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Litiga per strada con la “figliastra”, alla sbarra per violenza sessuale

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Viterbo – (sil.co.) – Litiga per strada con la “figliastra” che non vuole tornare a casa, alla sbarra per violenza sessuale. L’episodio una notte tra sabato e domenica, mentre la parte offesa stava in giro col fidanzato. Presunta vittima la figlia della compagna, che non avrebbe voluto saperne di tornare a casa della madre. L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe tentato di baciarla e palpeggiarla. 


Aggressione - Foto di repertorio

Aggressione – Foto di repertorio


Era passata da poco l’una della notte tra sabato 14 e domenica 15 dicembre 2019 quando l’imputato avrebbe intercettato la “figliastra” in viale Trieste, cercando di convincerla a tornare a casa della madre, da cui sembra se ne fosse andata per andare a convivere col fidanzato.

La discussione sarebbe in breve degenerata e tra i due ci sarebbero stati dei “contatti”, la cui natura il processo dovrà chiarire.

Sul posto è intervenuta una pattuglia della squadra volante della questura. L’episodio, dall’arrivo degli agenti, è stato ricostruito in aula da un ispettore della questura, che ha trovato in lacrime la parte offesa.

“La giovane era nei pressi di un bar e piangeva, piangeva. Con lei c’era anche il suo convivente. Ci sarebbe stata una discussione col compagno della madre, che voleva tornasse a casa, a vivere con loro. Comunque, nonostante le lacrime copiose, la parte offesa non mostrava segni visibili di violenza, tanto che non sono state necessarie le cure del personale del 118”, ha spiegato l’agente. 

La difesa, secondo cui l’episodio è stato equivocato e le accuse vanno ridimensionate, ha chiesto al testimone se la parte offesa abbia riferito ai poliziotti, nell’immediatezza, di baci o palpeggiamenti da parte dell’imputato.

Ma l’ispettore non ha potuto rispondere sul punto perché – come ha ricordato la pm Paola Conti – le forze dell’ordine non possono riferire al processo ciò che è stato detto loro da testimoni o parti offese, i quali devono fornire personalmente la propria versione, perché così si formano le prove durante il dibattimento. 

Peccato che ieri né la vittima , né l’allora convivente si siano presentati in tribunale, nonostante la regolare citazione, per cui il collegio, per la prossima udienza, ha disposto che la coppia sia scortata al palazzo di giustizia del Riello dai carabinieri, perché testimoniare è un obbligo.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 

 

 


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