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Rapina a mano armata da 11mila euro, i tre banditi hanno teso un agguato alla vittima

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Canino – È stata messa a segno nella tarda serata dello scorso 6 maggio la terza rapina a mano armata a Canino in quattro anni per la quale sono finiti in manette tre magrebini, arrestati anche stavolta dai carabinieri, il 10, 21 e 29 ottobre. 

Sotto shock la vittima, un imprenditore cui, oltre a 11mila euro in contanti, sono stati sottratti dagli spietati banditi  anche una catenina e un orecchino d’oro appartenuti alla madre morta. 

Una rapina a mano armata – di coltello e non di pistola come le due precedenti – che ha fruttato ai tre banditi arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri delle compagnie di Tuscania e Grosseto – un bottino di 11mila euro ai danni del titolare di una rivendita di generi alimentari e di servizi di Money Transfer

La prima, in ordine di tempo, fu la rapina a mano armata da duemila euro del 6 novembre 2020 ai danni della cooperativa agricola “La Doganella”, in località Roggi, per cui sono tuttora sotto processo due pluripregiudicati, un viterbese e un siciliano, identificati a distanza di due anni, nel 2022, grazie alle tracce di Dna lasciate sulla scena del crimine repertate dalla scientifica dei carabinieri. 

A distanza di meno di due settimane, il 28 novembre 2020, è stata la volta della rapina a mano armata da 200mila euro all’ufficio postale di viale Garibaldi, ordita dall’allora direttore con sei complici, uno dei quali tuttora a processo e in attesa della sentenza di primo grado. I quattro pianificatori del colpo, tra cui il direttore, erano in cella già per l’Immacolata. I tre autori materiali sono finiti a Mammagialla il successivo mese di gennaio.

Il terzo colpo nel piccolo centro della Maremma viterbese risale a sei mesi fa. Era la tarda serata di lunedì 6 maggio quando i tre uomini arrestati, tutti di origine magrebina, si sarebbero resi responsabili di una violentissima rapina a mano armata perpetrata ai danni del titolare di una rivendita di generi alimentari e di servizi di Money Transfer. 


Massimiliano Siddi

Il sostituto procuratore Massimiliano Siddi


La vittima sarebbe stata avvicinata dai banditi al termine del lavoro, mentre si stava dirigendo a piedi verso la sua abitazione. Il terzetto lo avrebbe immobilizzato, minacciandolo con un coltello a serramanico e sottraendogli il marsupio contenente la somma contante di 11mila euro, i documenti personali nonché una collanina con ciondolo e un orecchino in oro giallo appartenuti alla defunta madre.

I carabinieri della compagnia di Tuscania hanno attivato un’indagine molto meticolosa, procedendo nell’immediatezza con la visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, la cui analisi ha permesso di rilevare dettagli cruciali sui movimenti dei rapinatori, permettendo di ricostruire la dinamica della rapina. Inoltre, gli investigatori hanno raccolto alcune preziose dichiarazioni che, successivamente, si sono rivelate di fondamentale importanza per la soluzione del caso.

L’operazione ha implicato alcune settimane di intenso lavoro e interessato diverse province. La condivisione delle informazioni e l’interazione tra i diversi reparti dell’arma hanno reso possibile l’elaborazione di un profilo dettagliato dei tre rapinatori.

Il 3 ottobre 2024, l’ufficio gip del tribunale di Viterbo, su richiesta del pm Massimiliano Siddi, titolare del fascicolo aperto dalla procura, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei tre stranieri.

La compagnia carabinieri di Tuscania ha eseguito il provvedimento giudiziario nei confronti dei primi due cittadini stranieri, rispettivamente in data 10 e 21 ottobre 2024, in collaborazione con il personale della compagnia di Grosseto. Il 29 ottobre scorso ha tratto in arresto il terzo soggetto rintracciato nella provincia di Rovigo.

Silvana Cortignani


– Rapinarono titolare di un alimentari portandogli via 11mila euro, tre arresti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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