Viterbo – “La madre di Luana D’Orazio, Emma Marrazzo, oggi alla mostra Uccisi dal lavoro, non numeri ma persone in corso a Valle Faul”. Luca Paolocci ed Elisa Bianchini dei Cobas.
Luana D’Orazio è la giovane operaia pistoiese rimase uccisa a 22 anni, il 3 maggio 2021, in un incidente nella fabbrica tessile di Montemurlo in cui lavorava, trascinata dentro a un macchinario.
Sempre alle 18, monologhi e brani a cura della compagnia Teatro popolare Peppino Liuzzi, Amara terra mia. Storie di vita e di lavoro.
Luana D’Orazio
Uccisi dal lavoro, non numeri ma persone, una mostra fotografica dedicata ai morti sul lavoro. Volti e persone. Organizzata dalla confederazione Cobas di Viterbo. Al centro civico di Valle Faul, fino al 5 dicembre. Aperta tutti i giorni, dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 19.
“La mostra Non numeri ma persone, curata e ideata dall’associazione nazionale Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro – spiega il responsabile legale dei Cobas Luca Paolocci – evidenzia in pieno quello che succede tutti i giorni sui posti di lavoro. E anche i dati, seppur veri, non mostrano in pieno quello che succede. Possiamo parlare di 4 morti al giorno sui posti di lavoro o nel tentativo di raggiungerli, così come dell’aumento degli infortuni nella Tuscia, ma questo non ci fa cogliere la realtà che viviamo quotidianamente. Una realtà dove le persone muoiono per la mancanza dei dispositivi di sicurezza o per essere impiegati in mansioni diverse rispetto a quelle per cui sono stati assunti. Tuttavia, molto spesso a uccidere sono la precarietà e lo sfruttamento. Dieci ore al giorno di lavoro per 7 giorni a settimana, rischiando davvero troppo”.
“Gli stessi infortuni in itinere – prosegue Paolocci – avvengono perché si esce talmente stanchi dal lavoro, spesso con più turni consecutivi, che soltanto prendere la macchina o attraversare la strada diventa un rischio”.
Viterbo – Luca Paolocci
“Non basta la legge sull’omicidio sul lavoro, sebbene importantissimi – prosegue poi Bianchini dell’esecutivo nazionale Cobas -. La legislazione che già esiste, tra le più complete in assoluto, va fatta applicare. E i soggetti destinati al controllo devono poi ascoltare le segnalazioni dei sindacati e dei singoli lavoratori. Anche anonime. Perché i lavoratori hanno paura ad esporsi. E non lo fanno perché hanno bisogno di quello stipendio. La vera forza però viene dai lavoratori che sanno bene chi è il vero nemico. Non il collega ma il padrone che li costringe a lavorare in condizioni di pericolo e sfruttamento”.
Elisa Bianchini
“La mostra – conclude Bianchini – resterà aperta sul territorio fino al 5 dicembre con personale e formatori che risponderanno a domande e dubbi. Come pure la sede del sindacato è a disposizione per approfondire le tematiche che i lavoratori vorranno porre. Una mostra rivolta innanzitutto ai giovani lavoratori, per insegnargli i rischi sul lavoro. Per dirgli che soltanto organizzati, insieme, possono essere una forza e resistere agli abusi. Sono i lavoratori rendono viva l’azienda e gli permettono di esistere”.
Daniele Camilli
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