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“Negro del cazzo” e giù botte, ventenne a giudizio per lesioni aggravate dall’odio razziale

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Viterbo - Polizia e 118 al Sacrario

Viterbo – Polizia e 118 al Sacrario

Viterbo – Pestaggio con l’aggravante dell’odio razziale al Sacrario, è stato rinviato a giudizio mercoledì dal gup Fiorella Scarpato il ventenne viterbese unico imputato per cui la procura ha potuto chiedere il rinvio a giudizio tra i quattro componenti del branco che nel pomeriggio del 5 maggio di due anni fa ha picchiato a sangue un quarantenne senegalese, padre di un bambino cui circa un mese prima avevano bucato il pallone con cui stava giocando a Valle Faul.

L’imputato, cui viene contestata l’aggravante dell’odio razziale, è difeso dall’avvocato Luigi Mancini. Il processo si aprirà a marzo davanti al giudice Giacomo Autizi. 

Parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti, la vittima, Khadime Niang, portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dove è stato medicato con una prognosi di trenta giorni, avendo riportato lesioni al volto e la frattura di una costola.

Mentre veniva picchiato dal branco, Khadime Niang, un operaio che lavora da anni a Viterbo, dal carattere mite, benvoluto da tutti, noto in città col soprannome di Bamba, sarebbe stato inoltre insultato con frasi a sfondo razzista, come “figlio di troia” e “negro del cazzo”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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