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Gatti rapiti dal racket, 2 anni al truffatore – Ha spillato 30mila euro alla vittima

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Roma – Mancava all’appello. È la truffa dei gatti rapiti dal racket, con la vittima intercettata dal malvivente attraverso gli appelli su cartelli affissi per strada, siti e social per ritrovare la bestiola smarrita. Se l’è inventata nel 2019 il buttafuori stupratore Daniele Nuomi, poche settimane prima dei delitti commessi nel Viterbese per cui sta scontando 16 anni di carcere. Un ex medico gli avrebbe dato quasi 30mila euro per la gatta Charline mai tornata a casa. Confermata in secondo grado la condanna a due anni. 


Truffa del gatto rapito - Vittima intercettata grazie agli appelli su cartelli, siti e social

Truffa del gatto rapito – Nella foto l’appello che ha permesso all’imputato di intercettare la vittima 


Gatti rapiti dal racket
È l’ultimo capitolo della “saga” dell’ex buttafuori manipolatore giudicato socialmente pericoloso, “dottor Jekyll e mister Hyde”, condannato dal tribunale di Viterbo a 16 anni per lo stupro di una minorenne. In coppia con una minorenne, cinque anni fa, ha fatto credere a un ex medico settantenne e all’anziana madre 95enne di fare l’investigatore per una società specializzata nel ritrovamento di animali domestici, riuscendo a spillargli nel giro di un paio di mesi una somma complessiva di oltre 28mila euro. Somma per il riscatto della micetta Charlina, smarrita nell’agosto 2019 durante un ricovero in ospedale dell’uomo, che a detta del truffatore era stata rapita da una banda specializzata nel racket del sequestro degli animali. Una “banda di sudamericani neri” che avrebbe agito tramite l’ ex badante della madre.

Trentamila euro per “rivedere” Charlina
Protagonista ancora una volta il pluripregiudicato 24enne di Pomezia Daniele Nuomi, che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 16 anni di reclusione per lo stupro di una 17enne viterbese intercettata in una discoteca della provincia e poi agganciata sui social a fine 2019. Poche settimane prima dei fatti viterbesi, Nuomi e un’amica minorenne sarebbero riusciti a farsi ospitare per oltre un mese a casa delle vittime, spillando loro quattrini per quasi 30mila euro e rubandogli anche una collana d’oro bianco e una di perle nonché la somma di 14mila euro in contanti che i malcapitati custodivano nella loro abitazione dei Castelli Romani, dove vivevano con Charlina e altri sei gatti.

Investigatore scova-mici smarriti
Nuomi, presentandosi sotto falso nome, avrebbe intercettato il settantenne grazie ai cartelli affissi in giro con la foto della micia, agli appelli su siti di associazioni di animalisti e su Facebook, in cui prometteva una ricompensa di mille euro a chi gli avesse riportato Charlina. Spacciandosi per investigatore di una ditta specializzata, l’allora 19enne sarebbe riuscito a farsi dare subito 1600 euro per il ritrovamento e il microchip più altri mille euro per un altro fantomatico investigatore incaricato di trovare i “covi” dove veniva tenuta prigioniera la bestiola, quindi altri mille euro da dare ai rapitori col dire che gli avrebbero lasciato la gatta in una gabbietta di notte in giardino.

Supercar a noleggio per “impressionare” i banditi
Rapitori di gatti pericolosissimi, a detta di Nuomi, riuscito in breve a installarsi a casa del settantenne e della madre per un servizio di vigilanza domestica, facendosi dare perfino i soldi per comprarsi una divisa da guardia giurata. Avrebbe quindi convinto l’uomo a noleggiare a suo nome 7400 euro di supercar di grossa cilindrata (Ferrari, Lamborghini e Porsche) per “impressionare” gli uomini del racket, facendogli fare da autista, essendo senza patente. Una volta facendosi aspettare fino alle 5 del mattino mentre lui si divertiva in una discoteca al Testaccio. 

Serpenti, cani e conigli costosi per il “baratto”
Un pozzo senza fondo per le vittime, fatto di continue dazioni di denaro in prospettiva di una restituzione della povera Charlina, mai tornata a casa, compreso l’acquisto di due cuccioli di razza pitbull, di un serpente e di un costoso coniglio da compagnia da “barattare” con la gatta. È andata avanti fino al 18 ottobre 2019, quando il settantenne ha cacciato di casa il 24enne e la minorenne, che se ne sarebbero andati per l’appunto con due collane preziose e 14mila euro in contanti, denunciandoli ai carabinieri per furto e truffa. 

Due anni in primo e secondo grado all’ex buttafuori
Finito a processo per truffa e furto aggravati in concorso davanti al tribunale di Velletri, Nuomi il 30 giugno 2021 è stato condannato a due anni di reclusione e 300 euro di multa in primo grado dal tribunale di Velletri. Pena confermata lo scorso 20 novembre dalla corte di appello di Roma, cui ha fatto ricorso il difensore Luigi Mancini del foro di Viterbo. La ragazza è stata invece deferita alla procura minorile. 

Silvana Cortignani


Luigi Mancini

Il difensore Luigi Mancini


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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