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“Il sistema idrico attuale non regge e non potrà che peggiorare se non si ricorre alla fiscalità generale”

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Francesco Chiucchiurlotto

Francesco Chiucchiurlotto

Salvatore Genova

Salvatore Genova

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata all’amministratore unico di Talete spa, Salvatore Genova – Egregio ingegner Genova, si dice che gli assenti hanno sempre torto, ma quando si tratta di sindaci una riflessione aggiuntiva andrebbe fatta, se non altro perché l’istituzione comunale che essi rappresentano è la prima e l’ultima istanza per ogni cittadino: la prima perché è la più immediata, l’ultima perché quella residuale dopo averle provate tutte.

Prima della legge Galli del 1996 si parlava con rispetto dell’ “acqua del sindaco”, perché in ogni comune era la prima preoccupazione degli amministratori. Con la riforma si è complicato il sistema istituzionale del sistema idrico integrato, (SII) coinvolgendo i sindaci sia nell’assemblea della Talete, che in quella dell’Ato (una doppia funzione di controllore controllato) e poi la provincia con la sua personalità giuridica, e infine una consulta d’ambito con una segreteria tecnico operativa. Per quale motivo? Semplice, sollevare la finanza dello stato dai costi del servizio, facendoli gravare sulla tariffa; un colpo di genio che ha raddoppiato se non triplicato i costi e le tariffe, migliorando solo in alcuni casi il SII.

Ma eppure non si dice che l’acqua è l’elemento primario, indispensabile, necessario ecc…? Come mai lo stato vi rinuncia? Il filosofo Talete che ne faceva l’elemento originario di tutto, si sta rivoltando nella tomba. Poi qui da noi è giunta l’emergenza arsenico: da un giorno all’altro il tasso UE compatibile si è elevato ed è partita la necessità di filtri, additivi chimici, dearsenificatori, un costo nuovo ed enorme, che come lei afferma, falsa e massacra ogni bilancio, anche dei comuni che non sono ancora entrati in Talete, e che se vi entreranno non faranno che aggravare la situazione.

La soluzione è nella buona politica: intanto a circa trent’anni dalla legge Galli e dalle sue revisioni, è opportuno, anzi urgente, trarre un bilancio sui risultati raggiunti sia a livello nazionale che regionale. C’è poi da mettere al più presto mano al sistema istituzionale complesso ed inefficace che governa il SII, semplicemente attribuendone alla provincia la competenza come ente intermedio di area vasta in collaborazione e sinergia con i comuni e la regione.

La provincia potrebbe svolgere il suo compito di programmazione e coordinamento d’area, e di esecuzione delle opere sovra comunali: le reti di adduzione e distribuzione e la depurazione; come del resto fa con l’edilizia scolastica e le strade. L’assemblea dei comuni potrebbe approvare i programmi sia annuali che pluriennali, demandati in via definitiva alla regione, cui spetterebbe il finanziamento delle partite strategiche come quella dell’arsenico, attingendo anche ad un fondo nazionale del SII. Scommettiamo che i sindaci, riappropriandosi per esempio della gestione delle reti, sarebbero di nuovo interessati e presenti all’andamento del SII?

Queste sono naturalmente solo alcune proposte che emersero alcuni decenni fa quando facevo parte, come sindaco, della consulta d’ambito, che andrebbero verificate, calibrate e spinte politicamente.

Quel che è certo, egregio ingegnere, è che il sistema attuale non regge, e se non si torna a far conto sulla fiscalità generale, non potrà che peggiorare, come l’umore e l’interesse dei sindaci, che, lo tenga bene a mente, sono indispensabili e preziosi per il buon esito di ogni istanza di governo del territorio. Vive cordialità.

Francesco Chiucchiurlotto


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