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Viterbo – (sil.co.) – Al via mercoledì scorso davanti al giudice Giacomo Autizi il processo al “pescatore”.
È il 33enne viterbese arrestato due volte in pochi giorni per avere picchiato la ex e i suoi familiari, il 13 maggio dai carabinieri e il 27 maggio dalla polizia. Il 20 giugno è finito in carcere.
Il 33enne è accusato di maltrattamenti in famiglia, stalking, danneggiamento e altri reati per avere picchiato la ex di 21 anni durante una battuta di pesca notturna sul lungolago di Grotte di Castro lo scorso 13 maggio e per essersi scagliato, il successivo 27 maggio, contro il padre e il fratello della ex, che nel frattempo era tornata a vivere coi familiari, i quali gli avrebbero impedito di vederla.
Il processo entrerà nel vivo a gennaio con l’ascolto delle parti offese. Il difensore Francesca Bufalini, nel frattempo, ha anticipato al giudice Autizi l’intenzione di presentare istanza per la revoca della misura di custodia cautelare, in vigore da cinque mesi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
