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La moglie di Bramucci: “Non mi servivano i suoi soldi” – Il sicario Bacci: “Dovevo solo beccarlo con l’amante”

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Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci: “non mi servivano i suoi soldi” dice la moglie mentre il presunto sicario Bacci si difende “dovevo solo beccarlo con l’amante”. 


ùTribunale - Dall'alto a sinistra: Massimo Friano, Paolo Auriemma, Francesco Anania, Massimiliano Siddi e Felice Bucalo

Omicidio Bramucci – Inquirenti e investigatori: Massimo Friano, Paolo Auriemma, Francesco Anania, Massimiliano Siddi e Felice Bucalo (dall’alto a sinistra)


Non una difesa univoca ma sei difese diverse per ciascuno degli imputati di omicidio pluriaggravato in concorso, ovvero  moglie, due cognati e tre sicari tra cui quello mancato, in attesa del processo in solitaria al quarto.

Da “mia sorella voleva incastrare Bramucci con la droga per farlo tornare in galera” (Sabrina Bacchio) a “non mi servivano i soldi di mio marito” (Elisabetta Bacchio)”, da “dovevo beccarlo con l’amante per dargli una lezione” (Tonino Bacci) a “non c’ero” (Lucio La Pietra”. da “io desistente” (Alessio Pizzuti) al “mai sentito parlare di eliminare mio cognato” (Dan Costantin Pomirleani”.

Sono riprese e terminate ieri – con l’ennesima udienza fiume mattina-pomeriggio davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo – le arringhe delle difese dei presunti assassini di Bramucci per cui sono stati chiesti quattro ergastoli e due condanne a 18 e 24 anni di reclusione. Quella di Bacci la più “estrosa”, è tornata a tirare fuori un potenziale coinvolgimento, escluso con decisione dalla procura, della figlia della vittima, che è parte del processo come parte civile ed era come sempre presente in aula. 


Costantin Dan Pomirleanu, Sabrina Bacchio e Antonio Bacci,

Costantin Dan Pomirleanu, Sabrina Bacchio e Antonio Bacci


Questo lunedì è toccato agli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore e all’avvocato Antonio Rucco per i presunti sicari Tonino Bacci e Lucio la Pietra e agli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella  per la vedova Elisabetta Bacchio, presunta mandante dell’omicidio del marito, ucciso a colpi di pistola da un commando armato la mattina del 7 agosto 2022 a Soriano nel Cimino.

“La moglie non aveva ragione per far ammazzare il marito”, hanno sostenuto Pella e Filiacci, puntando il dito contro il non-movente economico dei circa 600mila euro tra contanti e orologi preziosi che Bramucci avrebbe voluto investire in un’attività di noleggio moto d’acqua, migrando a Tenerife col “tesoretto” non appena scontata la sua pena.

“Elisabetta Bacchio era proprietaria sia della villa che del canile, che rendeva e rende tuttora 5-6mila euro al mese”, hanno proseguito. Secondo loro, i 30mila euro al dottore, di cui Elisabetta parlava con la sorella Sabrina Bacchio, sarebbero stati utilizzati per pagare un debito di droga del nipote, compito affidato a Bacci perché avrebbe conosciuto i pusher.


Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio

Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio


Tornando alla difesa Bacci, illazioni sulla figlia di Bramucci a parte, a Soriano nel Cimino sarebbe venuto non per uccidere il 58enne a colpi di pistola, ma per “beccare Bramucci con l’amante” e dargli “una lezione”, sapendo che maltrattava la moglie, in virtù dell’ultradecennale amicizia con la sorella Sabrina, fornendo le prove del tradimento a Elisabetta Bacchio che voleva punirlo con una separazione per colpa. 

“Trentamila euro da spartirsi in quattro per un omicidio? Non è credibile, tanto più che Bacci aveva uno stipendio, faceva lavoretti extra e aveva avuto oltre 80mila in risarcimenti vari “, hanno detto Fiore e Costa, facendo notare che i contanti nel gallinaio della sorella li lasciava da sempre, non affidandosi alle banche. Nessuna prova per i legali del presunto capo killer, mente del delitto con le sorelle diaboliche secondo il pm Massimiliano Siddi.

“Sappiamo con certezza soltanto che la mattina del 7 agosto 2022 la Smart è rimasta parcheggiata dalle 7,45 fino alle 8,25 in località Sanguetta, a tre chilometri e mezzo dalla scena del crimine. Ma nulla sappiamo della Giulietta grigia, che i tre ciclisti che hanno dato l’allarme non hanno incrociato. Né sono state cercate tracce biologiche o dattiloscopiche sulla Giulietta, che avrebbe portato  i sicari sul luogo dell’agguato. Né sono stati acquisiti video della sorveglianza dell’area di servizio sulla Flaminia dove la vettura rubata è stata abbandonata”, hanno proseguito.

“Non è stata trovata l’arma del delitto e non è stata chiarita la dinamica, nemmeno se ci fossero impronte di pneumatici sulla strada sterrata. La stessa esistenza del ‘tesoretto’ è ipotetica e la somma di 30mila euro non è congrua”.


Omicidio Bramucci - Lucio La Pietra e Tonino Bacci

Omicidio Bramucci – Lucio La Pietra e Tonino Bacci


“Bacci ha avuto l’incarico di fare giustizia del ‘bubbone purulento’ dei maltrattamenti e beccare Bramucci in flagrante con l’amante, che per forza doveva incontrare tra le 8 e le 10, le due ore di permesso di uscita dai domiciliari. Per questo era andato il 4 agosto e per questo è tornato il 7 agosto. Non per uccidere”, hanno ribadito.

Infine il presunto sicario Lucio La Pietra, che secondo l’accusa avrebbe detto “annassimo a ammazzà” e potrebbe addirittura avere sparato a Bramucci, mentre per la difesa nemmeno c’era, “incensurato fino a 40 anni”, poi con problemi di droga, quando “ha messo a segno una rapina facendosi arrestare e picchiare dal titolare di un supermercato” e “una truffa dello specchietto, per cui è stato imputato di tentata estorsione”.

Tutto tranne un omicida, secondo il legale Rucco, che se l’è anche presa con i giornalisti che lo avrebbero dipinto come un assassino, sottoponendolo a un processo mediatico di cui è stata già scritta la sentenza. Senza tenere conto delle contestazioni della procura e dell’istruttoria del processo non-mediatico davanti alla corte d’assise. 

Sentenza il 20 gennaio.

Silvana Cortignani


Omicidio Bramucci - I sicari diretti a Soriano nel Cimin

Omicidio Bramucci – I sicari diretti a Soriano nel Cimino


Sei imputati di omicidio premeditato in concorso:

– Elisabetta Bacchio: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
– Sabrina Bacchio:
nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
– Dan Costantin Pomirleanu: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
– Antonio Bacci: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
– Lucio La Pietra: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
– Alessio Pizzuti: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini


Parti civili il fratello e la figlia della vittima:

– Mascia Bramucci, 37 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi
– Isolino Bramucci, 62 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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