Ancona – (sil.co.) – Cocaina e hashish chiamato in codice “cioccolato fondente” al marito in carcere a Mammagialla e altri due chili di “fumo” in casa a Cupramontana; per questo dieci mesi fa furono arrestati moglie e genero. Ma la droga sarebbe stato un business per l’intera famiglia. Il genero, a detta sua, avrebbe nascosto due chili di droga nell’armadio della sua camera da letto su richiesta della suocera per il suocero, un boss palermitano di 54 anni, detenuto nel carcere viterbese di Mammagialla dove avrebbe spacciato agli altri reclusi. Giustificazione che non è bastata al genero per evitare la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione.
Viterbo – Il carcere di Mammagialla nel riquadro un cane antidroga
Imputato Salvatore Paolillo, 31enne napoletano, genero del boss Salvatore Fontana. Fontana, secondo gli investigatori a capo nel 2015 di un grosso giro di droga tra le province di Ancona e Pesaro, stroncato a suo tempo con l’operazione “Damasco”, è detenuto da novembre del 2023 a Mammagialla, dove sta scontando una pena di 8 anni e 21 giorni, dopo una lunga latitanza in Spagna sotto falso nome. Il 3 dicembre è stato raggiunto in carcere da una ulteriore misura di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione antidroga “Vallesina 3”.
Paolillo è finito in manette nelle Marche lo scorso 7 febbraio dopo l’arresto a Viterbo della suocera, di 54 anni, in seguito a una perquisizione domiciliare nella sua abitazione di Cupramontana, in provincia di Ancona, dove sono stati sequestrati 58 grammi di cocaina e 14 panetti di hashish del peso complessivo di un chilo e otto. La suocera era stata sorpresa, lo stesso giorno a Viterbo, con 15 grammi di cocaina e 15 grammi di hashish nascosti nelle parti intime, da uno dei cani antidroga della penitenziaria del “Nicandro Izzo”. La 54enne, che prima di finire in carcere faceva la badante e stava scontando la misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali, è stata condannata con l’abbreviato a anni 3, mesi 6 e giorni 20 di reclusione.
– Coca e hashish al marito in carcere e altri due chili di “fumo” in casa, arrestati moglie e genero
Secondo l’accusa – anche alla luce del sequestro di un libro mastro con la contabilità dello spaccio – il 31enne non sarebbe stato non un semplice “custode”, ma anche lui spacciatore. Il suocero, invece, sarebbe stato pronto a piazzare un carico di hashish a Mammagialla, da dove avrebbe continuato a gestire il traffico della famiglia.
Mammagialla – Droga al boss in carcere e nella casa di famiglia di Ancona
Il processo per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio a carico del 31enne si è concluso il 19 dicembre con la condanna a quattro anni e mezzo da parte del giudice Matteo Di Battista del tribunale di Ancona.
Dai primi di dicembre, nel frattempo, Paolillo è ai domiciliari col braccialetto in seguito a una misura disposta dal gip Carlo Masini di Ancona, su richiesta del pm Paolo Gubinelli, nell’ambito dell’operazione “Vallesina 3”, che ha coinvolto tutta la famiglia. L’operazione – scattata all’alba del 3 dicembre – è sfociata in 6 misure cautelari, 2 ai domiciliari e 4 in carcere per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. tra cui il boss Fontana, raggiunto dall’ordinanza a Mammagialla.
Dal 2023 fino ai primi mesi del 2024, sono 18 gli episodi illeciti rilevati dagli inquirenti, soprattutto grazie alle intercettazioni telefoniche dove i panetti di hashish sarebbero stati chiamati “cioccolata fondente”, mentre la cocaina sarebbe stata etichettata come “la bianca”.
Le difese sono affidate agli avvocati Francesca Petruzzo, Andrea Nobili e Michele Zuccaro.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva

