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Viterbo – Morte di Hassan Sharaf, ammesse le prove del processo per omicidio colposo in concorso a carico dell’agente responsabile della sezione d’isolamento del carcere di Mammagialla Massimo Riccio e della dottoressa di medicina protetta Elena Ninashivili, ieri il giudice Daniela Rispoli, per stringere i tempi, ha calendarizzato per il 2025 ben dieci udienze.
Udienze fiume le prime tre, che occuperanno mattina e pomeriggio. Il processo entrerà nel vivo il prossimo 26 febbraio, quando saranno ascoltati i primi 12 testimoni della lista del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona.
Si proseguirà allo stesso modo, ovvero in aula per l’intera giornata, il 26 marzo e il 28 maggio. Dopo di che le udienze, programmata fino a dicembre dell’anno prossimo, si terranno o la mattina o il pomeriggio.
Tra le prove prodotte dalla procura generale anche i filmati della videosorveglianza interna al carcere “Nicandro Izzo”, che hanno ripreso l’arrivo del 21enne egiziano in cella di isolamento all’ora di pranzo del 23 luglio 2018, lo stato di agitazione successivo al suo ingresso in stanza, la condotta dei due penitenziari presenti in corridoio, i momenti antecedenti la tragedia, la concitazione dei soccorsi, quando il detenuto viene caricato su una barella per essere portato all’ospedale di Belcolle, dove è morto il successivo 30 luglio senza avere mai ripreso coscienza.
Il procuratore Di Bona ha chiesto anche l’acquisizione della documentazione relativa alla relazione disciplinare redatta la primavera precedente nei riguardi del 21enne, per cui era stata applicata il successivo 23 luglio sanzione dell’isolamento, conseguente al ritrovamento nella sua cella, durante una perquisizione, di farmaci proibiti utilizzati dai detenuti a mo’ di stupefacenti.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Fausto Barili. Anche in questo procedimento sono presenti in qualità di responsabili civili il ministero dell’interno e la Asl di Viterbo. Parti civili con gli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano i familiari di Hassan ovvero la mamma, la sorella e il cugino con cui era giunto in Italia a bordo di un barcone. A loro si aggiunge l’associazione Antigone, assistita dall’avvocato Simona Filippi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


