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La camicia del martirio del giudice Livatino arriva a Viterbo, per un cammino di legalità e fede…

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Il giudice Rosario Livatino

Il giudice Rosario Livatino


Viterbo – La camicia del martirio di Livatino arriva a Viterbo, per un cammino di legalità e fede.

Don Massimiliano Balsi racconta il significato della peregrinatio a Viterbo della reliquia del beato Rosario Angelo Livatino, rappresentata dalla camicia che indossava il giorno del suo martirio.

Dal 14 al 16 novembre 2024, la diocesi di Viterbo accoglierà la reliquia del beato Rosario Angelo Livatino, il “giudice ragazzino” che con la sua vita e la sua morte ha testimoniato il valore della legalità vissuta come vocazione cristiana.

Una reliquia significativa e toccante, quella della camicia indossata nel giorno in cui fu ucciso dalla mafia, che rappresenta un’occasione di riflessione e preghiera, come spiega don Massimiliano Balsi, vicario episcopale per la cultura, formazione e tradizioni della diocesi, in questa intervista.

La camicia del martirio di Livatino arriva a Viterbo

La camicia del martirio di Livatino arriva a Viterbo


La peregrinatio della camicia del beato Rosario Angelo Livatino, il magistrato siciliano assassinato dalla mafia nel 1990 e beatificato nel 2021, prenderà il via giovedì 14 novembre alle ore 15, nella questura di Viterbo, con il saluto del questore Luigi Silipo, da cui partirà una scorta in direzione di piazza del comune. Alle 16, nella prefettura, si terrà un incontro con il mondo politico locale, aperto dal saluto del vescovo, monsignor Orazio Francesco Piazza, e arricchito dagli interventi del prefetto Gennaro Capo e di Giuseppe Notaristefano, presidente nazionale dell’Aci. Si discuterà su “La testimonianza civile di un laico cristiano”. La giornata si concluderà con la fiaccolata della legalità, “Sempre liberi e indipendenti”, con partenza alle 21 da piazza del Comune e arrivo a piazza San Lorenzo. La fiaccolata sarà introdotta da Lucia Ferrante, alfiere della Repubblica, e conclusa con l’intervento del magistrato Carlo Maria Scipione, prima della venerazione della camicia del beato in cattedrale.

Venerdì 15 novembre, alle 9,30, la reliquia sarà accolta all’Unitus per un incontro con studenti universitari e delle scuole superiori, aperto dal rettore magnifico, Stefano Ubertini, e da monsignor Piazza. A seguire, alle 12, si terrà un incontro con il mondo della giustizia al tribunale, dove il presidente del tribunale, Francesco Oddi, terrà un intervento. Nel pomeriggio, alle 16, presso la sala Alessandro IV, è previsto un convegno su “Giustizia riparativa e misericordia: un cammino di riconciliazione” con interventi del giudice Pierpaolo Manca e di Raffaele Piccirillo, capo gabinetto del ministro della giustizia. La giornata si concluderà con una veglia di preghiera alle 21 presso in duomo, organizzata dalla pastorale familiare e giovanile.

Sabato 16 novembre, alle 9, la reliquia sarà portata nel seminario diocesano per un incontro con gli studenti del seminario e delle case di formazione religiosa. A seguire, la santa messa conclusiva della peregrinatio sarà presieduta dal vescovo mons. Orazio Francesco Piazza.

Don Massimiliano Balsi

Don Massimiliano Balsi


In occasione di questo importante evento, don Balsi spiega il significato della peregrinatio della camicia del beato Livatino e il messaggio che si intende trasmettere alla comunità di Viterbo.

Qual è il significato della peregrinatio della reliquia del beato Rosario Angelo Livatino per la comunità di Viterbo?
“La presenza della reliquia del beato Livatino, rappresentata dalla sua camicia del martirio, è un’opportunità di profonda riflessione e testimonianza. Livatino rappresenta non solo un modello di legalità, ma anche un esempio di fede vissuta con coerenza nel quotidiano, perfino nei momenti di maggiore difficoltà e rischio. Per noi, accoglierlo significa trasmettere il valore della giustizia come percorso di fede, qualcosa che oggi è di grande ispirazione, soprattutto per i giovani”.

Come è stato organizzato questo evento? Quali sono gli ambiti pastorali coinvolti?
“L’evento è frutto di un lavoro corale che ha coinvolto tutti gli ambizioni pastorali della nostra diocesi. Parliamo di cultura, formazione, tradizione, ma anche di famiglia, vita e attenzione alla fragilità delle persone. Ogni ufficio pastorale ha contribuito, creando un percorso che unisce i valori della giustizia e della fede È un’esperienza bella e coinvolgente perché ci ha permesso di unire le forze per un unico obiettivo: far conoscere e vivere l’esempio del beato Livatino”.

La peregrinatio prevede diversi incontri in luoghi simbolici come la questura, la prefettura e il tribunale. Qual è il messaggio per il mondo delle istituzioni?
“Abbiamo scelto di coinvolgere il mondo delle istituzioni per sottolineare che la legalità e la giustizia sono valori condivisi e fondanti per una società. La presenza della reliquia nei luoghi istituzionali – questura, prefettura, tribunale – vuole ricordare che la giustizia è un bene comune, una responsabilità collettiva Livatino ci insegna che un credente, se animato da fede autentica, può essere testimone anche nelle professioni più delicate e rischiose”.

Giovedì sera ci sarà una fiaccolata della legalità. Perché questa scelta è cosa simboleggia?
“La fiaccolata è un momento di unione e raccolta per la comunità. Marciando insieme in silenzio, vogliamo richiamare l’idea di un impegno comune per la legalità e la libertà, valori che Livatino ha incarnato fino al sacrificio della vita. La fiaccolata, con il suo titolo ‘Sempre liberi e indipendenti’, simboleggia il rifiuto di ogni forma di oppressione e illegalità. È un invito a vivere da cristiani e da cittadini liberi, in pace e giustizia”.

Il programma prevede anche un incontro con gli studenti universitari e delle scuole superiori. Quale messaggio volete trasmettere ai giovani?
“Ai giovani vogliamo dire che la fede non è un ostacolo, ma una forza che può sostenere le loro scelte, anche quelle professionali. Livatino ci ha mostrato che è possibile vivere da cristiani senza compromessi, anche nel mondo del lavoro. Il nostro invito ai giovani è di lasciarsi ispirare da lui, di non avere paura di percorrere la strada della legalità e dell’integrità morale”.

Venerdì pomeriggio ci sarà un convegno dedicato al tema della “Giustizia riparativa e misericordia”. Perché la diocesi ha voluto organizzare questo incontro?
“Il convegno è un momento fondamentale della peregrinatio. Parlando di giustizia riparativa, vogliamo riflettere sul valore della misericordia e del perdono come strumenti di riconciliazione. Livatino ci insegna che il cristianesimo non si limita a chiedere giustizia, ma promuove la cura delle ferite attraverso il perdono. Questo è particolarmente importante per chi opera nel sistema della giustizia, perché ci ricorda che ogni essere umano è un’anima da curare, non solo un caso giudiziario”.

Infine, come vede il futuro della diocesi di Viterbo dopo questo evento?
“Spero che questa peregrinatio lasci un segno indelebile nella nostra comunità. Vorrei che ci aiutasse a vivere la fede con maggiore profondità e a costruire una cultura della legalità che si diffonda in tutti i settori della società. Se sapremo seguire l’esempio del beato Livatino, potremo diventare una comunità più giusta, unita e solidale. Ringrazio la prefettura, la questura, l’università, il liceo classico Buratti e tutti gli uffici della curia della diocesi, che stanno collaborando all’evento”.


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