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Alla scoperta della famiglia Costaguti, banchieri del papa e marchesi di Sipicciano

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Roccalvecce - Palazzo Costaguti

Roccalvecce – Palazzo Costaguti

Viterbo - Giovangiorgio Costaguti

Viterbo – Giovan Giorgio Afan de Rivera Costaguti

Graffignano – “I Costaguti – Banchieri di Santa Romana Chiesa”, domenica a Sipicciano la presentazione del libro di Claudio Mancini e Diego Afan de Rivera Costaguti. 

L’evento – patrocinato dalla pro loco di Sipicciano e a ingresso libero, è in programma alle ore 17 dell’8 dicembre presso l’aula magna del Palazzo Baronale, alla presenza del sindaco di Graffignano Piero Rossi, del presidente dell’università agraria di Sipicciano Pietro Boscaglia e del marchese Giovan Giorgio Afan de Rivera Costaguti.

I Costaguti, originari di Chiavari, giunsero a Roma alla fine del ‘500 ottenendo in brevissimo tempo la protezione di papa Paolo V Borghese.

In pochi anni accumularono enormi fortune attraverso il Banco Costaguti che avevano aperto nei pressi di piazza Navona, portando la famiglia a finanziare la corte papale e le famiglie nobili più influenti della città eterna.

La loro posizione sociale ed economica determinò in pochissimo tempo l’ascesa di molti membri della famiglia, giungendo a ricoprire prestigiose cariche cittadine. Tra loro si annoverano prelati, tesorieri camerali, presidenti della Zecca, conservatori di Roma, senatori, sino ad avere in Vincenzo (1643) e Giovanni Battista iuniore (1690) due cardinali di Santa Romana Chiesa, quest’ultimo molto vicino al soglio pontificio.

Amanti dell’arte, grandi collezionisti di opere di pittori affermati, finanzieri, i Costaguti trovarono in Prospero, nella prima metà del XVII secolo, un investitore nella Tuscia viterbese dove acquistare tenute, terreni, case soprattutto nella Teverina, a Grotte Santo Stefano, a Magugnano, a Celleno, a Bagnoregio, a Montefiascone, sino all’acquisto dei feudi di Roccalvecce e di Sipicciano, quest’ultimo ambito premio per ottenere da papa Innocenzo X Pamphilj il titolo di marchese di Sipicciano il 1 aprile 1645, per lui e i sui discendenti in perpetuo.

Grazie anche ad alcuni matrimoni con le famiglie viterbesi come i Maidalchini, i Bussi, i Muti Papazzurri, i Vidman, acquistarono un bellissimo palazzo nel quartiere di San Faustino, tutto decorato a graffiti sulle facciate esterne, poi distrutto dai bombardamenti aerei nel 1944.

La loro ambizione portò la famiglia a scegliere il motto: Evehit ad sidera virtus, elevare la virtù mirando alle stelle.

 

 

 


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