”.
Quindi ricorda la mozione di sfiducia verso la sindaca, non firmata dal suo gruppo. Perché, a suo modo di vedere, nasceva dall’avviso di garanzia. Anche se nel testo non c’era accenno.
“Siamo stati più rispettosi e garantisti – continua Ricci – anche rispetto alla sindaca quando era all’opposizione e chiedeva dimissioni a destra e a manca, pure a chi stava attraversando momenti complicati della propria vita.
E poi, è po’ strumentale chiedere dimissioni su frasi pronunciate dal marito, anche se lei non si è dissociata in modo netto. Ministri rinviati a giudizio non si dimettono, figuriamoci se la sindaca si deve dimettere per le frasi del marito”.
Andrea Micci (Lega), fra i promotori della mozione, respinge al mittente le accuse di strumentalità. “Della vicenda giudiziaria – ribadisce Micci – non me ne frega niente. Ma non dimentico le frasi pronunciate quella sera, verso i commercianti viterbesi, i dipendenti comunali dal marito della sindaca, che risulta essere lo spin doctor che ha consentito alla maggioranza di vincere le elezioni. Quindi le dichiarazioni hanno un peso e la sindaca non ha mai preso le distanze, mai ha chiesto scusa”.
Di nuovo un ritorno a quando Frontini era all’opposizione e quanto accadde all’ex assessore Claudio Ubertini.
“L’attuale vicesindaco Antoniozzi – ricorda Micci – disse che basta solo il sospetto per rassegnare le dimissioni. All’epoca manco il sospetto c’era. La persona che si accusava era una vittima”.
Se dalla maggioranza, la capogruppo Viterbo 2020 Melania Perazzini dichiara d’avere sempre avuto fiducia nella sindaca e nella magistratura e avere creduto nell’integrità della sindaca, Laura Allegrini (FdI) dall’altra parte dei banchi sposta l’attenzione: “È un problema etico e morale. Ogni nostro comportamento,ogni nostra frase delinea la persona, noi stessi.
Non ho voluto leggere le trascrizioni delle registrazioni, ma se sono vere, sicuramente il giudizio non può essere positivo, anche senza rilevanza giudiziaria. L’idea che in una famiglia si possa colpire l’elemento più debole, o è uno scherzo o è un qualcosa che fa profondamente male. Magari anche a lei, sindaca”.
Allegrini difende poi, la mozione di sfiducia non firmata dal Pd: “Sono stata io a scriverla e sono stata attentissima a non parlare mai e a nemmeno lontanamente evocare in sogno la questione giudiziaria. Le ragioni originano dalle criticità che Viterbo vive e i problemi amministrativi”.
Giuseppe Ferlicca
