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“Bruzziches non era mal visto dalla sindaca Frontini, ma dalla dirigenza…”

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Chiara Frontini e Marco Bruzziches

Chiara Frontini e Marco Bruzziches


Viterbo – Cena dei veleni, in 21 pagine le motivazioni del non luogo a procedere del gup Fiorella Scarpato nei confronti della sindaca Chiara Frontini e del marito Fabio Cavini, 35enne viterbese lei e 48enne originario di Poggibonsi lui.

Le parole di Cavini “consigliere politico de facto” di Frontini, come viene definito nelle carte, per il giudice sono “espressione di un modus operandi che può definirsi macchina del fango… ma penalmente irrilevanti”.

Presunte vittime il consigliere comunale con delega alla valorizzazione del patrimonio comunale Marco Bruzziches e la moglie, a casa dei quali si è svolta la famosa cena “registrata” del 26 settembre 2023. Nonché l’ex presidente del consiglio comunale , avvocato Letizia Chiatti. Parti civili con i legali Stefano Falcioni e Enrico Valentini all’udienza preliminare del 21 novembre, che si è chiusa con il proscioglimento nella formula  più ampia, “perché il fatto non sussiste”. A difendere la coppia sindacale gli avvocati Giovanni Labate, Roberto e Francesco Massatani.


Chiara Frontini con Fabio Cavini

Chiara Frontini con Fabio Cavini


Bruzziches si sarebbe sentito minacciato in primis nel suo ruolo istituzionale dì consigliere delegato alla valorizzazione del patrimonio immobiliare del comune, allo scopo di impedirgli “di stimolare gli uffici competenti – e comunque in seno alla maggioranza politica – iniziative propedeutiche all’ottimizzazione delle risorse inerenti i beni del comune”. Secondo Bruzziches ci sarebbe stato inoltre un altro motivo, di carattere squisitamente politico, ovvero impedirgli ” di ricostituire il gruppo ‘Viterbo cambia’ per non scalfire l’immagine dì compattezza della maggioranza a maggior ragione a seguito delle dimissioni di Letizia Chiatti da presidente del consiglio comunale”.

Che dietro le vicende legate alla delega ci fosse la sindaca, per il giudice dell’udienza preliminare, sarebbe stato un pregiudizio di Bruzziches, che non si sarebbe fidato della Frontini. “In realtà – si legge nelle motivazioni – le modalità operative utilizzate dal consigliere erano mal viste non già dalla sindaca (che invitava il segretario a lasciar correre) bensì dalla dirigenza”.


Viterbo - Udienza preliminare Frontini-Cavini - Da sinistra Letizia Chiatti, l'avvocato Stefano Falcioni, Marco Bruzziches, l'avvocato Enrico Valentini

Viterbo – L’udienza preliminare Frontini-Cavini  del 21 novembre – Da sinistra Letizia Chiatti, l’avvocato Stefano Falcioni, Marco Bruzziches, l’avvocato Enrico Valentini


Riguardo invece alla ricostituzione del gruppo, sarebbe stata la stessa Letizia Chiatti a chiarire l’accaduto:”Dissi di no a Bruzziches, perché di solito, quando prendo decisioni importanti, voglio sempre avere un periodo di riflessione. La Frontini seppe del mio incontro con Bruzziches perché mi accusò di cercare i consiglieri per parlare con loro e io, negando la circostanza, le dissi che avevo parlato solo con Bruzziches perché mi aveva cercato lui”.

“Bruzziches da solo – scrive il gup – non poteva tecnicamente costituire alcun gruppo e non risulta che vi fossero altri soggetti interessati e non potendo la sua uscita dalla maggioranza avere conseguenze cosi gravi da giustificare una grave condotta minatoria che la sindaca e il marito non avevano usato neppure con Chiatti, pur avendo quest’ultima ben altro peso politico”. 

Relativamente a Letizia Chiatti, il gup sottolinea come venga definita “il nemico peggiore e non già il nemico numero uno”, “in ogni caso una affermazione di natura essenzialmente ed esclusivamente politica, ragionevole conseguenza delle dimissioni della persona che era stata accanto a Frontini all’opposizione nella precedente amministrazione”.


Gli avvocati Roberto Massatani e Giovanni Labate

Gli avvocati Roberto Massatani e Giovanni Labate


La cena, come detto, risale al 26 settembre 2023. La denuncia risale al 6 dicembre dell’anno scorso. Risale invece al 25 maggio di quest’anno la richiesta di rinvio a giudizio per minaccia a corpo politico da parte della procura. Il 21 novembre la sentenza di proscioglimento e il 20 dicembre il deposito delle motivazioni. Da segnalare, strada facendo, una richiesta di giudizio immediato rigettata dal gip Rita Cialoni lo scorso 30 aprile. 

Per il gup Scarpato, la coppia Cavini-Frontini, le cui parole ha ritenuto “penalmente irrilevanti”,  la sera della cena, sarebbe stata “animata dall’intento di tenere Bruzziches all’interno della maggioranza”, “certamente un contesto che non era per la veicolazione dì una minaccia”.

“Dall’esame complessivo delle risultanze investigative ciò che sembra emergere è il timore di Bruzziches – si legge nella motivazioni – di poter essere vittima di ritorsioni politiche, timore conseguente alle difficoltà incontrate nella gestione della delega alla tutela del patrimonio immobiliare e, secondo la persona offesa, causate dalla sindaca alla stessa di conseguenza, imputando condotte e attività poste in essere da altre persone che. In realtà, si è accertato essersi mosse in maniera del tutto autonoma rispetto a Frontini”.


Viterbo - Udienza preliminare Frontini-Cavini - L'avvocato Francesco Massatani

Viterbo – Udienza preliminare Frontini-Cavini – L’avvocato Francesco Massatani


“Ho rappresentato più volte la necessità di cominciare ad occuparsi degli inquilini morosi, di gestire meglio il patrimonio di proprietà comunale, di ridurre le spese derivanti dalla locazione, da parte del comune, di immobili privati – ad esempio pensando di acquistarne la proprietà – ma nulla è stato fatto”, si sarebbe lamentato Bruzziches in occasione di un convegno dell’Anci a Ventotene, i primi di settembre ’23, incontrando il segretario generale del comune. 

“Al mio rientro, preparai una raccolta informale delle varie mail da me inviate, talora all’assessore, talora al dirigente, e la portai alla collaboratrice del segretario generale. Con mio stupore il 26 settembre (giorno della cena, ndr), alle ore 16.10, mi fu notificata sulla mail istituzionale una missiva riservata personale, indicante come oggetto il riscontro alla mia segnalazione, nella quale mi si ricordava in modo perentorio i limiti contenutistici della delega a me conferita“.

“Lo stupore di Bruzziches rispetto alla lettera – scrive il gup Scarpato – si giustifica proprio in ragione della interpretazione che la persona offesa dava ai diversi accadimenti, sostanzialmente riconducendoli a subdole manovre della sindaca. In realtà il segretario generale rappresentava che il destinatario dello scritto non fosse titolare di alcun potere decisionale, né della facoltà di confrontarsi con la dirigenza, avendo il ruolo allo stesso delegato natura esclusivamente consultiva, dovendo invece inviare tutte le sue comunicazioni esclusivamente tramite protocollo”.

Sarebbe infatti strettamente previsto che i componenti dell’organo consiliare, nel caso di delega espressa, si limitino ad attività “unicamente ‘istruttoria’ a sola rilevanza interna, con l’unico fine di coadiuvare il sindaco e gli assessori di competenza nello studio di argomenti e problemi specifici, formulando osservazioni e proposte a questi soli destinatari”.


Marco Bruzziches

Marco Bruzziches a palazzo dei Priori


Lo stesso segretario generale, sentito a sommarie informazioni il 21 marzo, ha spiegato che, nell’esercizio della delega al patrimonio, “Bruzziches aveva agito senza dubbio in buona fede, ma con procedure non conformi, a mio avviso, alla normativa legislativa e regolamentare vigente”.

“A titolo di esempio – ha spiegato la teste –  ha eseguito numerosi sopralluoghi senza preventivamente avvisare il dirigente o concordare con esso l’intervento, come ho appreso dal dirigente stesso (…) allegava fotografie scattate sui luoghi, e portava con sé di sua iniziativa anche il personale del comune, cosa che mi preoccupava anche sotto il profilo della sicurezza sul lavoro”.

E ancora: “Il suo comportamento, che, ripeto, era animato da buone intenzioni e in buona fede, ha creato disagio ai dirigenti (la dirigente al patrimonio ha anche bloccato il suo indirizzo di posta elettronica) con cui si relazionava prevalentemente – dirigente al patrimonio e dirigente ai lavori pubblici – e, per tutte queste ragioni, ho ritenuto di scrivere quella lettera”.

“Con la sindaca, in un’occasione, ho parlato di questo modo poco ortodosso del consigliere Bruzziches e lei mi ha invitato a ‘lasciar correre’ – ha proseguito la testimone –  ma io, alla fine, ho ritenuto di scrivergli senza interpellarla, pur inviando la missiva anche a lei per conoscenza”, la conclusione.

Silvana Cortignani


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