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Luigi Aspromonte: “Sono stato licenziato perché mi sono candidato a capofacchino…”

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Viterbo – “Sono stato licenziato perché mi sono candidato a capofacchino”. Luigi Aspromonte, capotrasporto di Dies Natalis, la macchina di Santa Rosa che lo scorso 3 settembre ha attraversato il centro storico di Viterbo, e candidato a capofacchino alle prossime elezioni del Sodalizio previste a febbraio. Una scelta che lo ha visto scontrarsi con l’attuale capofacchino Sandro Rossi che vorrebbe a sua volta riproporre la sua candidatura.

Un licenziamento, di cui Aspromonte dà la sua spiegazione nel corso dell’intervista, annullato pochi minuti dopo che il suo avvocato, Giuseppe Picchiarelli, ha spedito l’impugnativa alla società di cui il capotrasporto di Dies Natalis è dipendente.


Viterbo - Luigi Aspromonte

Viterbo – Luigi Aspromonte


Prima è stato licenziato, poi, qualche minuto dopo che il suo avvocato ha impugnato il licenziamento, quest’ultimo è stato annullato. Cosa è successo?
“Sì, è andata esattamente così. Il 14 novembre ho ricevuto la comunicazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. E il motivo sarebbe la soppressione delle mansioni che rivestivo, vale a dire direttore del punto vendita dell’attività commerciale dove lavoravo, lungo la Cassia nord. Prima del 14 novembre sono stato anche messo forzosamente in ferie. E sono stato messo forzosamente in ferie il giorno dopo l’assemblea del Sodalizio di fine ottobre dove lo scontro tra me e Sandro Rossi è emerso pubblicamente. Contestualmente al mio licenziamento sarebbe stata tuttavia assunta un’altra persona che starebbe svolgendo le mie stesse mansioni”.

Ci spiega meglio il motivo del licenziamento?
“A mio avviso c’è un motivo formale e uno sostanziale. Quello formale, nero su bianco nella lettera di licenziamento. Nella lettera che mi è stata spedita via whatsapp c’è scritto, testuali parole: ‘Con la presente, in merito al rapporto di lavoro che intercorre tra lei e la scrivente azienda, siamo spiacenti di comunicarle il recesso dal rapporto di lavoro ai sensi dell’articolo 3 della legge 604/1966 per i seguenti motivi: soppressione della mansione da lei coperta. Non potendola adibire a nessun’altra mansione, trascorso il periodo di preavviso, il rapporto si intenderà risolto a tutti gli effetti di legge e di contratto dal 30 novembre 2024, ultimo giorno di lavoro. La ringraziamo per il lavoro e per l’impegno profuso durante tutta la sua collaborazione'”. 

E il motivo sostanzialmente invece quale sarebbe?
“Il motivo sostanziale secondo me andrebbe individuato nella mia scelta di candidarmi a capofacchino del trasporto della macchina di Santa Rosa alle prossime elezioni del Sodalizio previste per febbraio”.

Viterbo - Sandro Rossi

Viterbo – Sandro Rossi


Chi l’ha licenziata?
“Anche sul licenziamento a mio parere va fatta una distinzione tra il formale e il sostanziale. Dal 2009 sono stato prima dipendente della Rossi commerciale srl, poi di tutta una serie di società e cooperative che si sono succedute nel corso degli anni. Fino ad arrivare alla Si.ma srl, di cui sono attualmente dipendente. Il punto vendita dove ho lavorato è stato però sempre lo stesso, vale a dire in strada Cassia al Km 86,300. A licenziarmi è stata la Si.ma srl, e questo è l’aspetto formale, ma nel corso degli anni sono stato sempre sottoposto al potere direttivo, gerarchico e disciplinare del capofacchino Sandro Rossi, da suo figlio Andrea Rossi e da sua nipote Federica Rossi. Persone che formalmente non hanno nulla a che fare con la Si.ma srl”.

Come fa a dire che a darle le direttive sarebbero stati Sandro Rossi, Andrea Rossi, anche lui facchino, e Federica Rossi?
“A conferma di questo c’è una chat whatsapp di tutto il personale dipendente della Si.ma, di cui sono amministratori Sandro Rossi e Federica Rossi. Una chat che si chiama Team Far, la vecchia società di cui sono stato dipendente dal 2013 al 2016. Società di cui il legale rappresentante è Andrea Rossi. Una chat su cui a dare le direttive è anche Sandro Rossi che mi scriveva cosa fare, come farlo e quando. Non solo, ma Andrea Rossi stesso mi ha spiegato le ragioni del mio licenziamento. Prima al pranzo dei facchini che c’è stato lo scorso 23 novembre poi questa mattina (ieri ndr) per telefono. Un licenziamento voluto da suo padre Sandro e dettato da una mia ‘mancanza di rispetto’ legata alla mia candidatura a capofacchino, aggiungendo che se avessi evitato di fare questa scelta nessuno mi avrebbe toccato. Un ruolo, quello di capofacchino, che, come ben tutti sanno, Sandro Rossi vorrebbe continuare a rivestire. Non solo, ma Andrea Rossi, nella conversazione che abbiamo avuto al pranzo del Sodalizio, mi ha detto anche che è stato costretto a licenziarmi perché non poteva scegliere tra lui e il padre. Altre persone mi hanno poi detto esplicitamente che dentro il punto vendita dove lavoravo è bene che io non metta più piede”.

Perché al pranzo dei facchini e nella mattinata di oggi (ieri ndr) ha parlato del suo licenziamento con Andrea Rossi e non direttamente con la Si.ma?
“Ho parlato con Andrea Rossi perché, al di là del mio rapporto di lavoro con la Si.ma e tutte le altre società dove sono stato, le direttive le ho sempre ricevute da lui e da suo padre Sandro, così come da Federica Rossi. Nonostante loro non siano formalmente i miei datori di lavoro”. 

L'avvocato Giuseppe Picchiarelli

L’avvocato Giuseppe Picchiarelli


Il licenziamento è stato però annullato.
“Sì, è stato annullato. A distanza di 14 minuti esatti dall’invio dell’impugnativa del licenziamento da parte del mio avvocato. Il mio avvocato ha spedito l’impugnativa alle ore 12,04 di oggi (ieri ndr) e alle ore 12,18 è arrivato l’annullamento. Un paio di ore prima avevo parlato per telefono con Andrea Rossi dicendogli che mi sarei rivolto a un legale”.

Adesso cosa intende fare?
“Io sono una persona rispettosa delle regole. Quindi, appena mi è arrivato il licenziamento mi sono rivolto all’avvocato Giuseppe Picchiarelli che ha impugnato il licenziamento comunicando il tutto non soltanto alla Si.ma, ma anche alla Far”.

Daniele Camilli


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