Viterbo – “Centinaia di barriere architettoniche e una città senza regole”. È quanto emerge dal sopralluogo tecnico fatto nell’ambito del progetto Quartieri accessibili coordinato da Maurizio Errigo del dipartimento di pianificazione design e tecnologia dell’architettura dell’università La Sapienza di Roma.
“Una città – sottolinea Errigo – che non si rispecchia in un progetto urbanistico e dove mancano regole e prescrizioni chiare. Una città frammentata dove da anni manca il governo del territorio e che è andata avanti di variante in variante perdendo le regole prescrittive generali. E sarebbe opportuno che l’amministrazione di Chiara Frontini dica quale idea di città ha in mente”.
Viterbo – Il sopralluogo con gli studenti del progetto Quartieri accessibili
Maurizio Errigo è docente di progettazione urbanistica ed è stato professore di urbanism al Politecnico di Delft in Olanda. Fino all’anno scorso è stato inoltre componente della commissione urbanistica comunale.
Del progetto Quartieri accessibili fa parte una rete formata dalla consulta del volontariato del comune, dall’istituto comprensivo Silvio Canevari, dagli istituti superiori Leonardo Da Vinci e Francesco Orioli e da alcune associazioni del terzo settore come l’associazione italiana sclerosi multipla (Aism), l’associazione nazionale genitori soggetti autistici (Angsa) e l’associazione autogestione dei servizi per la solidarietà (Auser). Con loro anche le Acli, l’associazione nonni e nipoti, l’associazione culturale valle dell’Arcionello e fosso Luparo e Eipaa.
“Il sopralluogo – dice Errigo – ha rilevato le barriere architettoniche, fisiche, percettive e sensoriali dei quartieri coinvolti dal progetto, vale a dire Pilastro, via Cattaneo e via Baracca fino alla rotatoria del quartiere di Santa Barbara lungo la Teverina, coinvolgendo oltre 200 persone. Barriere che riguardano sia le persone con disabilità, sia gli anziani, i genitori con i passeggini dei figli, i cittadini in generale”.
Tra chi ha partecipato al sopralluogo ci sono anche 70 studenti della facoltà di Architettura della Sapienza e 40 delle scuole superiori del capoluogo. Una parte del progetto è poi dedicata al mondo delle disabilità nascoste, ad esempio ragazzi e ragazze con spettro autistico.
Viterbo – Maurizio Errigo
I problemi che sono emersi. “Centinaia di barriere architettoniche nel solo tratto analizzato – spiega Errigo -. Barriere dovute soprattutto all’arredo urbano, alle panchine, agli impianti tecnologici, ai cartelloni pubblicitari, agli attraversamenti pedonali non collegati al marciapiedi, all’assenza completa di stalli per motocicli davanti alle scuole che spingono gli studenti a lasciare i motorini sui marciapiedi, motorini che a loro volta diventano vere e proprie barriere. Inoltre, assenza di isole salvagente, fontane e secchi per l’immondizia in mezzo al passo, mancanza di parcheggi, stalli per disabili scolorati o errati. Insomma, decine e decine di barriere lungo tutte le vie”.
Viterbo – Pilastro – Fonte Quartieri accessibili
“Il progetto produrrà già a dicembre – prosegue Errigo – una prima dettagliata analisi delle barriere presenti, avanzando infine al comune una proposta per eliminarle. Spetterà poi all’amministrazione il da farsi”.
Viterbo – Pilastro, di fronte all’Itt – Fonte Quartieri accessibili
Le barriere riscontrate dal progetto riguardano anche parti della recente pista ciclabile. “Una pista – fa notare Errigo – spesso inadeguata e inutilizzata. Una pista che toglie posti auto e presenta tutta una serie di problemi in termini di barriere. Ad esempio, al Pilastro, a pochi passi da un supermercato, che un secchiello per la racconta rifiuti che restringe e finisce direttamente sul percorso. Con il rischio per un ciclista di prenderlo in pieno”.
Viterbo – Via Leonardo da Vinci – Fonte Quartieri accessibili
“In via Leonardo Da Vinci – continua Errigo – ci sono marciapiedi che sono più stretti di 15 centimetri rispetto alla normativa, con arredo urbano e automobili parcheggiate male che contribuiscono a restringerli ancora di più. Ci sono anche stalli per disabili scoloriti e con misure non a norma oppure troppo lontani dagli spazi di uscita dei parcheggi. Così facendo una persona disabile non ha un percorso sicuro per raggiungere il marciapiedi e una volta sceso dalla macchina si trova subito in strada”.
Viterbo – Pilastro – Fonte Quartieri accessibili
In viale Bruno Buozzi ci sono poi veri e propri percorsi a ostacoli con accessibilità critica ai marciapiedi dovuta al posizionamento di alberi, impianti tecnologici e cartelli per la pubblicità. “Marciapiedi che – evidenzia Errigo – dovrebbero essere di due metri di larghezza. Sono invece larghi al massimo un metro e 15 centimetri”.
Tra gli altri problemi segnalati c’è inoltre il semaforo lungo la Tangenziale Ovest “dove – precisa Errigo – l’attraversamento non è a norma, manca un’isola salvagente centrale che consenta di spezzare in due il percorso e l’impianto semaforico non è neanche uniformato ai canoni dell’Universal Design”.
Dalle parti del Pilastro c’è perfino “una rotatoria – va avanti Errigo – con una pendenza lungo parte della circonferenza. Ma qui i lavori devono ancora essere completati”.
Viterbo – Pilastro, verso la Tangenziale – Fonte Quartieri accessibili
In via Alessandro Volta, poi, “la pittura della pista ciclabile è scolorita, a distanza di un anno dalla sua messa a terra, perché forse la pittura è stata fatta con vernice semplice e non resinata come si usa. In più sono assenti gli stalli per i motorini davanti all’istituto tecnico tecnologico Leonardo da Vinci e questa vengono parcheggiati sul marciapiede rappresentando ulteriori barriere per chi passa”.
Sarebbe invece pericolosa la strada che, terminato l’orario scolastico, da via Volta porta gli studenti agli autobus Cotral del Riello. “I ragazzi – racconta Errigo – fanno il percorso su un marciapiede stretto e finiscono con l’invadere la strada. Dopodiché, non attraversano sulle strisce pedonali, ma all’altezza del centro commerciale dove le strisce non ci sono. Con il rischio di essere investiti. Uno studente mi ha perfino detto che passa dall’altra parte della strada ad occhi chiusi, con le auto che inchiodano”.
Sempre dalle parti del Pilastro c’è inoltre il nodo che, all’altezza del semaforo di via del Pilastro, apre verso via Signorelli e il centro storico. “Qui andrebbe rifatto tutto – specifica Errigo -. Dovrebbe essere uno degli ingressi alla città murata e a una parte di Viterbo dove si trovano il quartiere di San Faustino con la fontana medievale e piazza della Rocca. Ma da quel punto lì la cosa non si capisce. E non c’è nessuna indicazione che possa correre in aiuto di un turista”.
Viterbo – Pilastro – Fonte Quartieri accessibili
Più avanti, rispetto al Pilastro, superato piazzale Gramsci, si entra nella Teverina, una delle strade che portano a nord della provincia di Viterbo.
“Lungo la Teverina – aggiunge Errigo – la parte riservata a marciapiedi è risicata. Marciapiedi che si interrompono e riprendono. Con le persone costrette ad attraversare tratti di asfalto messi decisamente male. Una via che sarebbe stata tuttavia ideale per la pista ciclabile. Decisamente meglio rispetto al Pilastro. La pendenza della strada è infatti costante. Non solo, ma la ciclabile avrebbe inoltre servito quartieri molto popolosi come l’Ellera, santa Barbara e santa Lucia. Insomma, un’occasione mancata”.
Viterbo – Teverina – Fonte Quartieri accessibili
Infine via Cattaneo, dall’altra parte della città, l’ultima zona del sopralluogo di fine ottobre del progetto Quartieri accessibili. “Anche qui – rileva Errigo – le barriere e problemi sono diversi. A partire dall’area di fronte agli istituti scolastici Vanni e Canevari che ogni giorno devono affrontare il traffico automobilistico. Una scuola dove, ogni mattina alle 8, tra personale, studenti e genitori, entrano 2500 persone. E non è semplice, tant’è vero che la stessa Polizia locale aiuta lo scuolabus a fare le manovre. Un po’ meglio va alla fine dell’orario scolastico quando i turni di uscita sono 3, alle 13, alle 14 e alle 16.
Viterbo – Via Cattaneo – Fonte Quartieri accessibili
Qual è l’immagine della città che viene fuori dall’esperienza che Errigo ha di Viterbo e da questo primo sopralluogo? “L’immagine che viene fuori – risponde il professore della Sapienza – è quella di una città progettata per parti, con progetti che si sono accumulati senza essere in relazione gli uni con gli altri. Una città che nasce dalle lottizzazioni private e dall’infrastrutturazione stradale. Con marciapiedi e pedonabilità che appaiono soltanto come prodotto residuale. Persino gli spazi pedonali dettati dal codice della strada spesso non rispondono alle necessità reali del territorio. Una città che non si rispecchia in un progetto urbanistico e dove mancano regole e prescrizioni chiare. In sintesi, una città frammentata dove da anni manca il governo del territorio e che è andata avanti di variante in variante perdendo le regole prescrittive generali”.
Viterbo – Pilastro – Fonte Quartieri accessibili
Non sarebbe necessario intervenire anche con un nuovo piano regolatore della città? “Il piano regolatore di Viterbo – commenta Errigo – risale al 1956. L’ultima idea di città è quella. Dopodiché c’è la variante generale del 1979, 45 anni fa. Detto ciò, la città non è ancora pronta per avere un nuovo piano, perché non ci sono le competenze amministrative per reggere un discorso di medio-lungo termine. Un piano regolatore non è una cosa che si fa in poco tempo. A volte ci possono volere anche 20 anni. C’è poi la questione della sensibilizzazione della comunità urbana. Spesso l’interesse pubblico viene dopo tutta una serie di interessi privati e in un contesto del genere il piano rischierebbe di essere uno strumento non condiviso ma calato dall’alto”.
“Va detto però – conclude Errigo – che gli oltre 100 milioni di euro a disposizione della città, tra fondi Pnrr, Giubileo e Fesr necessiterebbero di uno schema strutturale in cui si capisca quale è l’idea di città che l’amministrazione della sindaca Chiara Frontini ha in testa. Perché altrimenti saremmo di fronte a tanti elementi slegati gli uni dagli altri, cose che non dialogano tra loro senza un quadro generale. Le ennesime varianti parziali, come abbiamo sempre visto negli ultimi decenni”.
Daniele Camilli
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